Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

 

La scelta dell’artwork non è stata per nulla semplice, abbiamo cercato a lungo un’immagine che riuscisse a trasmettere istantaneamente il significato del nostro lavoro. Il risultato finale ha due chiavi di lettura: quello proprio di “Blast”, con l’esplosione (in questo caso mentale) propriamente legata alla musica, e quello di “have a blast”, inteso come sballo.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Ci sarebbero tanti progetti da citare per dedizione alla musica e tutto il lavoro che una band al giorno d’oggi ha da sviluppare parallelamente all’aspetto musicale. Noi vogliamo crescere sempre più, giorno dopo giorno, e crediamo che ad ogni obiettivo raggiunto ce ne sia sempre uno successivo. Lavoriamo quotidianamente affinché la band possa avere delle chance e siamo convinti che con il duro lavoro possano arrivare sempre dei risultati. 

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Indubbiamente il mondo musicale può vantare migliaia e migliaia di band valide. Da parte nostra, cerchiamo di esprimere noi stessi e le nostre emozioni all’interno dei brani, senza compromessi e in maniera più pura possibile. Durante i nostri show cerchiamo sempre di instaurare un rapporto stretto con il pubblico e cerchiamo di coinvolgerlo: siamo convinti che la natura del live si esprima al massimo nel momento in cui le emozioni della band e del pubblico si fondono perfettamente tra loro.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Per quanto riguarda il lato chitarristico gli effetti usati sono overdrive (per boostare i soli), delay, chorus, wah e whammy. Per quanto riguarda il basso l’unico effetto usato, unicamente in sede live, è un distorsore attivato durante i soli della chitarra. Gli effetti usati in sede live non sono gli stessi che usiamo in studio, dove optiamo per un approccio differente. Lì preferiamo avere la possibilità di lavorare ai brani con strumentazione più versatile. Successivamente lavoriamo in sala per riadattare i brani (e i suoni) per i live, tenendo presente la produzione in studio.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

La maggior parte dei brani è stata scritta dal nostro chitarrista Cristian. Le sue idee vengono poi riprese in studio, dove tutta la band collabora alla realizzazione del brano. I riff di Wasted Youth e She’s Got The Look sono stati scritti dal nostro cantante Michael. Cristian ha completato le strutture dei brani e Cosimo e Umberto hanno scritto le loro parti per il brano. 

 

 

Mystisk Død: 

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

La scelta del nome della band non è stata per nulla semplice e per diversi mesi non ne abbiamo avuto uno. Non ci convincevano le idee del momento e non volevamo improvvisare nulla. Ad un certo punto, quasi scherzando, abbiamo pensato ad una fusione tra “mustang” e “tribes”. Improvvisammo un Mastribes che poi ci ha convinti e che tutt’oggi reputiamo il nome migliore per la band. La scelta del logo risale ai mesi antecedenti la pubblicazione del nostro primo EP “Shake Boom Tequila”. Cercavamo qualcosa che potesse esprimere l’aggressività e la sostanza della nostra musica. Dopo settimane di bozze poco convincenti abbiamo iniziato a perfezionare quello che è il logo attuale della band e che ci ha convinti una volta e per tutte. 

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Cerchiamo quotidianamente di interagire con coloro che ci seguono, sia dal vivo che tramite i social, e con le persone che ci ascoltano ai live nel modo più sincero possibile. Speriamo che la sincerità e la schiettezza della nostra musica possano colpire il pubblico e cerchiamo di divertirci e far divertire ad ogni live. Crediamo che il miglioramento dell’empatia tra band e pubblico possa essere il primo passo per ottenere supporto.

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perché?

 

 

E’ difficile associare un solo stato d’animo a questo disco. I pezzi sono stati scritti in un lasso temporale molto largo. Il primo brano completato è stato “Another Chance” e risale ormai al novembre del 2014. L’ultimo brano, My Game, è stato composto lo scorso dicembre. In questi mesi abbiamo vissuto vari stati d’animo, talvolta contrastanti, talvolta dipendenti da dinamiche legate alla band e altre meno. Se dovessimo scegliere un solo stato d’animo, diremmo eccitante: l'idea di entrare in studio, di girare un videoclip, di suonare in giro ed acquisire nuove esperienze, conoscere tante persone; tutte cose di cui, prima della band, avevamo idee poco chiare e che oggi ci rende entusiasti di continuare.

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Ogni membro della band ha un background musicale differente. Ci sono dei gruppi che apprezziamo tutti ma avremmo delle difficoltà, probabilmente, a scegliere un concerto a cui andare insieme. Questo aspetto è sempre stato visto positivamente da tutti noi, anche perché i brani sono nati in maniera piuttosto naturale e tutti si sono sentiti a loro agio nella scrittura delle proprie parti. Crediamo che background musicali differenti possano ampliare l’orizzonte musicale della band.

 

 

Michele Puma: 

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

Il nostro pensiero sulla musica e sul lavoro che porta alla produzione di brani propri è strettamente legata ad una prospettiva personale. Nel nostro album non ci sono riferimenti a idee politiche o religiose, ciò non per evitare volutamente determinate tematiche ma perché lo sviluppo della fase di songwriting ci ha portati a parlare nei nostri testi di altre tematiche. Siamo convinti che sia giusto esprimere ciò che si sente internamente, in un determinato momento, all’interno di un brano, qualunque sia la tematica. Abbiamo notato che certi percorsi musicali hanno subìto delle svolte anche a seconda di determinate ideologie politiche o religiose e crediamo che ciò sia sempre legato a dei pensieri strettamente personali.

 

 

StonedLord95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinchè anche la musica venga considerata, poichè è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

 

La produzione è un aspetto fondamentale per la nostra band. Crediamo che serva a forgiare l’anima del gruppo e contribuisce alla crescita non solo professionale, ma anche umana dei membri. A tal proposito siamo cresciuti e maturati molto grazie al lavoro in studio con Alessandro Liccardo e i ragazzi della Volcano Promotion. Alessandro ha co-prodotto il nostro primo EP e il nostro primo full lenght e indubbiamente il suo lavoro ci ha aiutati a trovare un sound sempre più personale e a migliorare la fase di scrittura e di arrangiamento. 

 

 

Led Green:

Con chi vi piacerebbe andare in Tour?

 

 

Ci sono tantissimi gruppi con cui ci piacerebbe andare in tour ma se dovessimo citare una sola band diremmo: Buckcherry. Amiamo questa band, amiamo il modo di tenere il palco di Josh Todd e talvolta proponiamo live “Crazy Bitch”.