I Goblin, attraverso la loro sterminata discografia, cambi di line-up e alternative allo storico moniker, sanno sempre regalare emozioni intense e atmosfere uniche. Sarà che si sono affermati con delle soundtracks storiche, (quelle per Dario Argento su tutte) sarà che militano da decenni, sarà che annoverano in formazione tra i migliori musicisti di sempre, sta di fatto che ogni album è un viaggio a se e mai deludente.

Questa volta, cambiato il nome in Goblin Rebirth dopo la dipartita di Claudio Simonetti di tanti anni fa e di Massimo Morante di recente, Fabio Pignatelli e Agostino Marangolo (bassista e batterista storico della band) decidono di produrre un altro album originale e che non si rifà a nessun film. Pura ispirazione e maestria compositiva che sgorga da se, naturale e fluida, attraverso uno stile ormai unico e riconoscibilissimo.

In questo omonimo album si torna a quelle atmosfere mai realmente abbandonate dalla band, che si muovono tra il 70's prog rock, un'anima quasi doom e inquietante e dei temi (strumentali) angosciosi ma incalzanti, (un viaggio che potrebbe riportare alle divine atmosfere alla "Blade Runner", passando per quelle inquietanti di John Carpenter e ricordando vagamente le storiche magnificenze espressive dei migliori ELP e Pink Floyd).

Il basso di Fabio martella con potenza e si destreggia con maestria attraverso le varie melodie, a volte decisamente hard rock, altre volte più d'atmosfera, in un perfetto mix tra possenza ed eleganza. Agostino sottolinea il lavoro di Fabio con un drumming spettacolare, scandendo il tempo con decisione nelle parti più serrate e lanciandosi in stacchi e break del miglior prog sia rock che metal, con tutta la maestria di chi sa sottolineare un'anima jazz fusion senza però dimenticare quella più hard rock e progressive. Le guitars di Giacomo Anselmi son taglienti e incalzanti; forse il più giovane della band ma il suo talento è palese e la dimestichezza che dimostra nel suo strumento rende questo lavoro nettamente all'altezza delle aspettative. Last but not least il duo keyboards/moog/piano affidato a Aidan Zammit e Danilo Cherni che si alternano magnificamente nei rispettivi ruoli, costruendo letteralmente il mood e l'anima del disco, con grande ispirazione e capacità.

Una band meravigliosa, tra storici members e new entry, che unisce il tutto perfettamente, trasformandosi in un'entità compatta e perfettamente amalgamata. Un concept album questo di altissimo livello che, nonostante sia strumentale, narra una vicenda ben elaborata spiegata nel booklet track by track, (il tutto completato da uno splendido artwork, degno dei migliori Black Sabbath - oscuro, alienante, disturbante, luciferino..). 

Ho avuto anche il piacere di vederli live nel tour che sta seguendo l'album; definirli "perfetti" forse ancora non rende a pieno l'idea.. Da non perdere.

Enjoy, follow & support them!

https://goblinrebirth.bandcamp.com/

 

 

 

Wolf

95/100