Anno 2000. Due ragazzi amanti della sei corde, i quali si facevano chiamare LK e LB (militanti prima di tutto nei Crazy Pigs e Rise), incontrarono Arronis Julien, amante delle pelli. Da li’ in poi decisero di fondare il progetto che conosciamo oggi: DeadlySins. Numerosi anni di concerti e composizioni seguirono fino a che nel gruppo si aggiunsero Pierre (alle vocals) e Will alla linea di basso; l’ensemble di questi musicisti dava lustro, dunque, alla scena thrash/heavy, incorniciandola con qualche influenza di altri generi e sottogeneri. Gli anni passarono e numerosi furono i cambiamenti nella formazione iniziale: al microfono subentrò Matt e, dopo vari avvicendamenti, il ruolo al basso ed alla batteria fu’ affidato rispettivamente a Lambert e Kevin. Poco tempo prima di questo cambiamento però, precisamente nel 2008, dopo un periodo satollo di concerti a fianco di nome come The Haunted e Mumakil. La band si rintanò in studio per registrare il loro primo EP dal nome “OLD SCHOOL”, aggiungendolo successivamente a lavori come “Halloween Tapes” (2004), Dementia (2012) e Anticlockwise (2014). 

Ora inizia il bello, iniziate a caricarvi e siate pronti a pogare…siete pronti? Iniziamo l’analisi delle dieci tracks provenienti dall’ultimo lavoro dei lionesi! 

Apre le danze “In Praise of Haemorrage” con un ritmo incalzante e violento accompagnato dalla voce stridolina del cantante il quale incornicia perfettamente l’anima thrasher. Imponenti blast beat, riff eterei e funesti ci accolgono perfettamente in una melodia cadenzata e ben studiata in grado di dar modo al mosh pit di iniziare a formarsi. Continuiamo con “Thrashing Metal Anticlockwise” in  totale coerenza con il brano d’incipit. Veementi battiti sulle pelli, doppia cassa ubertronica e pesanti linee di basso coniugate al solo della chitarra vengono alternate a tratti in cui il ritmo si abbassa, diventa piu’ cadenzato e ci predispone al ritorno imperante e successivo. Concludiamo anche questo brano con la voce cattiva di Matt che pronuncia il titolo del brano. Si prosegue con “Bloodstorm” in cui vengono a galla alcune delle influenze piu’ particolarizzanti ed appartenenti ai membri. Si sentono influenze di Slayer, Kreator e Sodom. Un riff centrali avvolgente domina sull’intera scena, un ambientazione surreale e per nulla scontata. Cambi di tempo e breakdown sostanziosi danno forma ad uno dei migliori brani del brano, secondo il mio parere. Un tapping veemente ci accoglie in “Brainless Playground”, un brano concitato e come di consueto violento. La voce in stile Tom Araya viene accompagnata da cori in pulito che caratterizzano non poco il loro lavoro. La velocita’ di esecuzione fa da padrone in questo brano ed il blast beat sinergico agli altri strumenti realizzano un brano su cui alzare la polvere. Arriva ora “Left for Dead”, un riff pesante, quasi alla Cannibal Corpse, si presenta al nostro apparato uditivo. Un grido di guerra si espande e subito parte l’ennesimo brano all’insegna della forza bruta e del ritmo incalzante, violento e funesto. Il testo cantato sembra come una poesia di morte ed in modo reiterato giungiamo al termine dello stesso. Una linea di basso unita al suono delle pelli apre l’intro della sesta track chiamata “Weekend Boreless Children”. Subito fa la sua comparsa la chitarra insieme alla voce sublimando l’atmosfera. Caratteristica di questo brano è essenzialmente una plettrata seriamente veloce, senza precedenti che fornisce all’intera composizione una marcia in più. Un brano senza troppe pretese ma con il suo giusto valore. Settima track è “Stabbed in Black. Incontriamo subito un incipit permeato da numerosi breakdown e da un thrashume di tutte rispetto, melodico ed allo stesso tempo capace di creare scompiglio. La voce sembra danzare sulle note prodotte e l’ensemble melodico ci culla, relativamente, verso l’arrivo di “Shake off the Gloom”. Ecco un grido straziato, la melodia più concitata e la velocità ed il ritmo in stile Slayer fanno da padrone. Le pelli rombano e le dodici corde iniziano il loro cammino fin da subito con sicurezza. Anche qui siamo sempre sulla stessa linea dei brani precedenti, pesantezza di esecuzione (con accezione positiva), sapienza e conoscenza ed anche violenza sono allo stremo. “Beauty slept in…” è la penultima track di questa opera. Un brano che sembra provenire dagli ambienti del death metal, le influenze qui si fanno molto più marcate. Un ritmo lento, provocatorio, avvolgente e deciso, un brano che piace o non piace. Riescono a mitigare parti più cadenzate e lente con qualche linea molto più pressante e celere. In questo ensemble la batteria riesce a diventare quasi lo strumento principale, sebbene non sia armonico ma la chitarra di sinistra è decisamente la colonna portante. Terminiamo l’ascolto con “Bleeding Moon”. Una melodia feroce ci accoglie per questo ultimo brano mentre la voce stridula viene accompagnata dai cori in stile Pantera. Qualche linea di batteria e basso mi ricordano i primi Pantera e tutto diventa, senza pretese, un outro di tutto rispetto. La velocità della doppia cassa e’ estremamente brutale e si presenta a sprazzi con la sua massimo espressione, un po’ come anche per il refrain principale che mitiga quella furia all’azione coscienziosa e ponderata. 

Che dire di questo ragazzacci francesi?! Sono delle macchine da guerra testate e ritestate. La loro padronanza degli strumenti derivante dalla produzione di altri lavori ma anche dai numerosi live session al fianco di nomi importanti e non, si fa piu’ che presente. La loro passione smisurata per questo genere e le loro influenze diventano parte fondamentale del loro lavoro e questo basta già a capire quando semplice ma, paradossalmente, complesso possa essere il mondo dell’”underground. Pura violenza e ferocia mitigata all’azione razionale e concitata, si meritano davvero un proseguo importante.

 

 

 

Belgrator

88/100