La dolce liberta', ahhh la dolce liberta'; provate a mettervi in cuffia quest'album, andate sulla cima di una montagna e forse riuscirete ad assaporarlo appieno.


Sesta fatica dei britannici Uriah heep, Sweet Freedom, datato 1973 e' sicuramente l'apice della discografia del gruppo, a mio avviso.


Un album dai suoni potenti, studiati ma che riescono ad essere d'impatto ed in alcuni tratti a far sognare.


Passiamo ora ad esaminare la scaletta che si apre con i travolgenti riff di chitarra di dreamer, traccia puramente hard\heavy sostenuta dai continui acuti di un Byron in formissima, e senza nemmeno accorgerci, tra un assolo e l'altro,  che si apre la colonna sonora da viaggio che byron fa esplodere con la sua voce sostenuta da cori; Stealin',  e qui mi soffermo sull'assolo veramente poderoso e sul lavoro compiuto dalle tastiere che sostengono il suono del pezzo in maniera perfetta, un pezzo da cantare a squarciagola, come la successiva traccia: One day, altro pezzo  liscio e scorrevole, carico di atmosfera come il precedente Stealin'. Ora l'album nei successivi due pezzi, secondo me, tocca il suo massimo, si parte con l'intro di tastiera di sweet freedom, inconfondibile, l'entrata del basso e il suono che cresce e si apre cosi':


As you look around you do you like what you see?


Though it sometimes makes you lonely, do you like being free?


And are you sure you'll be okay without my company?


I just want you to be happy even if it's not with me.


la successiva, devo dirlo, la mia preferita, e' if i had the time canzone dalle tinte magiche e lente con quel ritmo che sembra ripetersi all' infinito senza stancare, magistrale il lavoro alle tastiere di Hensley.


Seven stars altro grande pezzo che scorre piacevole senza poter tener ferma la testa, a questo punto dell'album siamo quasi giunti alla fine e, dopo questa esplosione di suoni, passiamo ad una traccia piu' lenta, la ballata, molto ben riuscita: Circus, che spezza l'ascolto di un album fino ad ora movimentato, per poi congedarsi con il ritmo funebre di Pilgrim che ci trasporta verso la fine di un pezzo di storia, un album senza difetti, eseguito magistralmente e che, per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente di ascoltare!


Jonne Maifredi

95/100