Gli Stati Uniti d’America hanno sempre sfornato buoni musicisti nel metal; iniziando dagli Slayer, passando per i Pantera ed arrivando ai Possessed. Nel genere heavy metal effettivamente possiamo ben dire che gli USA sono un terreno abbastanza fertile. Il gruppo che andremo a conoscere oggi viene da Cleburne, nel Texas. La loro formazione risale all’agosto del 2014, tra le cui schiere troviamo Isaac Goldsmith (diciottenne e batterista), Jordan Rosser (diciassettenne e cantante), Seth Anderson e Hayden Ewing che rappresentano le linee di chitarra, senza dimenticare Spencer Molina al basso.  Lungo la loro breve ma intensa carriera, grazie alla loro carica elettrica nei loro brani e dalla loro buona esecuzione in sessione live, hanno potuto contare la collaborazione con band quali: Nuclear Assault, Allegaeon e Ringworm ma anche Hate Eternal, Havok e Extinction Ad. Alla base del loro lavoro, raccontano, c’è il cristianesimo; esso rappresenta una figura importante per tutti i componenti ma sebbene potrebbe risultare troppo particolare da trattare come tema, loro si concedono a temi di rilievo come la guerra, la ribellione ma anche eventi storici e loro effetti nel mondo moderno. Prima di iniziare la recensione, bisogna appuntare la presenza, nella loro attuale discografia, di un solo ep di debutto: “Oracle of Bones” del 2015; da cui estrapolerò le tracce.

La prima track si chiama “Toxic Disembowelment”, una traccia violenta, veloce ed elettrizzante che mette una carica particolare anche solo al primo riff d’incipit. La voce del cantante risulta particolarmente azzeccata e ricorda, a tratti, quella di Tom Araya. Una sorta di thrash plumbeo e fulmineo di tutto rispetto. Si continua con “Husk of the Pit” che viene introdotto con una nota distorto della chitarra e qualche battito di crash. Il ritmo e’ pressante ed avvolgente, il cantato sembra un inno e sebbene il ritmo non sia sempre statico, risulta comunque ben amalgamato nel suo insieme. Arriva “For every Goliath there is a Stone”, una canzone particolare che si presenta bene come inframmezzo iniziale. La parte iniziale risulta essere evocativa e ci accompagna allo stagliarsi della chitarra pesante e cadenzata con la voce del nostro in un ensemble che ricorda da una parte i Metallica e dall’altra i Pantera.  Un brano che mi e’ piaciuto fin dal primo ascolto. Penultimo brano è “Blood of the Chosen One”. Un bano meditativo e carismatico ed allo stesso tempo malinconico. Differente rispetto ai restanti, molto più melodico. La voce graffiata di Rosser viene a miscelarsi con un leggero growl ed una voce in pulito che caratterizza ulteriormente l’atmosfera. Una serie di cori si stagliano sugli strumenti mentre anche numerose variazioni di tempo la sublimano. Giungiamo al termine con la title track “Oracle of Bones”. Particolarizzata anch’essa da una miriade di cambi di tempo, si consacra a miglior canzone di questo lavoro, a mio avviso. Come poteva non esserlo dato che si presenta come title-track? La voce graffiata mista sempre ad un cantato melodico sono armoniosi e pugnaci al medesimo momento mentre i breakdown con il growl a partire dalla seconda meta’ del brano incorniciano l’intero ensemble sonoro.  Improvvisamente giungiamo al termine con una recitazione distorta del cantante.

In definitiva e’ un lavoro veemente e sicuro di se. Sebbene la loro giovane eta’, questi ragazzi hanno saputo destreggiarsi perfettamente fin da subito, dimostrando al pubblico di essere degni di un genere che di sicuro non può essere aperto a tutti. La loro voglia di portare temi caldi ma anche temi non del tutto banali ne amplifica la bravura ed in toto posso confermare che, a mio avviso, hanno una lunga strada davanti a loro.

 

 

Belgrator

90/100