I DANGEROUS sono una band thrash metal nata a Santiago, Cile nell’estate 2006 da un’idea del chitarrista Carlos Manqui e dal batterista Daniel Gonzalez. In seguito si sono aggiunti alla formazione il cantante Carlos Monardes,  il chitarrista ritmico Gabriel Ayala e il bassista Marcelo Bustos. Dopo molti cambi di formazione nel 2009 i Dangerous pubblicano la loro prima demo, Genocide Solution, che ha riscosso molto successo nella scena underground cilena. Nel 2011 la band si scioglie per motivi interni, per poi ritornare dopo un anno con una nuova line up sulla scena metal: Daniel Gonzalez alla batteria, Carlos Manqui alla chitarra, Jonathan Reign al basso e Raul Carreño alla voce e alla chitarra. Dopo tre anni di duro lavoro ed esibizioni live, la band pubblica il loro primo full length self-produced, Metal Heritage.

L’album si apre con un temporale e degli arpeggi che fungono da base per un assolo leggermente sporco, gli arpeggi si tramutano in accordi e cominciano a dare quel movimento che poi contraddistinguerà il resto dell’album. L’Intro termina con un piccolissimo assolo in tapping. Pochi secondi dopo parte Metal Heritage, la traccia che dà il nome all’album. Nel giro di venti secondi il ritmo si fa accattivante e la potenza di basso e batteria vengono subito alla luce. Tipico sound thrash, voce meno acuta rispetto ai cantanti dei Big 4 ma calzante a pennello. Assolo di chitarra ricco di plettrate alternate, hammer-on e pull-off con un sottofondo di doppio pedale incalzante.  Le influenze dei Metallica sono visibili nell’assolo iniziale di Victims Of Hate, dove però il tocco di originalità viene dato in un pre-assolo con armonizzazioni delle due chitarre e una melodia di basso in sottofondo che rende tutto più maestoso, per poi continuare il brano in classico stile thrash. Thrash On The Streets, Murderous Tradition, Sacrifice, Danger’s Return ed Executioners Of Mankind continuano sulla stessa onda stilistica. In Sacrifice, verso la fine, c’è un piccolo assolo di basso molto d’effetto che reintroduce il ritmo principale prima della conclusione del brano. Danger’s Return si apre con il suono di una sirena che, con un fade out lascia spazio alle potenti chitarre e al basso. Battalla Final è l’unica canzone dell’album cantata in lingua madre. L’album termina con Running Amok, che comincia con un riff potente per poi far seguire subito dopo un piccolo assolo armonizzato a due chitarre (che comparirà più volte nel brano) in stile stranamente power metal, bella sorpresa! Non avrei mai pensato che dei ritmi thrash si potessero adattare a dei ritmi power così efficacemente: punti a loro favore.

In generale l’album è molto buono: buona produzione (gli strumenti e la voce sono tutti equilibrati e nessuno sovrasta l’altro), buone idee e buon modo di combinare la loro personalità con influenze come old-Metallica, Kreator, Exodus, Deathrow e Violent Force. Unica pecca è la monotonia dei ritmi, quasi sempre uguali, ma per il resto bel lavoro!

 

Vale

85/100