Il primo full-lenght della band di Melbourne, nata dalle ceneri del progetto solista del Dj Luke Kenny, viene pubblicato nel 2000: si tratta dell'omonimo “The Berzerker”.

Il disco viene prodotto dalla Earache Records, la quale aveva già sotto contratto Luke Kenny ai tempi del progetto solista.

In un primo momento, la label, aveva comunicato che il disco sarebbe stato registrato a Vancouver con l'aiuto di membri di band death metal affermate come Morbid Angel e Brutal Truth.

Per mancanza di fondi, viene registrato a Melbourne con l'aiuto di Sam Bean (chitarra – sec. voce), amico di Luke, un certo Toby si è occupato di alcune parti vocali e due chitarristi della scena death locale hanno registrato ulteriori parti di chitarra.

Le parti di batteria vengono affidate ad una Roland TR-909 programmata con dei campioni distorti dallo stesso Kenny. In occasione dell'uscita di questo primo full, facciamo conoscenza anche del drago meccanico che sarà il tema principale anche degli artwork degli album futuri della band, in versioni sempre differenti.

In questo debut album si rendono ben distinte le influenze elettroniche del Dj Kenny, sin dal primo brano “Reality”.

Addentrandoci in un ascolto un po' più attento, si capisce che l'intento di fondere i pattern industrial/speedcore che escono dalla Roland con un discreto death/grindcore non sempre riesce alla perfezione. Infatti, in alcuni brani come ad esempio “Burnt”, la componente elettronica si percepisce come una sorta di disturbo, quasi fosse una frequenza radio che, in un momento di segnale debole, ci altalena tra due tracce ben distinte non lasciandoci cogliere in pace quel riff che potrebbe interessarci se non fosse così disturbato.

La stessa impressione la si ha in “Massacre” dove però, per fortuna, almeno per il primo minuto la chitarra riesce a dire la sua.

È un peccato, inoltre, trovare brani come “Chronological Order of Putrefaction” e “95” che hanno un mood quasi esclusivamente elettronico, per finire con “Ode to Nash” e renderci conto che quella maledetta frequenza radio ha avuto la meglio anche sull'ultimo accenno di chitarra che era rimasto.

Dispiace sentire un buon potenziale nelle voci e riff discreti perdersi dietro ad una parte elettronica troppo presente ed invadente.

In quel musicalmente lontano 2000, la critica però non fu del mio stesso parere. L'album riscosse un discreto successo così come la band stessa, forse complice la presenza scenica che li vedeva portare maschere orripilanti, che venne paragonata a formazioni del calibro dei Napalm Death. Inutile dire che trovo questo paragone assolutamente fuori luogo.

E' grazie alle buone intenzioni delle voci e dei riff che mi sento di dare a questo lavoro un punteggio che va appena oltre la sufficienza; non che il resto sia da buttare, ma con qualche accorgimento in più soprattutto sul mixaggio l'idea interessante di partenza avrebbe potuto avere uno sviluppo leggermente migliore.

 

Dave Rotterdam

64/100