Pokerface. No, non stiamo parlando del famosissimo singolo di Lady Gaga, ma di una thrash band proveniente dalla Russia che, dopo un solo EP del 2014, è riuscita a condividere il palco con gente del calibro di Megadeth, Tom Angelripper/Sodom, Overkill, Sepultura e Kreator solo per fare qualche nome. Questo sarebbe già sufficiente a far salire la curiosità su questo full-lenth di debutto, ma aggiungete il fatto che al microfono ritroviamo una frontwoman dal viso d’angelo, ma dalle corde vocali uncinate, degne di Alissa White-Gluz e Angela Gossow giusto per citare due tra le più famose rappresentanti del gentil sesso in ambito extreme metal, ed il gioco è fatto: hype a mille e via di tasto play.

Apre le danze “All is Lie”, che, dopo una breve intro di pianoforte, si lancia in una partenza a razzo con tanto di assolo caotico alla Kerry King e che, a sua volta, scaglia il pezzo vero e proprio: una bordata thrash senza compromessi, dove rabbia e cattiveria la fanno da padrone. Si intuiscono subito le influenze di questi ragazzi, Kreator e Slayer su tutti. “Kingdom of Hate”, in crescendo, si distacca leggermente dalla precedente e, col suo incidere marziale, introduce anche un po’ di groove, giusto per omaggiare i Sodom. “The Chessboard Killer” inserisce un po’ di melodia, la linea vocale ricorda in qualche modo gli Arch Enemy e anche alcuni passaggi sfociano nel death metal melodico, aspetto che porta quindi un minimo di varietà nell’insieme. Il resto della tracklist non presenta cali qualitativi o di tensione, ma c’è una certa ripetitività nello schema proposto, e nella successione delle varie parti (intro spaccaossa, strofa urlata, ritornello ancora più urlato, assolo e via dicendo), ciò comporta la mancanza di sorprese o di momenti inaspettati, che avrebbero magari permesso di mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore dall’inizio alla fine dell’album; arrivati al termine, ci si accorge effettivamente che i pezzi tendono ad assomigliarsi un po’ tutti. Forse i Pokerface hanno puntato sul sicuro, facendo ciò che sanno fare meglio, ovvero pestare duro senza compromessi. Ma se questo approccio sia un pregio o un difetto dipende dai punti di vista e dai gusti dei possibili ascoltatori.

La produzione è di buon livello, i suoni degli strumenti sono volutamente grezzi, scelta azzeccata in quanto nell’insieme viene valorizzato l’impatto che ne deriva. Il basso è sostenuto e sempre presente, e dona al sound un tocco in più, differenziandosi da altri lavori dove le linee di basso si perdono nel mix. Convincono le chitarre, sia in fase ritmica che solista, grazie a dei suoni affilati come rasoi; convince anche Delirium Tremens dietro al microfono, che riesce sempre a manifestare tanta cattiveria e rabbia.

Per formulare un giudizio finale e complessivo, bisogna chiedersi quale sia il valore aggiunto di questo “Divide and rule” in una scena veramente satura, dove ormai, salvo rare eccezioni, i gruppi thrash sono copie di copie di copie, e dove anche i grandi fanno fatica a distinguersi. Se ci fermassimo qui, potremmo liquidare questo lavoro con una sufficienza risicata o poco più. C’è da dire che, a differenza di altri loro colleghi, questi Pokerface hanno qualche elemento distintivo in più, a partire da una verve e un’aggressività di fondo che permette loro di essere sfrontati ma non per questo risultare “menosi”. Purtroppo, nonostante una durata non eccessiva dell’album, la ripetitività di certi passaggi e certe soluzioni alla lunga annoia. Come detto, i nostri hanno avuto l’oculatezza di puntare tutto sui propri punti di forza, come appunto l’impatto ed il groove, ma un minimo di personalità in più non avrebbe guastato.

Se l’obbiettivo è l’entertainment, devo dire che questi Pokerface ci sanno sicuramente fare e sapranno farvi scuotere parecchio la testa, e anche dal vivo hanno una notevole presenza scenica (basta vedere i loro video su youtube per credere). Ma se cercate una “new sensation” in ambito thrash metal, passate oltre.

 

 

Sorma

68/100