Fabio Sansalone

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Ciao a tutti !! Partendo dal presupposto che la musica fa parte della vita di ognuno dal primo momento della vita stessa, come per tutto quello che ruota intorno alla formazione di carattere e personalità, anche il gusto musicale ha preso il suo indirizzo nel periodo della media/tarda adolescenza, quando probabilmente inizi a provare delle emozioni positive e negative serie per quello che ti accade intorno e, essendo la musica generatrice di emozioni, automaticamente l’ascolto si indirizza su quello che meglio riesce a evocare queste emozioni, nel nostro caso il metal.

Doveroso dire che nonostante i nostri ascolti siano per la maggior parte facenti parte dell’universo metal, non è l’unico genere amato, ma è sicuramente quello che in assoluto ci aiuta di più ad esprimere quello che abbiamo dentro!

 

 

Igor

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Sulla copertina del CD è raffigurato un ambiente molto cupo e disastrato con una sedia al centro e la scritta “pain” sul muro dietro che sembra sanguinare. Può rappresentare i momenti di sofferenza che ognuno di noi è chiamato a sopportare nella propria vita, ricordandoci che nella maggior parte dei casi siamo da soli mentre affrontiamo queste difficoltà, che niente in quei momenti sembra essere positivo e che spesso ci sediamo quasi crogiolandoci in quell' ambiente pur di non affrontare quei momenti... il fatto di uscirne o meno è questione di impegno (Struggle) e di quanto siamo disposti a sputare sangue e soffrire ancora di più per poi tornare ad un livello di vita più alto.

In ogni caso ci piace anche lasciare che ognuno dia la propria interpretazione e il proprio significato al nostro artwork.

 

 

Karen

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Fermo restando il fatto che la spinta principale è data dalla passione per la musica e e il piacere intimo nel farla, indubbiamente abbiamo un progetto: col nostro lavoro cerchiamo di trasmettere un messaggio preciso  che per noi è molto sentito, non si tratta di suonare solo per passare qualche ora con gli amici ma di farlo per esprimere noi stessi attraverso la musica, l’obiettivo è sicuramente quello di portare questo messaggio e questa espressione a più ascoltatori possibili. 

Non ci siamo mai dati massime aspirazioni, ma sicuramente non sarebbe male se questa passione diventasse il principale nostro “impiego”, per poter dedicare più tempo possibile al tutto e metterci ancora più energie. 

 

 

Irene Eva

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Come per il precedente EP “Reborn from ashes?”, anche con “Mass Distraction” abbiamo optato per una autoproduzione, fondamentalmente per avere carta completamente bianca su tutto, il lavoro doveva essere una cosa nostra a tutti gli effetti, e solo nostra nei pregi quanto nei difetti volevamo avere qualcosa che ci rappresentasse al 100%, in qualsiasi scelta durante il percorso come in qualunque secondo di riproduzione. Dobbiamo dire che siamo partiti con un’ idea ben precisa di quello che volevamo tirare fuori, di come volevamo suonasse il tutto, e la cosa non ha fatto altro che mettere in discesa la strada. Non e’ stata sicuramente del tutto una passeggiata ma le cose sono andate nel verso in cui volevamo andassero da subito, e a lavoro finito siamo molto soddisfatti del risultato, sia per quanto riguarda la parte puramente sonora sia per quello che riguarda la produzione in generale. 

 

 

Osten

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Non abbiamo un componente dedicato alla composizione ma ognuno contribuisce con le proprie idee alla stesura dei brani. Solitamente una canzone nasce da un riff di chitarra, intorno a cui si inizia a lavorare, evolvendolo o aggiungendoci altri pezzi e altre idee. Lavorare tutti insieme rende il processo di scrittura sicuramente più lento ma aumenta anche la varietà dei brani, diventando così un vantaggio sia per noi che per l'ascoltatore. Una volta completata la stesura della parte strumentale viene poi costruita la linea vocale e il pezzo non diventa ufficialmente “completato” finché non soddisfa appieno ognuno di noi.

