I nostri ci presentano un album composto da otto tracce per un totale di quaranta minuti, una raccolta più o meno variegata direi. Ci propongono un sound tipicamente melodic death metal, senza influenze particolari; si pesta come al solito e si cerca di rendere melodico il tutto.

Partiamo con "Tunguska 1908", nella quale i nostri ci dimostrano di saper variare tra breakdowns e riffing più o meno classici nel genere. Doppia cassa quasi sempre presente ed un cantato in growl non molto personale condiranno questa prima portata. Nel complesso il brano risulta orecchiabile, anche per via di alcune sezioni più o meno varie tra di loro che non lasciano il brano troppo statico.

Non mi sono neanche accorto della fine del brano precedente e siamo già al successivo "Doomsky fills your eyes", che da regola introduce il pezzo con un riff un po più lento ed atmosferico, per poi ritornare ad un riffing violento e sorretto dalla solita doppia cassa. La storia si fa diversa quando i nostri incalzano con una ritmica più cadenzata e con più groove. Ci sono più richiami ad un Death metal old school rispetto al pezzo precedente, molto anni Novanta. Notevole ed ispirato l'assolo, che apre la via ad un riffing scontato ma efficace.

Ed è subito "Tabula Rasa" con la terza traccia, la quale finalmente è ricolma di quella cattiveria e di quella potenza necessaria per farmi dire "Non male, cari, non male" ma si potrebbe fare molto di più, perché una band del genere deve fare di più...gli è concesso farlo. In meno di tre minuti tutto può cambiare in un disco di quaranta...ne abbiamo la prova...forse.

Ciò che non mi convince è questo approccio un pò troppo semplicistico al genere, che non vuole dire nulla di nuovo...certo non è facile innovare un genere stereotipato e ricolmo di proposte come il melodic death, ma almeno...provateci. Vabbè, andiamo oltre con "Rasputitsa", con la quale i nostri ormai hanno già confermato un sound che guarda in un senso unilaterale, cioè essere l'esatta riproduzione di tantissime band melodic death già in giro. Quarto brano forse un pò più ispirato, ma siamo sempre in quel "cerchio di proposte" ormai già realizzate e sentite molte volte. Ma soggettivamente piacciono al sottoscritto, e per me vale una sola regola: se mi fai godere, allora sei un grande. Senza offesa per moltissimi altri artisti eh.

Siamo ad ottobre e dovrebbe far freddo, e che c'entra con la band? C'entra perchè "Nuclear Winter" è l'inverno secco, bestiale, brutale cattivo che zio Putin vuole imporr...ah no, perchè gli Yarast fanno un bel devasto.

Ci troviamo di fronte ad un pezzo costruito per essere trascinante e potente, si fottano quelli che vogliono sperimentare. Qua violenza e brutale cattiveria sovrastano maestose. Condite da un pizzico di tragica malinconia, quasi teatrale...quasi sognante.

Entra l'acustica, perchè non si è mai metallari al cento per cento, se non si infila una sezione brutale e melodica al contempo. Ed il brano termina sempre più cattivo.

Ovviamente non può mancare la canzone strappa mutande, strappa lacrime...Insomma, la song che pare tranquilla ma che poi si trasforma in un carro armato degno dell'armata rossa russa soviet. Avanti con "Blood Path", sentiero di sangue. Caldo, sulla neve gelida. Poesia...Ritmiche cattive, riffing già sentiti ma non importa nulla...Quando vai in guerra conta l'efficacia, poche storie. Gli Yarast hanno gli attributi per trasformare i propri strumenti in Kalashikov pronti a mitragliare tutto ciò che si trova sulla strada.

Il sentiero di sangue è comunque più interessante, con mille sfaccettature che non mi aspettavo...Notevole.

"Deserter" fa tremare i muri, fa cadere i vetri a pezzi. Headbang violento, mosh cattivo e "Gente che muoiono...benissimo, ma muoiono". Questa è la penultima traccia, che è tipo la fase finale della battaglia. I nostri scaricano tutto l'arsenale, sparano su tutti e lo fanno anche molto bene. Via di riffing aggressivi, e di ritmiche sempre più incalzanti. Perchè l'importante è fare male, sapendo di fare bene...che dite? Non ha senso? Invece si...perchè gli Yarast secondo me, un pochino, si sono limitati. Secondo me sono in grado di fare di più e meglio...ma chissà, forse non hanno voluto. Forse. Deserter è un assaggio delle loro capacità reali, forse.

E "Retaliation" è la fine del mio viaggio in Russia, anche se vista da Roma. Insomma, un pò come andare su Internet e vedere il Cremlino da casa...Non che sia il massimo, ma ci può stare. Ed è esattamente la sensazione che c'ho io quando sento gli Yarast. Si potrebbe fare di più. E meglio.

Il mio consiglio alla band è quello di provare a spingere un pò di più sull'accelleratore. E di essere un pochino più aggressivi...Si lo so, è melodic death. Ma non significa nulla, è il messaggio che conta. Se quello è potente, anche la musica lo sarà.

Agli ascoltatori dico che se è vero che il melodeath è stracolmo di band, è vero pure che le band valide esistono ma sono poche. Chissà se gli Yarast non siano una di quelle? Boh. Chi lo sa.

So solo che a me il disco è piaciuto, ma purtroppo più di un sessantasette non posso dare, perchè appunto la proposta è quella che è. Devo essere imparziale...Fine!

 

 

StonedLord95

67/100