Nel 2004 in Spagna nascono gli Stillnes, Band Trash Metal vecchio stile, che ci propone melodie e ritmiche stile Slayer ma con degli influssi che variano dalle singole  personalità di ogni componente e infine con testi in spagnolo. La band da molta attenzione alla scena che offre sul palco, dando sempre il meglio di se e arrivando a farsi notare da parecchi personaggi noti nella scena metal iberica. Dopo svariati live, tournée  e con già un disco alle spalle, la formazione è composta da: Quique "Napalm" (vocals, bass), Victor Márquez (guitar, backing vocals), Jesús San José (guitar, backing vocals) e Bastián Rozas (Bateria / drums). Si ripresentano con il nuovo capolavoro “Sin Destino” tradotto letteralmente in senza destino, un’album con ben 8 tracce trash grintose e cazzute, prodotto dalla Ultrasound Studios in Portogallo. L’album si apre con “introduccion” ovvero un’ intro strumentale con suoni antichi ed epici, rilassante e calma, la sinfonia di questo brano è fantastica. Segue “Sin Destino”, la title track col suo possente vocal e con le sue ritmiche precise e sincopate che creano assieme alla batteria un sound compatto e preciso, pieno di tonalità alternate e sinfonie antiche. ”Obsesivo” e “entre ruinas” sono l’esempio perfetto di trash vecchio stile. riff macinanti e veloci che vanno a incrociarsi con delle note di basso veloci e gravi, intrise di toni cupi e pesanti. Le parti soliste sono fantastiche, tecniche, veloci, precise e pulite. Si continua con “Divino Infierno” e il suo bellissimo intro di chitarra classica spagnola che ricorda i mariachi messicani. Subito le chitarre sopraggiungono su quest’ultimo, creando un muro sonoro epico e complesso. Il basso riempie il tutto, le note veloci ma precise e pulite coprono ogni punto, lasciando alla batteria tutto lo spazio necessario per devastare il tutto con un doppio pedale massiccio. Anche qui il solo e’ qualcosa di incredibile. Seguono “Guerra Pacifica” e “Esperanza”. Il primo è un brano trashissimo, molto stile Anthrax e Megadeth, ritmato, tecnico, preciso, sporco e pieno di effetti e sonorità vecchio stile e con uno stile di voce che ricorda parecchio quello dei cantante degli Iced Earth. Il secondo e’ un brano strumentale che fa da intermezzo all’album. Ottimi suoni e arrangiamenti, pieno di epicità ma sempre con lo stile tipico e cattivo del trash. Tempi sincopati e riff tecnici sostituiscono la voce, rendendo giustizia ad un brano veramente complesso. Segue “Pesadilla Nuclear”, brano con influssi punk dove la voce scorre veloce, assieme ai riff e ai colpi di rullante che riecheggiano per tutto il conseguirsi del pezzo fino alla fine di esso. Infine, dulcis in fundo, abbiamo “veneno y gas” che ricorda veramente gli Slayer. Velocita’ assurde, cattiveria nel cantato e sonorità sporche e tecniche, complesse e alternate, potenza alla stato puro.

Album veramente spinto e pesante, cattivo e complesso, ma anche l’art non e’ da meno: un gigantesco mostro a 4 braccia, con un’ aspetto alieno, torreggia su una terra arida e devastata, mentre con dei raggi infuocati che escono dalle sue orbite, carbonizza un povero umano sotto di esso. Colori accesi che si scontrano con altri scuri, la lotta continua di essi ricorda la tipica lotta ancestrale tra bene e male, che può sicuramente essere riscontata sotto varie metafore nei testi dell’album. Pezzi complessi, sonorità accese e composizioni tecniche sono la base di questo album. Se vi piace il trash anni 90, be’ questo è l’album giusto.

 

 

Barabba

75/100