Thrash metal e horror. Che unione malsana e dannatamente convincente! E chi meglio del grande Andy LaRocque poteva occuparsi della produzione di questa band? 

I Critical Solution sono una formazione norvegese formatasi nel 2005 ed entrata nel vivo nel 2011 con l’ingresso nei SonicTrain Studios in Svezia del celebre chitarrista di King Diamond. La band ci propone una mescolanza sapiente, mai banale, dritta in faccia e violentissima di thrash metal e tematiche horror che a me, personalmente, fanno letteralmente andare fuori di testa.

Ma veniamo al disco. Sleepwalker è un album granitico, potente, con una produzione moderna e, paradossalmente, molto autentica. I nostri hanno registrato in piena replica delle loro prestazioni: non c’è spazio per quantizzazione o eccessi di editing. 

L’album è il ritratto di questi ragazzi cattivi, guidati dall’arcigna voce di Christer Slettebø, che ricorda una mescolanza tra James Hetfield e Jeff Waters. Stilisticamente l’influenza di Mercyful Fate e King Diamond si fonde con la durezza di Testament e Destruction. I ragazzi hanno attinto da più scene e hanno tirato fuori un’insolita impronta, che rende questo lavoro davvero favoloso.

L’album si apre con il tetro intro “Curse”, con chitarre, voci spettrali ed atmosfere gocciolanti di sangue. Il giusto preambolo all’inferno che ci aspetta a seguire.

“Sleeepwalker” è un brano classico del Thrash, diretto in faccia, con i classici cambi di tempo tipici del genere. Forse un po’ distante dal genere il ritornello, sicuramente catchy, ma che potrebbe far storcere il naso ai nostalgici del genere e fare il buon tempo dei nuovi metal fans.

Con “Welcome to Your Nightmare” i ragazzi si scrollano di dosso gli eccessi melodici e ci regalano una perla di violenza che ricorda molto i Testament di “Over the Wall”. Il drumming di Egil Mydland ci regala anche degli interessanti e insoliti blast beats. Una prova che spettinerebbe persino l’arbitro Collina.

La tetra “Blood Stained Hands” ci apre a paesaggi tetro/romantici, con questo intro romantico che potrebbe essere lo scenario ideale di un horror di Stephen King. Un low-tempo che pesa come un macigno nelle nostre anime, che si apre in un riff mid-tempo con influenze black-thrash di scuola anni ’80. In questo brano c’è anche spazio per accelerazione dove le chitarre sono un autentico palinsesto di eleganza e melodia. Ciò rende questo brano il più interessante e bello del disco, anche grazie alla conclusione con un cardiopulsimetro che rende il tutto più tetro…

“Murder in the Night” ha uno degli intro più emozionanti che abbia mai sentito, con archi in sottofondo e una chitarra classica a cantare la morte di qualche povero malcapitato. Dopo questo intro, ovviamente inizia una struttura in shuffle dall’incedere – appunto – ossessivo e spaventoso, che apre strada a una successione di riff e a una struttura che più anni ’80 non si può. Complimenti al chitarrista e al bassista per lo spessore della trama melodica e armonica che hanno saputo regalare alle nostre orecchie in questa suite strumentale davvero incredibile.

“Evidence of things unseen” inizia con un pattern di toms che ricorda una marcia mortale, mentre una sirena di polizia si fa breccia nel mix, preambolo questo che ci apre a un brano di matrice Anthrax cattivo veramente come l’aglio. Anche qui c’è spazio a una parte rallentata e pulita dai sapori horror, dove sicuramente il maestro Andy LaRocque avrà messo lo zampino concettualmente parlando, che anticipa un’ulteriore deflagrazione. 

“Lt. Elliot” inizia con un intro con un ammontare di influenze doom metal che potrebbe essere stato concepito dagli ormai defunti Heaven and Hell di Iommi e Dio, con l’aggiunta di una punta di malignità derivata dal contrappunto tra basso e chitarre di scuola Hell. Il cantato è opprimente, lisergico, mentre il riffing è un autentico macigno. Ciò che rende interessante questo brano è la presenza di un hammerblast, che all’interno di un brano dall’incedere così cadenzato è una piacevole sorpresa che lo distacca dal rischio di apparire ripetitivo.

“Dear Mother” ha un intro di basso e batteria che preso da sé potrebbe apparire abbastanza neutrale. Gradatamente l’aggiunta degli altri strumenti configura il delinearsi di un quadro di orrore e disperazione, che si palesa senza mezzi termini in una deflagrazione di riff di matrice ‘Alice in Hell’, conditi da interessanti pattern di batteria e cambi di tempo inaspettati. Un organo hammond si fa breccia mentre il singer canta la storia di un individuo e il suo volersi aggrappare alla madre. Questo brano potrebbe essere stato concepito da King Diamond, del quale cogliamo le dual lead molto melodiche in un contesto molto più spinto. Un palinsesto di originalità e grandi capacità compositive.

“Death Lament” è un brano classico, dritta in faccia, che mescola un’attitudine vocale alla Testament e a una trama strumentale alla Death Angel, con gli elementi horror che rendono questa band davvero particolare ed interessante.

"Back From The Grave" (che include le collaborazioni di Michael Denner e Hank Shermann) chiude il disco regalandoci un intro acustico e molto melodico che precede un’esplosione di thrash con echi di hardcore punk vecchia scuola davvero divertenti. Su questa scia ricordo molto gli islandesi Bootlegs (che ho avuto il piacere di produrre). Il modo giusto di chiudere un album, davvero.

Nel complesso possiamo ritenere Sleepwalker un palinsesto di thrash metal sporco di noir davvero convincente, anche se in luogo di soluzioni “catchy” per il singolo avrei preferito fosse mantenuta la matrice creativa e teatrale di questa formazione. Un must-have per i thrasher vecchia scuola, ma anche per coloro che desiderano aprire le loro vedute.

 

Edoardo Napoli

90/100