 

 

Edoardo Napoli

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Con la quantità di gruppi presente nella scena al momento è sempre più difficile farsi notare, tuttavia crediamo di poter incoraggiare dei nostri possibili futuri ascoltatori con la varietà dei nostri brani (ascoltando il nostro Full Length non c'è un pezzo uguale ad un altro), e con l'energia che trasmettiamo suonando: il nostro punto di forza è sicuramente la performance dal vivo, in cui cerchiamo di trasmettere al pubblico quello che sentiamo in quel momento e solitamente il pubblico risponde bene. Non è raro anche il ricevere complimenti, dopo un live, da persone che non ascoltano il nostro genere, e siamo convinti che succeda per questa forma di comunicazione molto primitiva ma anche molto efficace.

 

 

Alle Rabitti

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Domanda un po' complicata, eheh... Forse quello che è cambiato di più è il fatto di percepire la musica come mezzo di comunicazione di quello che si ha dentro. Ascoltando un concerto cerchiamo di capire di più quello che il gruppo vuole comunicare con le loro canzoni, senza soffermarci al primo impatto che può essere: “carino questo riff” o “questo assolo non mi piace”. L'importante è cercare di vedere l'insieme delle cose, senza soffermarsi su un singolo dettaglio: cercare di sentire la musica a livello emotivo e non solo a livello tecnico.

 

 

Chris M.

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Sicuramente guardando al passato vediamo che ora siamo cresciuti molto sotto diversi aspetti: prima di tutto abbiamo imparato tante cose sulla gestione del gruppo, siamo migliorati parecchio tecnicamente e di conseguenza abbiamo evoluto la nostra proposta musicale, costruendo i brani su dei riff più elaborati senza sacrificarne l'impatto. In generale ci vediamo molto più maturi e professionali e non più come gruppo che suona “per hobby”, anche se la base di tutto dev'essere il piacere di fare quello che si fa.

In questo momento crediamo di avere ancora grandi potenzialità di crescita e di evoluzione e nel futuro contiamo di portare sempre più lontano le nostre performance dal vivo, cercando di calcare ancora più palchi non solo in Italia ma anche in Europa e di farci conoscere sempre di più diffondendo la nostra musica in tutto il mondo.

 

 

Vale

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Bene o male tutti quanti abbiamo altre passioni, dalla montagna alla fotografia, dallo sport alla cucina, animali, cinema e svariate altre. Ma la musica e’ sicuramente la passione principale, quella a cui dedichiamo la maggior parte del tempo e delle energie a disposizione e che probabilmente ci dà anche più soddisfazione nel praticarla. 

 

 

Matt Innerfrost

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

Secondo noi, al momento, nella scena musicale italiana emergono pochi nomi dei soliti noti e ci sono veramente scarse proposte musicali di qualità, tralasciando quelle di gruppi storici e ben conosciuti.

A livello di underground invece c'è un vastissimo “sottobosco” di piccole realtà musicali, molte delle quali veramente valide e che meriterebbero di fare strada verso livelli più alti. In questo “sottobosco” è quasi sempre vero che si emerge per quello che si è e che si fa, non per i soldi che si hanno  o le persone che si conoscono... a differenza della grande scena nazionale “supportata dai media”.

 

 

Davide Cantelmi

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Per prima cosa una band deve saper suonare (e ad oggi questo aspetto non è assolutamente scontato), quindi ognuno deve aver la padronanza del proprio strumento. In secondo luogo deve avere una buona proposta musicale, che non suoni come “già sentito” e che continui ad evolversi per non diventare “la copia di se stessi”. Deve anche saper comunicare col pubblico, una volta saliti sul palco, facendo capire che quelle suonate e cantate non sono solo note sterili ma che qualcosa di molto più sentito a livello emotivo. Ultimo ma non per importanza, le persone che la compongono devono mostrare umanità e umiltà, a prescindere dal livello che la band ha raggiunto. Questi secondo noi sono gli aspetti fondamentali che rendono una band meritevole di successo.

 

 

Sandro Accardi

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Non viviamo grazie alla nostra musica, anzi, essendo noi un gruppo metal underground sono molte più le uscite delle entrate economiche.

Lavoriamo tutti (o quasi) e facciamo e abbiamo fatto i lavori più disparati. Attualmente siamo per la maggior parte impiegati di ufficio, in settori molto diversi tra loro.

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Crediamo che il fatto di iniziare a suonare sia dettato da molti aspetti ma su tutti probabilmente ci sono lo spirito di emulazione e ammirazione verso chi ci ha emozionato con la sua musica, trovare una valvola di sfogo in cui incanalare le proprie emozioni e anche un po' di curiosità verso il mondo della musica.

