A distanza di due anni dal loro ultimo album di inediti la percezione dell’ individuo in questo paese non è cambiata, tutto ciò che io-singolo tocca sparisce nella Land of Illusion poiché nella politica la collaborazione è assente.  Come le scintille nelle chitarre dietro il vetro, gli Ibridoma hanno impreziosito le tournée di Blaze Bayley, Uli Roth e Necrodeath ed è bastato un festival in Slovenia perché i ragazzi di Macerata stilassero un resoconto delle differenze fra l’ organizzazione fuori dal confine e la mancanza di iniziativa in Italia. Il lavoro del 2014, Goodbye Nation, era caratterizzato dall’ heavy power e dalla resa impeccabile e trionfante del riff al suo interno, con questo nuovo December Alessandro e gli altri si prefiggono di impattare sui fan con motivi più graffianti e intensificati da effetti sonori più evidenti. Il pezzo iniziale è quello di un gruppo che si stacca dalla tradizione più scura e granitica nel ritmo dell’ heavy per ingozzare l’ ascoltatore con un riff più industrial nel timbro. L’ elettrica la si lascia profetare con vampe di fuoco che durano a lungo perché l’ obiettivo in Sniper è creare una saturazione sonora ricca di pathos simile allo sleaze. Il fine di un sound internazionale dove le vibrazioni salgano dai grandi rave, con un incipit che mette in comune le munizioni con Right next Door to Hell dei Guns, sembra si stia realizzando. Covered my Blood inizia con un riff che fa esaltare qualche vecchia incursione nel doom dei Candlemass, ma più scatenato, poi il motivo rallenta perché Alessandro vuole stupire nel groove. Il ritornello si articola quasi in surplus, con gli strumenti che imbandiscono un vacuo contorno per stendere le doti vocali di Bartolacci, in rapida successione si gode di un effetto quasi killswitch della chitarra. December conferma la volontà di aprire certi motivi del doom a un linguaggio più melodico, infatti i tempi del riff iniziale sono quelli del doom e ugualmente del ritornello. La vivacità dell' assolo condisce con gusto un agglomerato ritmico già spumeggiante. La chitarra in Chemtrails vuole fare da fondale annichilente per gli strumenti che vengono a galla con un taglio hard. I nostri propagano un sound compatto che a volte porta alla luce sculture bronzee di rock perduto, altre consente a Christian di destreggiarsi fra le ottave. Mi sembra che il power viene inserito come Rage o Sanctuary lo inoltravano nell’ heavy, nel senso che danno più importanza alla solidità della batteria per fabbricare un pezzo più studiato a livello di basso e chitarra, il ché può risultare esoso, ma fa parte del percorso di crescita. Il basso comincia a scorrazzare più veloce in I’ m a Bully, il riff chitarristico parte in maniera compressa, ma Marco camuffa il riff in ogni sorta di abito, sdolcinato, feticista, graffiante, mentre le parole si impregnano di squallore nel Christian perverso e qualche clean vibrato allenta l’ impeto di questo heavy che talvolta sa di thrash. In dead trees la batteria partecipa al riff della chitarra, durante il ritornello fluttua un afflato di Holiday degli Scorpions con un andamento meno scontroso, l’ assolo nel finale fa balzare alla mente il rock arena che si sviluppò quando si voleva forgiare un hard rock adattato alle grandi esibizioni dal vivo. All’ inizio di Come with Me si scopre una chitarra acustica molto sensuale, sebbene si associno più su un alternative anni novanta, con il basso più fruibile, ma con qualche assolo di gran caratura Marco Vitali raggiunge molti degli accordi più aperti e non disdegna qualche killswitch. Land of Flame con Blaze Bayley si apre con l’ equalizzatore che irrigidisce il motivo, poi imperversa un’ energia tenace dove le peripezie orientali devono essere offuscate da una ritmica aspra. Christian e Blaze guerreggiano tra riff che odorano di Iron Maiden. Anche in I Don’ t Like partono da un riff robusto, ma attenuato da una melodia un po’ più accattivante come loro abitudine. La batteria offre all’ hard rock un effetto di dissoluzione naturale nelle acque curatrici. Oltre ad essere perfezionisti nelle scelte in fase di registrazione, in pezzi come I Don’ t Like si nota che gli Ibridoma sono maestri nel conferire un elemento emozionale nella ritmica heavy, ma ancora commettono qualche leggerezza negli stacchi tra le vari sezioni di un brano. Nell’ evoluzione dall’ album precedente abbiamo maggiore differenza tra i brani, che si distinguono meglio e illustrano ognuno il proprio percorso sonoro. Pure l’ ultima Change Me si distacca militarizzando la sezione ritmica e stupendo con un cantato che non sovrasta mai i numeri di Alessandro Morroni e l’ elettrica che compie degli agguati e colpisce con insolenza. L’ artwork mostra una fenice quasi sommersa dalla collisione fra natura e modello metropolitano, la natura appare difficilmente accessibile, ma cerca di invadere le strutture artificiali dove le auto parcheggiate sono ormai la parte più possessiva degli spazi. Alessandro e soci si propongono tra i grandi protagonisti di una nuova stagione di heavy metal, che ha saputo trarre giovamento dagli anni novanta, con certe sferzate chitarristiche di Change Me che ricordano la track iniziale bramano ricondursi a un solo credo, ma per costruire un messaggio vincente nel 2016 occorre avere una passione eterogenea nel comporre e trarre il meglio da ogni soluzione ritmica.

 

 

Polverone Liz

81/100