Into Your Veins è il primo album autoprodotto dalla band Torinese PEAK la quale è composta da quattro musicisti con un background musicale molto diverso, dal jazz al rock, la mescolanza di suoni e di ritmiche è davvero esplosiva ed intrigante. 

 

La band è così composta:

 

Simone Careglio - Voce & Chitarra

Enrico Inri Lo Brutto - Chitarra

Emanuel Tschopp - Basso

Roberto Cadoni - Batteria

 

Ed è con grande curiosità che mi appresto ad ascoltare e recensire questo album di nove tracce, delle quali l'ultima acustica.

 

Siren's silly prayer: la prima traccia ci riserva un inizio molto ricercato ed elegante, il cantato è profondo e suadente ma quando i ritmi si alzano diventa graffiante e potente, le melodie si attorcigliano ed improvvisamente si dilatano, il brano non è tirato ma molto energico e prorompente.

Into your veins: la title track ha un'inizio molto sommesso, aumentando man mano la sua velocità, diventando decisamente interessante. Questo brano alterna momenti più tirati ad altri meno veloci, ed il risultato è un pezzo molto divertente e mai scontato.

Dark hour: datemi un chitarrone che ci divertiamo, mi piace da subito questa traccia anche la batteria è decisamente carica, un brano molto ammiccante e melodico che rimane comunque sempre molto ben strutturato ed arioso, a metà canzone un'intermezzo solo strumentale che da la carica.

A life in a breath: batteria leggera e chitarra arpeggiata poi, come di consueto, spicca il salto; questo brano è decisamente iperbolico nel suo incedere diventando parecchio strutturato e molto "ficcante". 

Fox 2: Anthem for a doomed youth: forte e carica questa canzone che parte con l'acceleratore,  in seguito il brano ha un'andamento molto altalenante con parti più riflessive e tratti più rabbiosi che rendono il brano divertente e decisamente godibile.  

Waiting over: si parte con una distorsione di chitarra davvero molto azzeccata, un brano che ammicca al rock degli anni 90, che se devo essere sincero non ha attirato molto la mia attenzione, può servire per spezzare un po'i ritmi.

White stone : lento e delicato inizia questo brano che culla l'ascoltatore con le sue note, da brividi, ma poi lo strattona con rabbia. Il brano diventa fragoroso e prepotente, la chitarra è tagliente come un rasoio, il riff rimane insito nel cervello, fino a sfociare in un assolo e il pezzo si chiude con lentezza, così come è iniziato.

The Mole :  batteria e chitarra di partenza, la voce è meno profonda più cristallina, questo brano ha un'ottimo sound ma se mi è consentito un pelo scontato, sa di già sentito, senza nulla togliere alla bravura dei ragazzi, un brano che rimane un po' li, senza entusiasmare, anche se sul finire il basso si fa sentire in modo decisamente piacevole. 

Siren's silly prayer (acoustic): questo brano in acustico è, direi, sontuoso; chitarra e batteria curate minuziosamente e la voce è sempre perfetta.  

 

Cosa si può dire dei PEAK? il loro album d'esordio è decisamente buono, a livello strumentale i torinesi non sono secondi a nessuno, il disco in questione è decisamente ben prodotto e curato nei minimi particolari e si sente.

Ascoltando quest'album ci si può gustare davvero un momento di buona musica rock e soprattutto quando in un LP metti un brano rifatto in acustico, beh, secondo me sei un genio, infatti, lo stesso dà un ulteriore tocco di classe a quest' album che è assolutamente raffinato ed elegante, un prodotto per palati delicati che amano il rock ma non amano l'estremo.

 

Igor Gazza

85/100