Concept album molto pomposo che trasmette emozioni forti, ti trasporta in questo mondo dark con atmosfere cupe, le 9 tracce che compongono questo album sono molto corpose con riff e cambi di tempo cadenzati al tema del testo, con il loro gothic metal mischiato al doom più puro hanno trovato il loro stile personale, l’ascoltatore viene rapito da questo misticismo che circonda album, la voce pulita si amalgama bene con lo scream.

L' artwork trasmette solitudine, con i colori Freddi e la desolazione del pianeta Nibiru. Hanno una buona pronuncia in inglese  e la voce viene modulata traccia per traccia  in modo diverso da trasmettere emozioni diverse. Narra di una epopea degli antichi visitatori sul nostro pianeta terra.

L' album si apre con una canzone strumentale dal titolo 'These Days of War' con un arpeggio di chitarre; la seconda chitarra da un tocco molto personale.

L'album prosegue con 'The Realm of Commorion', intro di batteria e chitarra;  il batterista pesta duro sui piatti, la tastiera di sottofondo accompagna all' ingresso del secondo ritornello. Un bridge di tastiere, chitarre, batteria e basso che si fonde con la batteria,  un buonissimo assolo non banale  ti trasporta al gran finale. Terza traccia è 'Neanderthal Sands', title track, un intro aggressiva e per nulla scontata, un riff di chitarra graffiante con la batteria che si mischia bene al contesto, la voce roca si amalgama bene alla canzone e alle tematiche affrontate, un bridge lento con effetti bellissimi e poi ricomincia a martellare. Le testiere di sottofondo fanno da tappeto a una bella title track; un secondo bridge cantato e gli effetti flanger ti accompagnano all’assolo e un finale con  chitarre e tastiere. 

Il viaggio prosegue con 'No Place for the Heart' un intro lenta e arpeggiata a chitarra pulita, poi si incatena voce e batteria e la chitarra diventa carica, le tastiere di sfondo e arpeggio anch’esso a sfondo  ti porta al ritornello; un mini bridge e parte la seconda strofa con dei piccoli assoli di sottofondo e poi l‘ assolo principale. La voce in scream in alcuni momenti ci sta benissimo poi la canzone rallenta un pochino e ti porta di nuovo al ritornello, le tastiere sono presenti e un finale della canzone da brividi ti fa proseguire il viaggio; proseguiamo con  'Black Rainbow' un intro aggressiva con un assolo iniziale, gli strumenti ti trasportano in questo arcobaleno nero, l'ascoltatore è catapultato in un mondo oscuro, le tastiere rendono la canzone ancora più spettrale e i rallentamenti improvvisi fanno venire il phatos a chi ascolta, si passa subito alla seconda strofa, un bridge lungo a tutti gli strumenti alla seconda parte della canzone è sconvolgente, un assolo pieno e veloce e tecnico ti porta a un finale da brividi e le tastiere presenti e distorte ti trasportano alla traccia successiva che porta il titolo di 'The Sins of Atlantis' intro lenta ad arpeggio tipo ballad, una voce in parlato poi una potenza sconvolgente strumentale. Di nuovo la potenza tutta strumentale e ci porta alla terza parte di canzone un assolo allucinogeno ed è il finale. Il disco prosegue con la traccia numero 7 dal titolo 'Zep Tepi' dalla lentezza della traccia precedente dall’intro potentissima  dove chitarra batteria e tastiere fanno da padrona e ci infilano un assolo, poi parte la strofa con voce ferrea e baritonale, un bridge di chitarra che ci porta alla seconda strofa, poi si fa lenta, e la cassa di batteria cotonata, poi riparte con la potenza e ci accompagna al ritornello e la parte parlata a metà canzone. Un intermezzo ci porta all’assolo a motosega, e le tastiere mettono atmosfera al pezzo, poi il ritornello ci porta al finale; penultima traccia 'Back to Tilmun' intro arpeggiata con basso ben presente e la parte doom gothic è ben presente. L'assolo iniziale ben sviluppato, parte il testo con un piccolo rallentamento, l'ascoltatore viene catapultato verso il ritorno alla realtà poi piccole accelerazioni controllate sempre con un piccolo assolo di batteria. La voce si fa più calda, e un intermezzo che velocizza e rallenta oppressivo, poi parte un assolo di chitarra e poi ricomincia il cantato e le atmosfere che trasmette sono particolari. Il disco si chiude con la seconda canzone tutta strumentale dal titolo 'Luna', intro lenta con la prima chitarra arpeggia, e la seconda distorta leggera, la batteria e gli atri strumenti vengono amalgamati perfettamente agli effetti di tastiera che ti fanno entrare in questa atmosfera spaziale e ti porta verso il finale.

Disco molto bello che ti fa partire per questo viaggio e te lo racconta come un libro di bordo, un buon ascolto per gli amanti del genere o chi si avvicina al gothic doom. Consigliato.

 

 

 

Lucyfer

70/100