Tutti cominciamo sentendo le cose che "vanno più di moda al momento", anche io cominciai cosi nel 1991, quando ancora per sentire un disco ti affidavi agli amici che ti duplicavano le cassette, cose che probabilmente molti di quelli nati in quegli anni non ricordano, perché fortunatamente quando toccò a loro sentire "metallo" la qualità sonora e dei riproduttori si era alzata di molto...

Tutto ciò però mi da nostalgia di quei dischi suonati e registrati con tanta passione e tanta gavetta, tantissimi sacrifici che nella maggior parte dei casi rimaneva una cosa per pochi...

Riapro gli occhi adesso e mi rendo conto di come le cose siano cambiate...

Non ci sono più i Demo (tape) perchè ora qualunque gruppo ha l'opportunità di registrare un prodotto notevolmente sopra la media di 20/25 anni fa. Ci sono band che alla prima esperienza live hanno già mille "Supporter" virtuali (pochi fisici) e soprattutto una visibilità che, quando questo genere da "dannati" nacque, non si poteva neanche immaginare...

Questo ha portato a due cose una positiva e una negativa...

Ovviamente vi parlerò solo della positiva, cioè gruppi che meritano visibilità un tempo inimmaginabile, possono averla senza problemi.

Questo finalmente aiuta le band Underground (sopratutto quelle Italiche) che possono arrivare a farsi sentire dove il metallo conta, ma soprattutto al proprio pubblico, quello che il venerdì/sabato sera sceglie di bersi una birra in compagnia dei propri amici, sperando di trovare buona musica senza aspettare il "gruppone estero" di turno.

Per chi ha voglia di cercare, o semplicemente è curioso, continueremo a scrivere, recensire e far conoscere il nostro meraviglioso panorama musicale, ragazzi e non che da Pantelleria a Bolzano cercano di dare lustro al nostro metallo Italiano.

Tutta questa premessa per "promuovere" il valore di una band che ho avuto l'onore e l'onere di ascoltare e recensire.

I Wolfear, sono una band di Eboli (Salerno), e propongono un metal dalle tinte pesanti, che spazia dal Thrash a Groove, anche se a parer mio non diniega il doom/stoner.

Formatisi nel 2012 hanno avuto diversi cambi di line up, che sicuramente hanno influito sul suono ma non sulla determinazione della band e del suo unico membro originale, Nicola chitarrista della band.

Con una formazione ormai stabile nel dicembre del 2015 entrano in studio per registrare il loro primo Ep, portandosi dietro l'esperienza fatta in svariati live e soprattutto il duro lavoro forgiato il sala prove...

Il risultato è un disco personalissimo e che lascia intravvedere buonissime idee.

 

1)Sail Into the Black:

L'inizio pieno di suspense, con una voce sussurrata che ci introduce ad un riff doom che continua a mantenere atmosfere cupe e malinconiche. L'innesto della chitarra acustica  da un mood  orrorifico, fino alla riproposizione del riff portante che ci accompagna per buona parte del brano, comunque ben strutturato e cattivo. Forse le chitarre sono un po sacrificate e il suono sembra puntato più a riempire che al colpire. Nell'ultima parte un'apertura marziale da il via ad un riff più cattivo anche se cadenzato, che improvvisamente si stoppa per far ripartire per l'ennesima volta riff principale fino alla conclusione del pezzo, affidata ad un gustoso assolo di chitarra, perfetto per quello che un pezzo cosi introspettivo vuole dimostrare.

2)My Truth:

Qui si parte più picchiati e decisamente più Thrash, sempre mantenendo il marchio di fabbrica che sono le chitarre pesanti e "grosse", molto differente da quelle zanzarose che si ci aspetterebbe dal genere. Il pezzo induce a scapocciare, che è quello che piace a noi,  un assolo di chitarra più diretto e meno ricercato del precedente nella parte centrale spezza il riff portante, che si protrae di sottofondo per quasi tutto il pezzo.

3)Conspiracy Of Silence:

Il Brano si apre con un'altro pesantissimo riff in chiave Doom per poi lasciare il posto ad un uno stacco thrash vecchia scuola, ma non dura molto perché nell'anima della band i mid tempo tendono a venir fuori pesantemente. Nella parte centrale ritroviamo uno stacco Thrash che porta la canzone ad accelerare, ma purtroppo alla fine richiude con il riff portante che rallenta nuovamente; I troppi "stop & go" non giovano ad un pezzo che sviluppato bene sarebbe una bella mazzata nei denti!

4)Oath Of Destruction:

Finalmente un pezzo degno del nome Groove metal che ci riporta alla mente i fratelli Abbott più cattivi, qui si viene trascinati in uno scapocciamento senza compromessi, un bella martellata nei denti che non si perde in fronzoli come piace a noi della vecchia scuola, anche l'assolo centrale è corto e d'impatto...stavolta penso che l'unica pecca sia la brevità del pezzo che comunque fa il suo sporco dovere. Qui si comincia a far sul serio e spero che questa sia la vera anima della band.

5)Beyond the Line:

L'apertura del pezzo è ottima, forse solo le chitarre sono un po troppo cupe e troppo indietro la solista, ma come detto in precedenza una bella sferzata di Groove metal ci fa dimenticare tutto e ci porta a muoversi ed andare dietro la linea vocale del cantante, meno stop & go conferiscono al pezzo un effetto più diretto, nato per far vedere che la band sa fare quello che dice e lo sa fare bene!!!

6)Dear Enemy (demo version):

devo ammettere che sin da primo ascolto, questa traccia molto particolare, è stata la mia preferita, i ragazzi ne parlano come una delle prime registrazioni fatte con la line up attuale e devo dire che quest'anima più introspettiva della band è realmente un gioiello di metallo e sentimenti, una oscura e ballad che unisce cattiveria nel cantato con la melodia di chitarre e basso (mai fuori luogo) impreziosito da un assolo, è gustosissimo...il pezzo chiude con uno sprazzo di cattiveria che non guasta mai...

Ribadisco, dal mio punto di vista, la loro "Nothing else matters" con un finale più ruvido...

 

In conclusione penso che le uniche cose che si possono appuntare alla band su questo disco, sia la scelta di suoni; le chitarre sono pò troppo "incupite", si impastano troppo col basso e purtroppo le cose non migliorano negli assoli, in cui sento comunque la chitarra troppo "indietro" nel mix.

Un lavoro migliore in fase di mix e di master avrebbe sicuramente conferito più respiro a questo disco, che mi sento di promuovere.

Una nota personale invece (puramente personale) vorrei farla sul genere proposto: nella Bio leggo Groove/Thrash metal. Nel mio vecchiume ammetto che trovo poco di questi generi soprattutto nelle prime tracce, ma può essere comunque una loro interpretazione personale dei generi sopracitati, quindi non vorrei giudicare la band ma l'EP che fa capire che "Cristo si è fermato ad Eboli, perchè aveva voglia di scapocciare con i pezzi dei Wolfear".

 

 

Robert Lucifer

65/100