Gli Abscendent nascono nel 2011 in provincia di Latina, il trio laziale ha all'attivo un solo album "Decaying Human Condition" edito dalla Revalve Records, l'album in questione è fresco di stampa infatti è uscito il 4 Marzo 2016, il sound proposto è un Death/thrash metal molto potente e maturo.

I brani sono molto lunghi, tutti superiori ai sei minuti, ed anche se le tracce dell'album sono solo cinque la lunghezza totale è superiore ai trentacinque minuti.

 

Andiamo analizzare ora i cinque capitoli di questo album.

 

Penance: la prima traccia parte con il piede pesante, batteria e chitarra thrash metal; la voce è un growl non eccessivamente profondo ma sufficientemente cattivo, interessante è il fatto che in questo pezzo, ma comunque in tutto l'album, si lascia molto spazio alla parte strumentale, quindi ecco le cavalcate old school thrash metal, ecco delle parti di metal estremo più moderno, il tutto sapientemente amalgamato.

 

Solipsia: sfuriata di chitarra e poi la batteria, decisamente poderosa, per questa seconda traccia, un filo più melodica della precedente, il pezzo risulta estremamente vario, si sprecano gli assoli di chitarra, tutti di pregevole fattura. Sul finale del brano trova anche spazio il basso, un po' in sordina fino ad ora.

 

Compelled: chitarra distorta in primo piano parte la terza mazzata, un muro sonoro invalicabile tagliato di netto solo da un riff di chitarra che si ripete, la batteria sembra un grosso martello pneumatico, devastante.

In questo brano, forse unico, la voce trova più spazio e rende il pezzo più fluido e meno monolitico.

 

Doppelgänger: la traccia più lunga: supera gli otto minuti, decisamente roccioso, questo pezzo è  un tritacarne, batteria e chitarra soffocano tutto, la voce esce rabbiosa, la velocità non è eccessiva, anzi, vi sono diversi rallentamenti che spezzano il continuum sonoro in modo da rendere il pezzo più fruibile. Tanti cambi di tempo dunque, a circa 6 minuti un' assolo di basso stranissimo, davvero azzeccato.

Anche qui il cantato smette dopo circa 5 minuti dall'inizio del pezzo.

Il minuto finale è un arpeggio di chitarra in progressivo rallentamento.

 

Nausea: ultima traccia del cd, il pezzo parte in modo identico a tutti gli altri, potenza e tecnica a fiumi, se non fosse che a circa metà del brano i ritmi altissimi rallentano la struttura basaltica del brano, si apre e permette all'ascoltatore di riaversi un'attimo. Notevole il bell'assolo di chitarra ai sei minuti ma, poi, la violenza riprende il controllo, l'album finisce dove era cominciato.  

 

Se dovessi dire che questo album mi è piaciuto, mentirei senza dubbio. Obbiettivamente il trio laziale ha una dimestichezza ed una proprietà nell'uso degli strumenti decisamente sopra la media, la produzione è stratosferica, ogni strumento suona alla grande e trova la propria nicchia dove si esprime in modo soddisfacente.

Detto questo l'album mi sembra un collage di tanti stili, che a volte si incontrano e rendono bene, mentre altre volte fanno un po' a cazzotti, come ad esempio: la voce growl su una struttura thrash mi attira davvero poco (non per fare il purista sono aperto a qualsiasi novità), inoltre a mio parere una seconda chitarra per rendere il suono più rotondo era doverosa.

La tecnica e la potenza sono assolutamente palpabili dall'ascoltatore ma il disco rimane molto impersonale, non lascia nulla dal punto di vista emozionale, si ha l'impressione di sentire qualcosa di già fatto. Manca, secondo me, l'inventiva di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che sia il loro marchio di fabbrica.

Le cose anzidette rimangono assolutamente un'opinione del sottoscritto ed invito chiunque legga questa mia recensione ad ascoltare questo disco e farsi la propria opinione.

 

 

Igor Gazza

69/100