TRACKLIST:

01 – Half-Moon Night

02 – The Abyss

03 – Under the Sleeping Tree

04 – My Existence to You

05 – Broken Breath

06 – Dreamer’s Paradox

07 – Seventh

08 – Last Hope

09 – Novembre, Pt. 1

10 – Novembre, Pt. 2

11 – Genesis of Eternity

 

MEMBERS:

Anna Giusto - Vocals

Eddy Talpo - Rhythm and lead guitars

Stefano Tiso - keyboards and piano

Nicolas Menarbin - Bass

Antonio Gobbato - Drum and percussions

 

Contro ogni aspettativa, risulta difficile recensire un album pienamente attribuibile a quel sottogenere di metal che puoi definire "del cuore", quello che poi, al mondo del metal, ti ci ha portato. Il tanto amato (o odiato?) "Symphonic Metal". E risulta difficile un po' perché il tuo cuoricino batte più forte al solo ascoltare certe sonorità che ti provocano una bella dose di nostalgia, e di conseguenza perché il timore di non risultare del tutto obiettivi nell'analisi incombe lugubre, sia in senso positivo o eventualmente negativo, dopo aver individuato magari molteplici similitudini e passaggi fin troppo noti e scontati. Perché diciamocelo, il symphonic metal ha detto tanto, forse tutto quel che poteva dire è stato già ampiamente proclamato nelle ultime due decadi. Ma lanciamoci in questo viaggio propostoci dai padovani Afterlife Symphony. Moment Between Lives (questo il titolo dell'album) si presenta sicuramente come un progetto solido, mirato, non lascia spazio ad errori o dubbi da particolari contaminazioni. Ci troviamo di fronte ad un full-lenght symphonic metal di una female fronted band. Ora, però, arrivano i punti interessanti: parliamo di un concept album i cui temi principali riguardano introspezione, karma, passato in relazione al presente. È uno stream of consciousness vero e proprio quello che ci investe i timpani durante l'ascolto, mediato e interpretato dalla potente voce di Anna Giusto e dalle strumentazioni degli altri membri della band. Il lacerante conflitto tra sete di conoscenza e intima meditazione è chiaramente percepibile nella miscela di parole e suoni confezionato dai nostri. L'ascolto inizia subito con evidenti influenze ed elementi alla Epica vecchia maniera, nelle ritmiche e nell'inserimento delle tastiere, per poi passare a qualcosa che (E parliamo soprattutto di The Abyss, seconda traccia del full-lenght), sia nelle linee vocali che nella parte strumentale a supporto ci riporta agli Evanescence, pur non lasciando mai del tutto l'impronta "epichiana". Nonostante ciò, l'album riesce a non sfociare mai in eccessi e barocchismi sterili, rischio sempre dietro l'angolo quando si parla di questo genere di produzioni. Fortunatamente, in questo caso i vari passaggi si alternano sempre in maniera sobria e non bombastica e ciò non può essere che un pregio. Degno di menzione risulta anche il comparto tecnico che regala suoni puliti per tutta la durata dell'ascolto. Qualche impronta più Nightwishiana (e vintage, poiché torna in mente il vecchio Angels Fall First dei celebri finlandesi) la ritroviamo forse in Novembre pt. 1, perfetta intro per Novembre pt.2, in cui i ritmi e le atmosfere più epiche assumono di nuovo il comando in quella che può essere considerata sicuramente un highlight del disco. Ottima la chiusura con Genesis of Eternity, una delle tracce dall'impronta meno catchy a completare il clima piuttosto vario (e a momenti un po' duro in verità) di questo album che va a concludersi con la ripresa dei primi arpeggi di Half-Moon Night, come a chiudere perfettamente un cerchio. Cosa dire, tirando le somme? I richiami ad altre band in passaggi e riff probabilmente risultano a tratti un po' troppo evidenti e, soprattutto, nettamente individuabili in brani precisi e conosciuti, il rischio di ricordare troppo qualcun altro è concreto. Se questo sia un bene o un male assoluto, poi, lo lasciamo giudicare alla soggettività di ognuno. Vero è, che parliamo di un genere, come detto, che forse ha dato tutto. Ciò non toglie che gli Afterlife Symphony abbiano sicuramente molte frecce al loro arco ancora da scoccare. Ottime idee a fare da scheletro al lavoro, voce potente, bei riff, ottima la strumentazione in generale a parte qualche incertezza sui ritmi e buoni i passaggi. Forse bisognerebbe però osare un pò di più e al tempo stesso bilanciare meglio tra loro i vari elementi sopracitati (a volte le linee vocali sembrano quasi "staccate" dal resto), buoni, ma troppo a se stanti. Rendere il tutto più armonico e più proprio, anche a costo di tagliare fuori qualcosa, può solo far bene. C'è da dire qualcosa in più, rendere l'ascolto più coinvolgente a primo acchito e cercare di schivare il rischio di finire sterilmente nell'ormai babelica realtà del Gothic Metal Sinfonico. Le capacità non mancano di certo, si tratta di scalpellinare e tirar fuori il carisma. Attendiamo fiduciosi il prossimo lavoro.

 

 

 

Karen

65/100