Un effettivo, tragico e tenebroso inizio apre questo album di non facile ascolto. Ma questo è ciò che prevede il genere: prendere o lasciare.

Perché qui è di experimental dark  black metal che si parla o meglio una sorta di doom ridotto all’osso mescolato ad un dark ambient che può farci ricordare gli MZ 412.

Un cantato drammatico con una voce tra lo screaming e il pianto disperato di un’ anima priva di qualsiasi speranza di sollievo dal dolore della vita e che anche nell'agonia della morte, lascia che gli ultimi attimi, prima del grande buio, siano di patimento e disperazione.

Quì non ci sono spiragli di sole ma solo gelida notte.

Mentre nei primi album di questo artista messicano (i Necrosadik sono una one man band) veniva rappresentato e palesato il terrore per la morte, in questo disco il concetto viene rovesciato dove troviamo  una glorificazione della fine della esistenza come fuga dal dolore della vita ma anche come estremo ed ultimo atto di masochismo.

Di brano in brano, l'album è un susseguirsi di gelide note di piano accompagnate da un incessante battito ritmico di un tamburo suonato dallo stesso autore che qui, come in tutti gli altri album, è il solo esecutore di tutti i suoni, cantato e registrazioni per confluire negli ultimi pezzi dove è la chitarra a diventare lo strumento principale, suonata, comunque, sempre in modo monocorde.

Diverso è il pezzo della title track dove un cantato iniziale eseguito all'inverso accompagna una sequenza quasi doom nell'idea se non nella forma.

Una volta finito di ascoltare questo album si resta con addosso l’oscura disperazione ma anche  un malizioso godimento per chi come il nostro autore si autoproclama un masochista innamorato del dolore cerebrale e sentimentale.

E’ anche vero che questo album segue un po’ troppo i soliti stilemi di questo genere non offrendo grossi cambiamenti tra i vari pezzi…coerenza o mancanza di varietà?

Sono ben 11 gli album di Necrosadik di cui questo è solo il nono, tutti autoprodotti assieme a singoli, EP e  split, a partire dal 2008 ,dove ha anche inciso alcune cover, a dire il vero interessanti come ‘’My Way di Frank Sinatra’’ fra le varie.

Ora pare essersi fermato per un periodo di stasi creativa.

Questo è un disco oscuro per anime oscure, desiderose di continuare ad struggersi nel dolore e nella più grande tristezza.

Nel frattempo auguriamo a Necrosadik un ritorno nel mondo musicale con rinnovata voglia artistica e con, magari, un briciolo di originalità in più.

 

TRIPLAX

60/100