Premetto innanzitutto che ho voluto attendere qualche giorno prima della stesura di questa prima recensione, anche per cercare più informazioni su questo album che vado a presentarvi. Purtroppo le uniche cose che sappiamo sui Gust in Grief, è che hanno rilasciato un lavoro intitolato “Spiritual Contraddiction” e che provengono dalla Russia. Niente di più, niente di meno, per una proposta “Doom/Death” nella norma; a tratti influenzata da sonorità più gotiche ed orrorifiche, ottenute attraverso sintetizzatori e tastiere. L’album prevede un totale di sette brani, di cui due funzionano da Intro e da Outro.

I Russi aprono le macabre danze con “Anxiety”, una strumentale composta quasi esclusivamente da violini o comunque da strumentazioni più o meno da musica classica; questa prima traccia ha il compito di accompagnarci verso la prima vera traccia, ovvero “Vital Delusion”. Delle linee melodiche di chitarra delineano uno scenario incerto e poco rassicurante, dopo di che tutta la band ci trascina in un vortice di violenza. A tratti si possono ascoltare delle digressioni più melodiche, ottenute attraverso rallentamenti e strumenti come l’organo.  Sebbene la traccia abbia una durata di circa sette minuti, durante la stessa possiamo assistere a tantissime variazioni di atmosfera e di generi, sicuramente un punto a favore della band…ma a sfavore dell’ascoltatore, che ha pochissima continuità di ascolto e non può assimilare le intenzioni della band.

Ma passiamo oltre ed andiamo alla terza traccia, la più lunga “Self-Contempt”. Qui abbiamo quasi nove minuti di canzone, e quello che mi aspetto è decisamente in linea con la traccia precedente. Possiamo sentire un connubio tra ritmiche “doom/death” ed orchestrazioni sinfoniche, sulle quali il growl cupo e decadente riesce quasi a convincermi che questo brano abbia più potenzialità di quello precedente. In questo brano le linee melodiche ottenute da violini ed organo hanno vitalità propria rispetto al “riffing” delle chitarre ed alle ritmiche di batteria e basso, e questa peculiarità rende sicuramente vario l’ascolto e non ci si può lamentare, almeno per questo aspetto. La voce in “clean” non ha una sua personalità, ma non importa più di tanto, poiché nel complesso la band ha decisamente altro da dire (ed avrei preferito a questo punto la sola voce in growl).

“Withering Lives Garden” si presenta in un modo totalmente diverso rispetto alle tracce precedenti. I nostri mostrano una furia assassina devastante, tra riff maledettamente tritaossa ed atmosfere tenebrose e cupe. L’annichilimento totale senza sosta tra sezioni più spedite e rallentamenti con sezioni melodiche, non lascia scampo. Nel complesso questa traccia è una delle più riuscite del disco, poiché ovviamente rappresenta il “doom/death” al massimo delle sue potenzialità. Non mancano comunque le parti suonate con l’organo (non manca mai!).

La quinta traccia “Comprehension” segue la scia della precedente. Riffing assassino, demolitore e devastante in accoppiata con vari inserti melodici di organo/violino (et similia). La formula applicata è praticamente la stessa, quindi sezioni aggressive e parti più melodiche. In questo brano c’è anche un assolo, seguito sempre e comunque dall’organo con la voce in clean. Insomma, poche idee ma messe bene ed in un contesto azzeccato. 

Arriviamo alla penultima canzone, “Frozen”. Quest’ultima vede un maggiore uso delle chitarre, e di ritmiche più cadenzate…prima di un assalto tipicamente “death”. La sezione ritmica si scaglia con grande fervore, quando deve. Le sezioni tipicamente “doom” non mancano e soddisferanno spesso le orecchie dei più appassionati. Ad un certo punto è possibile sentire uno strumento a fiato, che nel missaggio sicuramente rende l’idea di “epico”. In questo brano è possibile sentire moltissime variazioni di atmosfera, come nelle canzoni più lunghe del gruppo russo.

Termina questo lungo ascolto ed in parte un po’ sofferto (le motivazioni a breve) con l’ultima traccia che funge da outro, ovvero “New Life Morning”. Qui sembra emergere un lato romantico e quasi psichedelico della band, un vero peccato che sia emerso solamente alla fine del disco, perché sarebbe stato interessante sentire queste sonorità miste alla pesantezza del “doom/death” più cupo e tenebroso.

In definitiva sono sette brani di cui 3-4 sono veramente ascoltabili e godibili, mentre gli altri non più di tanto. Un consiglio per gli ascoltatori: cercate di cogliere il lato sperimentale del gruppo, non fissatevi con la ricerca della pesantezza fine a se stessa poiché non c’è. Il Doom metal è anche questo, dopotutto. Per la band avrei qualcosa da dire, peccato siano Russi; dovrebbero tentare a mio avviso di mantenere una linea più logica, sforzandosi di non cambiare moltissimi aspetti. E curare di più la produzione, che non rende di certo onore a questo album. 

 

 

StonedLord95

67/100