“Conspirancy Of Blackness And Relative Aftermath” è il nome della band (ma anche del loro album) che si è dedicata duramente facendo sacrifici per la creazione di un album, raccontando attraverso il mito, poesia e metafora.

Tutto cominciò nel 2008 quando i C.O.B.R.A. fanno i loro primi passi guidati da Antonio Bortone, il chitarrista principale, tra le curve del mondo della musica creando inediti heavy metal, delle vere e proprie canzoni che mordono. Passo dopo passo la band, proprio come una crisalide, si è evoluta in una nuova creatura modificando le proprie caratteristiche. Quando la mezzo-soprano Grazia Riccardo entrò a far parte della band, alle canzoni preesistenti vennero date forme differenti attraverso le nuove sonorità sinfoniche accompagnate da un pizzico di progressive. Come di solito accade nelle band, dei cambiamenti nella line-up si ripercossero nella natura della band sviluppando nuove onde sonore e risonanze speciali. Ogni singolo pezzo di ogni singola persona della band si è incontrato lungo questa strada, dando alla luce nel 2016 il primo album C.O.B.R.A., creato in ogni parte interamente da loro.

“Anthelion” è la canzone di apertura di un album che conta nove tracce, pur durando quasi cinque minuti non rimane pesante ma è orecchiabile e la voce della cantante rende la canzone profonda donandole un che di mistico e atemporale, l’unica cosa che personalmente non mi piace è che la fine della traccia non sia incisiva ma sfuma di volume, l’audio si abbassa fino a quando non parte la traccia seguente “High up to the sky” ; quest’ultima ha un inizio forte e rude accompagnato da una specie di grugnito da parte del chitarrista principale Antonio Bortone che durante la canzone si contrappone alla voce della mezzo-soprano, questa traccia a differenza della prima ha una chiusura incisiva da parte della batteria. Ho trovato “Mary s blood” e “Evil Machine” piuttosto noiose, la prima da subito, appena è iniziata in modo troppo lento che è durato per tutto il tempo lasciando una sensazione di instabilità perché sembrava che dovesse esplodere da un momento all’altro ma ciò non è avvenuto, la seconda invece da come inizia promette bene, ma alla fine è monotona e ripetitiva, con un sound sempre troppo leggero. “Phoenix” è una canzone interessante da subito con la voce cristallina della vocal accompagnata alla perfezione dalla chitarra e prosegue con accompagnamento di basso ed entrambe le chitarre, inoltre in questa canzone si sente finalmente il vero valore del batterista Oronzo Santoro che fino ad ora (questa canzone è la quinta traccia) era stato piuttosto ripetitivo. “Mijollnri” e “Black Window” non sono un granché, ricordano le prime due tracce forse con la differenza che la batteria si sente di più ma sono presenti troppi assoli di chitarre senza senso (per i miei gusti personali). “Nevermore” e “Dark Warrior” sono le ultime due tracce dell’album, la prima è qualcosa di completamente diverso dalle altre tracce che più o meno si somigliano tutte, il sound è ancora più profondo e le capacità vocali di Grazia Riccardo sono sfruttate a pieno finalmente, rimane comunque in disparte la batteria purtroppo, la canzone a chiusura invece inizia con un delicato assolo delle chitarre e del basso, fino a quando non parte tornando al sound solito della band, in definitiva non è speciale o altro come canzone.

Infine si può dire che come album C.O.B.R.A.  in generale sia buono ma le canzoni si somigliano quasi tutte, eccezion fatta per un paio, e sono di per sé ripetitive e monotone in quanto usano sempre gli stessi schemi, assoli di chitarre troppo lunghi e la batteria quasi inutile, ma rimangono comunque orecchiabili.

 

 

Touka

71/100