Band: Hydra

Album: Darkchild

Year: 2016

 

Gli Hydra, come leggo dalla lunga e interessante bio, non sono una band alle prime armi ma bensì un combo attivo dal lontano '85, originario della provincia di Ancona, che potremmo quindi considerare uno dei primi  di derivazione  trash  a muoversi sul  suolo tricolore.

Dopo essersi fatta notare in passato con pubblicazioni varie tra demo ed Ep, con cambi di formazione vari, arriva adesso la pubblicazione di questo full lenght di otto tracce ben confezionato, prodotto e presentato.

Il trash metal old school più incalzante diretto e potente della band corre lungo tutte le tracce che presentano quelle che erano agli esordi e  ancora sono le influenze principale della band, un frullato sonoro delle grandi band protagoniste della ascesa del primo trash metal come Testament, Slayer, Kreator e primi Metallica rivisitato talvolta anche con alcune  soluzioni stilistiche più tendenti ad un trash death moderno. I nostri dimostrano una padronanza esecutiva di tutto rispetto che si traduce in una esasperazione  sonora alternata a parti  più ragionate e squadrate che si alternano nel corso dei singoli brani.

L’esecuzione degli stessi hanno generalmente un ottimo tiro pur non brillando certo per innovazione calcando come già detto schemi già ampiamente battuti e sfruttati ma risultano tutto sommato gradevoli  grazie alle indubbie capacità tecniche della band che più di una volta si mostra in grado di scatenare  l’headbanging più furioso.

Il disco si apre, dopo un intro, con “Punishment”, song coinvolgente introdotta da un bel riff d’apertura e che si sviluppa con una ritmica semplice ma di sicuro impatto e forza così come la successiva “The  Mage” che si sviluppa sulla falsariga della precedente con  ancora un discreto riff iniziale. “Darkchild” si caratterizza invece per un oscuro  e tenebroso giro di basso seguito da un entrata delle chitarre poco movimentata che alla fine penalizza il brano rendendolo alle mie orecchie un po' noioso. Le  successive “Broken Ghost e “The Way” risollevano la situazione risultando convincenti anche perché più simili ai pezzi di apertura così come “Cyrcle” che paga però dei passaggi troppo scontati e monocorde, chiude il platter “ Sentinels”, una brano alle mie orecchie più dinamico e fantasioso che risulterà personalmente il più gradito.

Un lavoro che al tirar delle somme non si discosta di molto dalle forme più lineari del genere proposto ma che riesce ad offrire complessivamente discrete frecce nel proprio arco e  che mi sento di consigliare sopratutto agli amanti del vecchio buon trash vecchia scuola. 

 

 

Emiliano Valente 

80/100