Se state leggendo questa review non avete bisogno di noiose precisazioni sul passato dei Testament, (anyway, per questo c'è wikipedia).

Venendo subito al sodo e parlando direttamente di questo album, nel 1999 la band riesce a formarsi abbastanza stabilmente con una line-up che verrà definita da gran parte dei metal magazines come il "dream team".

Ed è esattamente il team dei sogni quello che registra questo disco che diviene immediatamente un inno alla potenza ed un ulteriore passo nella storia del metal più pesante ed aggressivo, (thrash & co.).

Chuck Billy ed Eric Peterson ovviamente saldi ai loro posti come sempre, accompagnati dal quasi sempre presente (e talentuosissimo) James Murphy. A completare un insieme degno di un armageddon, Steve di Giorgio al basso, (altro mostro sacro) e Dave Lombardo a concludere la miscela esplosiva.

"D.N.R.", (la track d'apertura) diviene un vero e proprio punto di riferimento nei loro prossimi tour, racchiudendo in 3 minuti e mezzo una vera e propria dichiarazione di guerra e massacro, (godersela live non ha prezzo).

Il fatto è che con il susseguirsi delle songs non c'è mai un momento di calo e quei pochi momenti definibili "d'atmosfera", son sempre solo il preambolo ad una nuova esplosione di potenza totale.

"Down for Life" segue la opener con eguale energia distruttiva mentre "Eyes of Wrath" anticipa momenti di calma prima della tempesta, solo per lanciare con maggior esplosività le soluzioni compositive a seguire.

Un album che sembra un incedere continuo di esplosioni atomiche ed ire divine, senza alcuna sosta fino alla fine. "True Believer" continua la danza del massacro tirando dritto fino alla super speed "Fall of Sipledome".

Velocità allucinanti che però non permettono al prodotto di arrivare iper tecnico e plastico, mantenendo sempre e comunque una brutalità istintiva ed animalesca con pochi precedenti così qualitativi, (forse nessuno).

Chuck si concentra su una performance prettamente growl che però mantiene intatto quel senso di atavico ed evocativo tipico della sua timbrica indiana e rituale.

Last but not least, Andy Sneap come producer/sound engineer, praticamente un guru del sound metal estremo (e non) ormai da anni, che riesce con estremo talento a dare il massimo della potenza senza soffocare nessuno strumento e rifiniture nell'arrangiamento.

Il tutto completato da un discreto artwork, (considerando che nel metal difficilmente l'arte visiva è particolarmente curata - più sostanza, meno apparenza as usual).

Se lo sapete a memoria, nulla da aggiungere. Se lo avete dimenticato nel passato, rispolveratelo. Se non lo avete ancora comprato, merita l'acquisto immediato. Se non lo conoscete, chiedete perdono al Grande Spirito Antico e poi correte a spendere quei due soldi.

Totale e magistrale.. dei TestAmenT in stato di grazia! 

 

 

Freddie Wolf

99/100