La “vendetta delle anime ha inizio”, e passa attraverso le note degli Oniricide, metal band di Torino dal grande potenziale e davvero molto promettente. Ma andiamo con ordine: Chi sono gli Oniricide?

La band nasce nel 2011, figlia di un precedente progetto quasi omonimo, Agony Oniricide, ad opera del chitarrista Andrea Pelliccioni e del batterista e tastierista Daniele Pelliccioni. Solo due anni dopo la band si arricchisce della sua cantante, Mara Cek Cecconato, e trascorre l'intero anno con questa formazione, nella quale Daniele Pelliccioni, inizialmente batterista e tastierista, si stabilisce dietro le pelli. Nel giugno dell'anno successivo i nostri vengono raggiunti da Luca Liuk Abate al basso. A questo periodo risale la fine degli Agony Oniricide e l'inizio del cammino degli Oniricide. Il 2015 sarà l'anno fortunato della band torinese: i quattro entrano in studio una prima volta per registrare una demo (che riceverà un favorevole riscontro), e una seconda volta per “Revenge of Souls”, primo vero album, supportato da un crowdfunding. Il release party del disco avviene in un locale torinese nel febbraio del 2016.

Entrando nel merito del disco, si nota già da subito perché la band ha impiegato solo due anni per produrre il suo primo album. Le influenze, gli omaggi, ma anche la gran parte originale del materiale presente su Revenge of Souls appare immediatamente ambizioso e imponente. Le grandi orchestrazioni e gli ottimi arrangiamenti non farebbero infatti pensare ad un disco d'esordio. Il che è però una lama a doppio taglio, perché mantenere determinati standard o anche alzare l'asticella è arduo compito. Ebbene, gli Oniricide sono in grado di assolverlo.

Il disco si apre con una intro dall'emblematico titolo greco, Oneiros, che esprime la chiara ispirazione alle colonne sonore. Il pezzo è in continuo movimento, proprio come se accompagnasse personaggi di film o videogiochi durante la loro avventura, ma accompagna “solo” l'ascoltatore verso la title track, Revenge of Souls, un potente brano power metal, del suo ramo più sinfonico. Le tastiere e le orchestrazioni dominano ma al contempo lasciano il giusto spazio alle chitarre e alla voce cristallina di Mara. Ecco la chiara testimonianza delle grandi doti compositive dei ragazzi torinesi, perchè arrangiamenti simili possono essere capolavori o disastri di vanagloria e i pezzi degli Oniricide, anche se non sono già dei “masteripieces” o decisive innovazioni del genere, tuttavia dimostrano che la band ci sa fare davvero. Non a caso, questo primo brano si è aggiudicato il secondo posto nel concorso “Give Me The Gothic” nell'edizione del 2013. Si noti inoltre che questo pezzo (così come A Good Place to Die, Noxy, Mother of Pain e Vision from the Mirror), risale agli albori del gruppo, per cui non presentava orchestrazioni e tastiere, aggiunte in seguito.

Segue la già citata Noxy che, come la prima, si tiene sui canoni del power, ma questa volta a farla da padrone sono la chitarra di Andrea Pelliccioni e la voce di Mara, in grado di alternare note basse ad altre decisamente più alte, in un brano inizialmente pensato per una voce maschile. Non si discosta troppo da questa linea, seppur più lento dei precedenti, Vision from the Mirror, il cui testo è ispirato al celebre “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Particolari sono i controcori della stessa Mara nelle strofe e l'orecchiabile riff di chitarra che pervade l'intero pezzo.

Un breve giro di tastiera introduce a Gipsy and the Cards, altro brano “narrativo”, stavolta frutto della fantasia della band stessa, che esprime il proprio lato “soundtrack”, soprattutto nell'inciso effettivamente narrato da Mara. Le voci cupe in sottofondo restituiscono la sensazione di una storia poco piacevole.

A Good Place to Die è un brano lento, che si apre come una ballad dai riff  puliti e rilassanti, e che si accende qua e là delle fiammate distorte della chitarra di Andrea Pelliccioni, per poi crescere, abbandonare i tratti della ballad e chiudere sotto i colpi della doppia cassa di Daniele Pelliccioni. Un pezzo imponente, complesso, ma sicuramente davvero ben costruito.

E dopo un brano così impegnativo, la ballad The Illusion of the Abyss rilassa le orecchie dell'ascoltatore. Diversa dalle altre, si apre con la voce di Mara accompagnata solo da un pianoforte, al quale si aggiunge poi una chitarra acustica, le immancabili orechestrazioni, per chiudere con l'ingresso della batteria e del basso, scandito dalle rullate di Daniele. È su questa base che la chitarra, ora elettrica, si prodiga in un breve assolo che lascia spazio alla chiusura del brano, nuovamente sulle note del solo pianoforte.

The Beast ci riporta alla realtà, e lo fa dapprima con una malinconica intro, per poi riprendere i caratteri del metal che hanno contraddistinto il disco sino ad A Good Place to Die. Nel complesso, non spicca all'interno dell'album, ma resta comunque un pezzo ben fatto, come del resto l'intero disco.

In Mother of Pain tornano le tematiche care alla band: come in Gipsy and the Cards la trama narrata è frutto della mente della band. La lunga intro fa credere ad un pezzo strumentale, in stile Rhapsody of Fire di Dark Wings of Steel, ma poi entra la voce di Mara ed ecco gli Oniricide. Chitarra potente, anche qui dominante, con le tastiere che si intrecciano bene con le distorsioni di Andrea. Si ricordi che, come altri brani, anche per questo la tastiera e le orchestrazioni sono state inserite in seguito ad una revisione, merito degli autori dell'arrangiamento e dei compositori per un brano (ma in generale anche per gli altri) così flessibile. Nota positiva soprattutto per il ritornello coinvolgente.

Chiudere questo viaggio, infine, spetta a Becoming a Different Man. È sicuramente il brano più ambizioso del disco, in particolare nella parte iniziale, che presenta una sezione corale unica in tutto l'album, nella quale è presente addirittura la voce del batterista Daniele Pelliccioni, che ha potuto destreggiarsi anche in composizione, costruendo così un brano in cui forse è più importante la parte strumentale di quella canora, che, a sua volta, resta comunque coinvolgente come molti dei brani precedenti. Un'ottima scelta per la chiusura, un brano che riassume perfettamente lo spirito degli Oniricide ma che soprattutto apre ad un futuro sotto una nuova luce: dopo una “vendetta delle anime”, un “bel posto per morire” e “la madre del dolore”, si è pronti a “diventare un uomo diverso”, un uomo, probabilmente, segnato dal viaggio che gli Oniricide hanno voluto raccontare con il loro “soundtrack metal”.

Tirando le somme, Revenge of Souls è un buon disco, ben scritto, composto e costruito. Non mancano le doti dei suoi interpreti, dalla chitarra di Andrea, capace riff di ogni genere, al basso ordinato di Luca, fino alle rullate delle pelli di Daniele e alla voce malinconica di Mara, che si inserisce perfettamente nello spirito “onirico” del gruppo e delle sue canzoni, una voce molto versatile, che permette una composizione varia e diversificata, dalle ispirazioni di ogni genere, dal power metal, passando per il rock blues e il pop rock, fino addirittura alle colonne sonore di film e videogiochi. Insomma, che dire? Gli Oniricide hanno grandi doti e Revenge of Souls ne è la prova.

 

 

Avalon

88/100