Cattivo, cattivo, cattivo!!!

Un debutto al fulmicotone per i teutonici “Humanitas Error Est” (anche se il moniker non è che mi convinca tanto…). Formatosi in quel di Lipsia nel 2013, il sestetto germanico ci propone con “Human Pathomorphism” una mazzata micidiale di black metal anti umano, incazzato, nichilista e misantropico. Siamo in presenza di muri di suono impenetrabili che richiamano alla mente i nostrani Handful of Hate (tanto per dire che non c’è bisogno di andare a cercare in Germania roba di spessore), con il loro incedere da schiacciasassi. 

Tante mazzate dunque, e pesanti. Ma non basta mazzolare per suonare black metal (e nessun altro metal…direi), bisogna farlo con cognizione di causa. In questo i Nostri sembrano avere un buon talento unito a delle ottime doti tecniche. L’uomo dietro le pelli è un panzer corazzato che avanza inarrestabile. Blast-beats alla velocità della luce creano un tappeto ritmico da scala Mercalli richiamando alle orecchie il buon vecchio Zbigniew Robert "Inferno" Promiński, che dei ritmi serratissimi ha fatto il proprio biglietto da visita, lavorando alla pari di una drum-machine.

Le due chitarre, dal canto loro, tessono trame di buio, da cui trasudano solo odio e rabbia. Non c’è nemmeno spazio per un po’ di malinconia, solo gelo e rasoiate affilate, tremolo picking e un rincorrersi frenetico delle sei corde che, a sprazzi (ma solo a sprazzi) riescono a regalarci anche dei riff più “orecchiabili” (“One Piece Human”) per quanto il termine possa suonare ossimorico all’interno di questo contesto. 

Il punto forte dei ragazzi di Leipzig è senz’altro  la nota innovativa che ci propongono: due singer (che non fanno altro che spaccarsi le ugole…nel senso che non sono armati di alcuno strumento…nemmeno di tortura), un signore e una signora che si fanno vicendevolmente da completamento. Ghoul – il signore – più tendente al growl con un timbro bello pronunciato e profondo, e S Caedes – la signora – più indirizzata sullo screaming classico ma con quel tocco femminile, un po’ acuto e graffiante a tratti fastidioso, che regala alle composizioni sfumature inaspettate e sicuramente innovative – seppur assolutamente contro tendenza – all’interno del genere di riferimento.

Tirando le somme “Human Pathomorphism” è un album di indubbio valore con delle piccole perle che si distinguono all’interno delle 11 tracce (compresi  intro e outro) che, nelle ripetizione di una formula collaudata, rischiano di trovare il proprio punto debole; penso, ad esempio, a “Quod Homo Appellatur Morbus Est” o a “Skinning Alive” dove la violenza sembra più ragionata o, per lo meno, meno fine a se stessa. 

Assolutamente sopra la sufficienza anche se tutt’ora continua a sfuggirmi l’utilizzo del latino da parte di popoli reputati, da noi di nobile stirpe, barbari. Ci starebbe bene il famoso adagio: “quando voi stavate sull’alberi (romanesco) a Roma eravamo già froci!”

 

 

Possenreisser

75/100