Arrivano da un piccolo paesino della bassa Baviera i Battlecreek, quartetto dedito ad un Thrash Metal vorticoso, di chiara matrice germanica (primi Sodom e una spolveratina di Kreator), violento e cupo.

L'inizio arpeggiato inganna chiaramente l'ascoltatore, perche' dopo 40 secondi scarsi ci gettano nel loro mondo dominato da caos e violenza.

Nel magma metallico che ci violenta le orecchie, trovano spazio anche preziosismi armonici, che fanno da perfetto contraltare al mood dell'album.

La trama del disco in fondo e' sintetizzabile in questo modo: mitragliate continue che profumano di old school, arricchite da assoli melodici fatti con grande gusto e competenza (anche questi a velocita' super-sonica, devo specificarlo?).

Il valore aggiunto di questi ragazzi – e dovrebbe essere il parametro per ogni gruppo thrash – e' il tentativo, riuscito per chi vi scrive, di trovare un sound personale, seppur influenzato dagli ascolti personali.

Troppi se ne vedono oggi, e “pompati” dai cosiddetti esperti di settore, di gruppi TUTTI UGUALI, con gli stessi suoni, lo stesso modo di fare thrash.

I Battlecreek invece hanno tutto quello che serve per fare thrash nel 2015: influenze old school, suoni spettacolari, un cantante che varia dal growl ad acuti acidi e convincenti, un drumming fulminante e assoli fatti come si deve e con gran gusto.

La speranza e' che non vengano messi in secondo piano dall'ennesimo gruppo tipo Municipal Waste (che danni in tal senso ne hanno fatti a vagoni), ma che vengano apprezzati per come sono.

Fortunatamente la loro terra d'origine ha una audience che tende a tutelare e promuovere la qualita' quando la riconosce, in Italia probabilmente sarebbero accolti da “Beh non sono solo tupa-tupa, non e' thrash”.

Beh questo signori E' Thrash Metal, e fatto con le palle !!

I pezzi sono tutti convincenti, non c'e' un riempitivo, uno stacco banale, qualcosa che sappia di gia' sentito; come gia' accennato e' facile intuire le influenze dei BC, d'altronde si inizia a suonare dopo che ascolti qualcosa, ma come succede a pochi questo diventa per loro un punto di forza, avendone fatto una base di partenza anziche' una linea gia' tracciata da altri sulla quale vivere di rendita.

In conclusione promuovo a pieni voti Hate Injection, per la sua qualita', per i suoni altamente professionali, per il valore tecnico dei suoi componenti (ascoltatevi la strumentale Dädldi Dädldi Dä  e capirete), e in generale per aver tirato fuori nel 2015 qualcosa di nuovo da dire nel Thrash Metal.


Alle Rabitti

75/100