Solitamente hard rock e Italia non son cose che vanno di pari passo, soprattutto se si cercano degli esempi mainstream, (a maggior ragione considerando che i massimi esponenti del rock italico continuano ad essere Vasco, Ligabue e forse su tutti i Litfiba che - con tutto il rispetto - ne sono soltanto un richiamo spesso più vago che netto). Così come sembra difficile trovare una band valida e potente che faccia del sano hard rock cantato in italiano, (senza magari scimmiottare Piero Pelù). Tutto questo è stato vero per decenni, (eccetto pochissimi esempi rimasti troppo underground e morti poco dopo) fino a che un giorno sulle scene italiche si sono affacciati gli Ushas... Una band che esiste ormai da parecchi anni, (una decina circa) e che ha preferito concentrarsi su pochi prodotti ma eccelsi! Così dopo una demo ormai persa nella memoria, si arriva finalmente al loro primo debut album del 2013 dove energia, passione, ispirazione e carica esplodono "senza sosta ai confini dell'io", (parafrasandoli) in un turbinio magnifico di emozioni e sconvolgimenti. Un sound prettamente 70's rock che rimanda ai migliori capitoli di quel decennio, (Purple, Zeppelin e via discorrendo) capitanato dal grande Filippo che con una sola guitar riesce a tenere potenza e coesione, (autore tra l'altro della maggior parte della compositiva della band) accompagnato da un'ottima sezione ritmica ed una voce che è la reale ciliegina su una torta dai sapori concettuali profondi e sentiti - tra zen, sangue e strada - dove la caratteristica e l'identità si esprime stupendamente attraverso la sua ruvidezza, acutezza e potenza interpretativa.

Si passa da tracks a dir poco killer come "Fuorilegge", "Sangue e Carne", "Io Non Sono Qui", "Desperados" e "Maledetta Notte" - dove l'incedere è potente ed esplosivo - a momenti più intensi e riflessivi, dai sapori quasi tibetani, come  "La Via della Seta" e "Dai Tetti di Garden", (quest'ultima quasi un rimando ai colori emotivi di "Impressioni di Settembre" della storica PFM). Senza considerare brani incalzanti e rabbiosi come "Yama" - semplice e decisa - e con poche parole che dicono spesso tutto, ("Io sono tutto ciò che resta, ma ciò che resta è un'illusione"!)

Se volete farvi un regalo vi consiglio vivamente l'acquisto di un album che ha tutte le carte per troneggiare in una top ten nazionale di qualsiasi paese. Se poi consideriamo che live sono un concentrato di bravura e potenza, sudore e passione, ispirazione e magia, supportarli è tutto ciò che si può fare per chi dimostra di meritarlo nettamente senza se e senza ma. Se poi trovate anche il modo di vederli on stage, il regalo ve lo siete fatto doppio! Poche volte capita di vedere una band che sa dare tanto e senza risparmiarsi mai.

Gli Ushas si dimostrano meritevoli di esser vissuti ed amati con tutto il proprio "sangue e carne".

 

Enjoy, follow & support them!

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Wolf

90/100