La scelta del genere è stata dettata dai nostri gusti musicali personali, trovando in questo tipo di musica quello che più ci appassiona e ci dà soddisfazione nel suonarlo.

 

 

Matteo D'ermes

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Con giornalisti, recensori e critici non abbiamo particolari rapporti: ci si aspetta che facciano il loro lavoro come noi facciamo il nostro. Apprezziamo anche critiche e giudizi negativi, purché siano obiettivi e costruttivi. Dobbiamo comunque essere grati a persone che si prendono la briga di ascoltare il nostro lavoro per scriverne una recensione e parlarne alla gente... in ogni caso è qualcosa che dà visibilità e questo è uno degli aspetti fondamentali per far vivere un gruppo underground.

 

 

Possenreisser

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Senza dubbio il fatto di suonare in un gruppo metal underground può portare cambiamenti nella vita di tutti i giorni: solo per fare un esempio, ti porta a capire come il supporto reciproco tra i gruppi sia fondamentale per far vivere la scena. Mi spiego meglio: prima di iniziare ad imbarcarci in questa avventura sicuramente avevamo meno conoscenza della scena metal underground e di conseguenza si puntava ad andare ad assistere solo a concerti di artisti di fama nazionale e internazionale, con qualche sporadico concerto underground. Ora invece la tendenza si è invertita e cerchiamo sempre di più di supportare le realtà musicali in cui siamo immersi, che abbiamo tutto intorno ma che in pochi vedono.

Questo ti porta nella vita di tutti i giorni a cercare di supportare le piccole realtà piuttosto che quelle più grandi.

 

 

Siberian Tiger

A proposito dei testi: quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Non credo che il luogo di origine influenzi quelle che sono le nostre composizioni, almeno non consciamente.

Quello che influenza la scrittura è il vissuto e le sensazioni che questo ci consegna, tutto quanto accade sia a noi stessi che all'umanità tutta, genera domande, dubbi, perplessità, insicurezze, adrenalina, paura, spavento ed altre svariate emozioni e sensazioni che si sente il bisogno di esternare, a volte per esorcizzarle, altre per esaltarle ed altre ancora per rimarcarle. 

Il messaggio che proviamo a far uscire è che noi umanità ci stiamo mettendo i bastoni tra le ruote da soli, abbiamo le priorità lievemente sballate e diamo peso a cose che poco contano a discapito di altre che invece dovremmo proprio sistemare per il nostro stesso bene, ma sembriamo tutti poco consci di quello che ci succede intorno perché ormai diventati acquirenti, consumatori, pedine da distrarre e comprare con le pubblicità più colorate usate per coprire lo sporco e il marcio che effettivamente ci fa da arredo;  ma rimaniamo padroni di noi stessi comunque, e possiamo svegliarci da questo torpore e fare in modo di cambiare questa deriva, ad ogni problema si può trovare la soluzione, basta volerlo.  

 

 

Robin Bagnolati

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

Al momento abbiamo pubblicato 2 EP ed un album. Senza dubbi consigliamo di ascoltare la nostra ultima release: il CD “Mass Distraction” che è il lavoro che rispecchia di più il sound che abbiamo ora e l'evoluzione musicale che abbiamo avuto negli ultimi anni. In questa release ci siamo concentrati molto di più sulla ricerca di un sound definito ma anche molto potente, che possa dare un assaggio al muro di suono che vogliamo creare quando suoniamo dal vivo.

Nei primi due EP (il primo intitolato “Lacerhate” ed il secondo “Reborn from ashes?”), la qualità della registrazione era molto più grezza, la formazione del gruppo era diversa e sicuramente avevamo minore esperienza; queste cose messe insieme fanno differire parecchio la nostra proposta musicale di allora con quella attuale, nonostante fosse distinguibile la direzione che stavamo prendendo musicalmente.

 

 

Team

Per concludere l'intervista...

 

 

Grazie mille dell'opportunità che ci state dando per farci conoscere e grazie a chi sta leggendo questa intervista! Speriamo di vedervi presto a un nostro concerto sotto il palco!

Se ci volete ascoltare ci trovate su Spotify, Deezer, itunes, ecc. o trovate il nostro CD in vendita online... oppure ai banchetti del merchandising ai nostri concerti.