Spesso viene dato tutto per scontato. E quando accadono imprevisti, sorprese o qualcosa che mette in dubbio le proprie convinzioni nel 98% dei casi si assiste a fenomeni di stupore misto a terrore. Lo stupro della normalità, lo sfregio della routine sono colpi pesanti che molti dopo averli subiti se ne dimenticano senza indagare oltre a quello che hanno appena vissuto. Ad onor del vero però, quando in ambito musicale ci si trova davanti a piacevoli avvenimenti è giusto fermarsi quanto dovuto ed analizzare quanto più possibile ciò che si ha davanti che ovviamente ha un nome, ossia un EP, "Life Of Evil" ad opera degli Aneurysm, band grind/death metal con influenze industrial, di Palermo, nata nel 2012, che dopo una demo datata 2013 e qualche assestamento di formazione arriverà fino ad oggi con appunto, questo nuovo lavoro.

Si inizia con “The Pure Hate”, una mitragliata grind ad alta velocità che infierisce senza pietà dove gronda sangue da ogni dove (stile Napalm death per intenderci). Presenti anche delle ritmiche pregne di groove (riff di chitarra incalzanti) alternate ad altre più sostenute dove trova spazio un interessante guitar solo.

“The World is My Enemy” prosegue il massacro con un giro di chitarra intenso che entra subito nelle vene a suon di influenze industrial, cambi di tempo ed atmosfere gelide e malate. Un pezzo che non annoia mai pur rimanendo sopra i 5 minuti di durata e si dimostra come uno dei migliori brani del disco.

La doppietta successiva (“Hate the Humans” e “Feel the Pain”) alternano raffiche di violenza grind, sia cerebrale che fisica martellando come non ci fosse un domani, non mancando di inserire degli interessanti assolo.

Il successivo pezzo “Need to Die” alza il livello di follia rispetto ai precedenti (diversi i cambi di tempo) ma rimane comunque ancorato ad un sound ragionato e meno istintivo. L’impeto è sempre all’ordine del giorno ma stavolta fatto con più varietà. Ennesimo ottimo brano condito da un bell’assolo psicotico.

“Psycho Reborn” è un altro brano dal groove contagioso che favorisce l’headbanging sfrenato innalzando la qualità con accelerazioni repentine e rallentamenti massacranti.

L’ultimo pezzo si chiama “Life of Evil”, il brano più industrial dell’intero EP. L’inizio è martellante e successivamente esplode in una deflagrante bordata grind per poi contorcersi e prendere un andamento ad intermittenza (alla Suffocation per intenderci). Il finale è cibernetico e freddo come una lama.

Pur essendo agli inizi, il gruppo dimostra già di avere le idee chiare sulla direzione da seguire, sfornando un prodotto qualitativamente più che buono e per nulla banale. Band da seguire con attenzione. Potrebbe rivelarsi una gradita rivelazione. Promossi senza dubbio.

 

 

Falc.

75/100