Davvero interessanti questi Blind Destiny, trio francese di Le Havre dedito ad un progressive metal colorato di atmosfere jazz e fusion.

Formata da Vincent Courseaux (chitarra e voce),Maxime Beauce (basso e cori) e Andrea Moretti (batteria),la formazione arriva a questo “Suffering Prison” mostrando una caratura tecnica e gusto al di sopra di quanto ci si possa aspettare.

 

Se è vero che i Dream Theater sono l’influenza più rimarchevole all’interno delle singole composizioni (soprattutto l’incastro tra voce melodica pulita e ritmiche spezzate e pulsanti) è altrettanto ineccepibile lo scostamento dal gruppo di Petrucci per le incursioni nella jazz fusion più introspettiva e per un cambio di dinamiche che ricordano più il rock ‘morbido’.

 

L’opener “Superficial Mask” è un esempio lampante di progressive metal dove le partiture più rock si ritrovano nel refrain,mentre la componente ‘theateriana’ si avverte soprattutto nella strofa (un cantato che forse si avvicina troppo alla teatralità di James La Brie,seppur la voce di Vincent Courseaux si appoggi su un registro meno spropositato e più nasale,e comunque si incastri bene all’interno della partitura musicale senza sfigurare).

Una variante jazz/fusion si affaccia all’interno del brano dando respiro all’interno di una trama ben composta e dalla faccia granitica e minacciosa (molto efficace il lavoro del basso,dove Maxime Beauce ricorda bene la lezione di Tony Levin).Il brano,in generale,non gode forse di originalità (ritmiche prog,melodia,potenza chitarristica,drumming preciso e puntuale),ma mostra una band ben strutturata e capacissima.La chitarra di Courseaux non tenta l’imitazione dei più altisonanti maestri del genere,casomai adatta un suono molto metal all’interno di atmosfere create ad hoc dalla sezione ritmica (ed aleggia attraverso la melodia senza stancare);in certi momenti del brano,si avverte qualcosa dei Cynic,ma con quel ‘tocco europeo’ che sa distinguersi,il bilanciamento tra momenti vocali è pressocchè perfetto,dando spazio così ad ogni membro della band e valorizzando l’intero brano.

 

“Suffering Prison”,title track più oscura e pesante,segue la falsariga della song precedente,ma preferisce poggiarsi su ritmiche più regolari ed incanalare la trama musicale attraverso il dualismo strofa tranquilla/aggressiva nella primissima parte del brano,per poi svilupparsi in crescendo.

A metà strada tra un chitarrismo che mischia hard rock e metal,ed una ritmica che poggia su serrati scombinamenti alla Transatlantic (ma meno contorti),la canzone si sviluppa in progressione ritmica (l’ottimo drumming di Andrea Moretti e le armonizzazioni di basso di Beauce) fino ad un totale cambio di atmosfera che dapprima sale fino ad assumere l’incedere della ballad,e poi va a sfumare con un ispiratissimo assolo di Courseaux che dipinge quasi un bluesaccio metal anni ’80,ma con un’attitudine hard rock che lo rende più vivido.

 

La terza traccia, “Hyperaestesia”,respira un’aria assai più varia,in un bizzarro ed insolito incrocio tra lo Steve Vai di “Sex & Religion” (inizio strabordante con chitarra in bella vista) e le scorribande dei Living Colour di “Pride”(basso a rotta di collo che dipinge una linea efficacissima) nei primi minuti (con qualche citazione di “Cowboys From Hell” dei Pantera),passando poi per una linea molto più jazzata ed in sordina (assolo d’atmosfera di Croiseaux) fino ad un’esplosione di stampo Dream Theater e Opeth,con qualche incursione nei Porcupine Tree.

Da qui il pezzo si sviluppa su ritmiche più moderne,soprattutto la voce incalza in un falsetto corale molto indicato che arriva a rotta di collo dopo una parentesi jazz dal sapore di bossa nova,e ancora si apre in un assolo molto melodico che si inframezza in uno scambio tra chitarra,basso e batteria che ricordano le partiture di un Frank Zappa metallaro.

Soprendente il lavoro batteri stico di Moretti,che si butta in un vero tour de force dietro i tamburi,e che conferisce al pezzo una dinamica davvero dirompente.

Di sicuro la trama più interessante del disco,”Hyperaestesia” vanta una moltitudine di influenze davvero difficili da elencare per la grande maestria dei tre musicisti nel saperle dosare e mischiare.

 

E se con la traccia appena passata,il gruppo supera molto bene la prova su disco,con la conclusiva “Dangerous Humanity” la band si diverte a prendere in pieno la lezione dei Living Colour di “Stain” e a farla propria con un funk prog metal da antologia.

Qui forse si avverte di più l’influenza di Porcupine Tree e del combo di Vernon Reid come nella precedente se ne avvertiva giusto un assaggio.

Interessanti gli intermezzi che si frappongono tra la strofa/refrain principale,dove Courseaux dà il meglio di sé e il drumming di Moretti si fa incalzante,mentre il basso di Beauce diventa una vera seconda voce nella seconda parte del pezzo dove la chitarra parte in un solo da paura.

Il finale al cardiopalma incupisce l’andamento della traccia per poi riaprirsi nella strofa/refrain che conclude il disco lasciando l’ascoltatore di sasso,mettendo a segno la seconda perla del disco.

 

Che dire?

Anche se le influenze della band sono palesi,e quindi il rischio di cadere in uno stile imitatorio o ‘coverizzante’ diventa alto,i Blind Destiny sorprendono per bravura in tutto l’arco del disco,ma stupiscono ed infiammano soprattutto nelle ultime due tracce del lavoro.

La voce di Vincent Courseaux è più convincente negli ultimi due brani perché respira un’aria più personale e cerca di non auto-canonizzarsi,mentre la sua chitarra è una voce a parte,brillante,incisiva,pesante e malleabile a seconda della necessità delle partiture proposte.

Andrea Moretti è un batterista preciso,affidabile e incalzante,che spinge ogni brano in maniera perfetta,mentre Maxime Beauce è una vera e propria fucina di armonie e ritmiche che riesce a coniugare stili differenti sintetizzandoli in un marchio personale e presente.

 

“Suffering Prison” è un disco veramente bello,che forse dimostra i propri limiti nelle prime due tracce,ossia quando la band si sposta verso il prog metal di derivazione ‘theateriana’,mentre diventa personale e straordinario quando si sposta verso uno stile più fusion e hard e utilizza filtri più funk e moderni.

 

Nell’attesa di vedere in quale direzione il trio affronterà i prossimi lavori,godetevi l’ascolto di questo bel disco.

 

TRACKLIST:

1. Superficial Mask

2. Suffering Prison

3. Hyperaestesia

4. Dangerous Humanity

 

LINE-UP:

Vincent Courseaux - guitar & vocals

Maxime Beauce - bass guitar & backing vocals 

Andrea Moretti  - drums

 

 

Ed

78/100