Fa sempre piacere constatare quante bands nostrane, nascano e tentino in ogni modo possibile di trasmettere passioni ed emozioni con la propria arte. Molte di queste sono svanite alla velocità di un respiro, altre resistono e arrancano al meglio ancora oggi, altre ancora lavorano nell’ombra e cercano con fermezza di portare avanti i propri progetti. Progetti come quello dei vicentini A Tear Beyond, nati nel 2008, che dopo un primo album pubblicato nel 2012 (Beyond) arrivano alla seconda pubblicazione del qui presente Maze of Antipodes. Una band, che ama abbinare una decisa componente estetica a quella strettamente musicale. Componente musicale che mescola elettronica, atmosfere gothic (a livello atmosferico/visivo piuttosto che quello musicale) e sonorità derivanti dalla new wave più moderna (o gothic rock, nonostante sia deceduto decenni fa) imbastardite con qualche spruzzata industrial in chiave easy (da citare tra le fonti Marylin Manson oppure qualcosa dei Rammstein più accessibili). 

 

Dopo l’intro sinfonico/elettronica, dall’anima molto teatrale (“Dash into the Maze”) si entra nel vivo dell’album con “Flies and Ravens” che mostra un sound elettronico di base mescolato alla tipica strumentazione rock/metal, quest’ultima intenta a suonare rock gothicheggiante energetico, dalle atmosfere perverse e lascive. La voce risulta pesantemente stereotipata, troppo influenzata dai tipici canoni del genere. Segue la canzone “The Human Zoo” che parte con arpeggi di chitarra mescolati con dolenti note di pianoforte, che lasciano spazio poi a tempi medio/bassi. Il brano poi si assesta sulla stessa linea senza presentare particolari picchi, lasciando un pochino l’amaro in bocca date le ottime premesse iniziali. Le intuizioni di partenza svaniscono troppo presto e vengono riesumate solo sul finale. “Forgiveness” si rivela essere un'altra traccia drammatica con un intro tastieristica, ben accompagnata da vocals tenebrose. Il pezzo ha un atmosfera sinfonica, che si avvicina a certi passaggi di bands come i Tristania. Nuovamente compare anche lo screaming, che però non riesce mai ad integrarsi alla perfezione, risultando un pallido corpo estraneo. Il brano comunque si rivela molto interessante e ben bilanciato tra melodia e cupezza, sicuramente uno dei lavori migliori del cd. Si prosegue con “The Colors of Sky and Earth” che si adagia sulle sonorità tristi ed evocative, già proposte in precedenza, che bene o male, si mantengono per tutto il brano. Campare anche una voce lirica femminile che purtroppo, anziché fornire un effetto sorpresa, o comunque un additivo speciale, rimane relegata a pallidi interventi in un paio di sporadici e veloci momenti. (un elemento fin troppo abusato da moltissimi gruppi). 

“Behind the Curtains I'm Dying” si presenta come la traccia più aggressiva con un riff di chitarra potente e veloce. Stavolta le parti elettroniche di sottofondo si rivelano essere troppo invasive e tendono a stridere nel contesto sonoro. Il ritornello sorprendentemente risulta molto coinvolgente e ben curato. Interessanti anche i giochi vocali sul finale. Un'altra efficace e riuscita.

“Absinthe's Dirge (Requiem Bonus)” è una bonus track decadente narrata in italiano che funge quasi da outro più che essere un reale pezzo, che comunque fa il suo dovere in pieno.

 

Buona la perizia tecnico/esecutiva e davvero un più che buon lavoro generale per gli A Tear Beyond. Il lavoro soffre di una durata piuttosto breve, dove sarebbe stato più interessante aggiungere altri brani e migliorare il già sfizioso risultato. Perfezionando alcuni punti non proprio riusciti, le buone premesse per il prossimo album sono decisamente elevate.

 

Falc.

70/100