La band trash metal “Soul Collector” ha origine a Rybnik, in Polonia, nel 2007. La band ne ha viste parecchie, continuando a cambiare spesso componenti, non trovando mai stabilità. Solamente nel 2011 la band trova stabilità e decide che è arrivato il  momento di dare alla luce il  primo album: “Trashmageddon”. Dopo svariati tentativi, riesce a farsi produrre dalla “Defense records” di Cracovia.

La formazione attuale della band è la seguente:

 

Rafał Halamoda - lead voice

Michał Halamoda - lead guitar and voice

Artur Kajzer - lead guitar

Mateusz Wajs - bass guitar and voice

David Kuznik – drums

 

L’album contiene ben 11 tracce:

 

1. Army Of The Dead: Dopo un veloce intro, il quale imita il discorso di un giornalista televisivo, partono dei riff di chitarra che ricordano molto i Megadeth. La velocità con cui il batterista massacra il rullante è incredibile. Il solo di chitarra è molto tecnico e anche prolungato.

 

2. The Cursed Land: Pezzo più lento inizialmente ma che va in crescendo non molto tempo dopo. Il basso da dei colpi pesanti, creando delle linee complesse e sporche, tipiche del genere, accompagnando la batteria in un turbinio di suoni che creano la base perfetta ad un solo di chitarra stile Antrax.

 

3. Thrashmageddon: La title track è un brano veramente completo. Ogni strumento si amalgama perfettamente con gli altri. Ogni suono è un incastro perfetto. Dall’inizio alla fine il brano presenta un equilibrio massiccio e preciso, un pezzo degno di essere chiamato con il nome dell’album.

 

4. Bless My Gun: Riff macinanti e ritornelli stile Metallica, questi sono i primi segnali che si avvertono ascoltando questo brano. La voce sporca, distorta, quasi rauca, tipica dello stile è la componente che recita sovrana in questo brano.

 

5. Lord Of Fire: Parti tecniche di chitarre e massicce plettrate di basso. Il doppio pedale qua se la gioca, alternandosi e creando un mix di suoni davvero notevoli, tipici del genere.

 

6. 2000 Years In Lies: Gran bel pezzo. Il mio preferito. ottimi suoni, riff massicci e alternati che si scontrano con il muro sonoro che fuoriesce dalla voce, I giri di basso sono completi, compatti e precisi.

 

7. Horrorhouse: Ritmiche veloci e sporche sono la base, mentre basso e batteria giostrano sopra di essa con tecnica ed esperienza. I vocalizzi  sono fantastici, capaci di far rabbrividire l’ascoltatore. Anche qua il solo di chitarra è fantastico.

 

8. I saw...: Qua le influenze ricordano quelle degli Slayer, accordi veloci e pesanti, il basso che non è da meno e crea un gran bel sound massiccio, il tutto con una batteria veloce e precisa di sottofondo. La canzone si alterna con parti più lente e incise che si scontrano con riff velocissimi. Il solo finale è fenomenale.

 

9. The Stoneface: La voce inizia a narrare mentre tutti gli altri strumenti creano un sottofondo massiccio ma allo stesso tempo orecchiabile, ne pesante ne tranquillo, qualcosa che trasmette equilibrio. Gran bel pezzo!

 

10. One Day In The Front: Intro di tromba, tipica dei film americani, il perfetto inizio per un brano altrettanto organizzato e deciso. La voce è la star del pezzo, torreggia su tutto il resto, lasciando agli strumenti la possibilità di creare un perfetto tappeto sonoro su cui possa destreggiarsi.

 

11. Pure Fucking Evil: L’apertura di una lattina di birra è l’inizio geniale di questo brano, e come ci hanno già dimostrato, non è che l’inizio di un’alternata melodia massiccia, sporca e tecnica. Voce trash, ritmiche veloci, pesanti note di basso e bacchettate sul rullante, questo è il brano. Il rutto di chiusura è la ciliegina sulla torta.

 

Be’, per averne passate molte, la band devo dire che è riuscita a cacciare  un’album veramente formidabile. Le varie influenze di ognuno di loro si riversano nei brani, unendosi perfettamente e creando un suono ne vecchio ne nuovo, una via di mezzo, che rende questo disco originale ma con fondamenta salde nelle basi del trash dei big four.

 

 

Barabba

75/100