I BURNING BUTTHAIRS nascono in Germania a Erfurt nel 2001.

I tre componenti sono Sasha al Basso, Marlis alla chitarra e batteria e infine Ötze alla voce.

Il loro stile, denominato Death Grind, ha invaso le orecchie dei tedeschi, amanti del genere.

Nel 2002 registrano la loro prima demo dal titolo “Fuck the War (Steiner)”. Dopo due anni incidono la loro seconda demo “Promochsen CD” che li fa conoscere al grande pubblico. Nel 2007 vengono messi sotto contratto dalla Nocturnal Empire e incidono il loro primo album “Impulse to Exhume”. Nel 2008 incidono un EP “Kapelle Krach” e si ripropongono nel 2010 con un altro EP “Evening Feast”.

Nel 2013 passano alla Rebirth the Metal Productions, con un nuovo chitarrista Stephan e  con il cambio di label, incidendo il loro ultimo lavoro “Dirty Sanchez”.

 

 

Questi ragazzi burloni provenienti dalla Germania hanno creato un modo divertente di fare deathcore, con la simpatia sia dei testi che delle copertine. Un album godibile, sotto certi aspetti anche innovativo, in un genere chiuso come il deathcore, facendone rivivere il genere senza rinnegarlo, con una lunghezza delle canzoni superiore rispetto ai gruppi grindcore, mixando perfettamente sia il death che il grindcore.

 

DIRTY SANCHEZ

Un album composto da ben 16 brani e una durata comprensiva di 40 minuti e 48 secondi.

Un artwork divertente non splatter ma ridicolo.

 “The Cannibal”, prima canzone dell’album, si apre con una intro in cui si percepisce il massacro di una ragazza. Subito dopo, batteria e voce, attaccano senza lasciare respiro. Potenza musicale e chitarre fulminee, accompagnano l’ascoltatore attraverso i due passaggi  fondamentali, scanditi da un assolo di chitarra;

tra il primo,il secondo e una parte finale tiratissima con un grugnito da maiale alla fine.

 

“Tortured and Killed”, seconda canzone dell’album, inizia subito martellante. Volumi degli strumenti bassi, riff taglienti e intrecciati, velocità rallentata rispetto alla canzone precedente, con il martellare della batteria verso la parte centrale e poi nuovamente un rallentamento verso la fine.

 

La terza traccia “The Rostov Ripper” viene introdotta da batteria e chitarre, la voce ben piazzata entra perfettamente, il ritmo si velocizza e rallenta, nella parte iniziale con un bridge di batteria e chitarra, e la terza parte con il suo growling tirato e animalesco porta l’ascoltatore un finale violento.

 

Quarta traccia “Die Axt in dein Gesicht”, un intro potente ed energico con il perfetto attacco del cantante e con la violenza della traccia in aumento. Un piccolo bridge di chitarra tirato al massimo e lo screming ti porta verso il finale.

 

La quinta traccia “Bizarre Killer” ha una intro parlata. Subito dopo, batteria e voce si amalgamano con una perfezione chirurgica. Le chitarre si innescano, un growiln animalesco del cantante ti immerge nella violenza del testo, in una canzone tirata al massimo e senza stacchi o bridge intermedi, con un assolo che ti porta verso il finale.

 

La traccia successiva “Butchered Raped Tochter” molto veloce e fulminea, porta l’ascoltatore in un viaggio dall’inizio alla fine senza un attimo di respiro.

 

Settima traccia “Gehacktes für die Welt”. Uno stick di batteria fulminante con una voce tirata al massimo. Il risultato finale è la canzone più corta del album, con durata di 45 secondi

 

Ottava traccia “The Vampire of Hannover”, con un intro di chitarra tagliente, voce in growl profonda, batteria martellante e lenta che aumenta di velocità al primo bridge. Un piccolo assolo di chitarra che porta al finale di canzone.

 

“The Meat Eater” è la nona canzone dell’album. Un intro parlato anticipa l’attacco della batteria, che rimane predominante, la voce penetra nei timpani all’improvviso, tanto profonda che trascina l’ascoltatore con la sua velocità. Un mini bridge porta al finale.

 

Decima traccia, titolo all’album, “Dirty Sanchez” ha un intro di batteria scattante e senza freni, la voce del cantante fulmina e violenta le orecchie. Le chitarre sono distorte e una parte velocissima strumentale porta al finale.

 

Undicesima traccia, “The Chainsaw Killer”, intro di batteria e chitarra lenta, con un successivo aumento della velocità. Il tutto viene contornato da urla strazianti, un growling fulmineo, cassa martellante e un finale sulla stessa linea precedente.

 

La traccia successiva è la dodicesima dell’album “The Milwauikee Cannibal”, ha una traccia velocissima e di una violenza quasi insostenibile, una potenza esplosiva, che conduce ad un finale lineare senza sorprese.

 

La tredicesima traccia “Triebgesteuert”, viene introdotta dalla melodia di pianoforte e violino.  Poi la batteria e la voce rompono l’armonia e la chitarra le segue con un’entrata prepotente. Un bridge conduce alla seconda strofa e ad una parte finale classica deathcore.

 

Terz’ultima traccia dell’album è “Wichst in meine Wunden”, con un intro minimale e subito dopo con una furia devastante è claustrofobica e violenta.

 

La quindicesima e penultima traccia “Two Steps Over Your Body”, con un intro di batteria e chitarra martellante, una voce ancora più potente che ti avvolge in maniera violenta, e un finale pungente.

 

Sedicesima e ultima traccia “Auddeeigs”, in cui voce e strumenti si alternano, in una monotonia che perdura fino alla fine.

 

Con questo album, in alcuni momenti godibile e in altri momenti monotono, i BURNING BUTTHAIRS non portano innovazione ad un genere chiuso e morto in sé stesso, con grugniti da maiale in calore ripetuti in quasi tutte le canzoni, troppo lunghe per essere grind e troppo corte per essere death.

La registrazione e la produzione sono troppo pulite e perfette. Sporcandola e rendendola più grezza probabilmente avrebbe reso di più.

Non è un album da buttare via, avendo margini di miglioramento.

Attualmente è consigliabile solamente agli amanti di questo genere.

 

Lucyfer

 

60/100