I norvegesi Cretura (da Bergen), in attività sin dal 2010, arrivano a questo full lenght  dopo il buon esordio “Monsters of Wonderland” (EP del 2012) ed il successivo “When the Dead Goes to Dance” del 2013.

 

Uscito su etichetta Wormholedeath e prodotto da Wahoomi Corvi ai Realsound Studios (già questo dato garantisce l’indice di qualità del prodotto), questo “Fall of The Seventh Golden Star” ci porta in sessanta minuti e qualche secondo attraverso un mondo epico e magico, passando per un’iconografia (una grafica di copertina incisiva e che ben delinea l’idea di cosa si potrebbe ascoltare) ed uno stile di scrittura che rimandano a diversi mondi musicali.

 

Se da un lato possiamo avvertire richiami al metal sinfonico, e dall’altro entriamo (in sintonia con la grafica) attraverso temi come morte, carestia, guerra e distruzione supportati da un death estremo ma dosato e suonato con gusto, si avverte in questo lavoro una sorta di freschezza e novità che spuntano attraverso ogni singola traccia del disco.

Se ‘symphonic extreme metal’ è (se vogliamo) l’etichetta che più si adatta al sound dei Cretura, allora questo album risalta in tutte le caratteristiche descritte da questa ‘etichetta’; soprattutto emerge in questo concept la voglia di tendere a qualcosa di innovativo... sarà pur vero che, ascoltando le tracce, il primo riferimento a cui ci si può rifare sono i Dimmu Borgir (echi di black metal sinfonico ovunque), ma qui non c’è nessun tributo o tentativo di copiatura, anzi... l’innesto di una doppia voce (screaming e melodica) ed un approccio death anche nelle parti tastieristiche, rende l’album godibile e stilisticamente impressionante.

 

Sárá Márjá Guttorm alla voce non solo incanta con le sue incursioni operistiche, ma anzi si discosta molto dal ruolo classico della singer sinfonica per spaziare spesso e volentieri in territori più concreti, dando un apporto fondamentale alle songs presentate; l’impianto ritmico orchestrato da  Jørgen Beijer Johnsen al basso e Michael Sveri alla batteria lanciano ogni volta una trascinante cavalcata verso la traccia successiva, con una perizia tecnica fine, incisiva e di impatto, supportando in maniera praticamente perfetta le chitarre di Markus Oddekalv Pettersen (che si occupa anche della seconda voce risultando una controparte vocale terrificante ed intelligente) e Marius Toen (straordinario solista e percussore d’eccezione soprattutto nelle parti più pesanti dell’album). Le tastiere di Kine-Lise Madsen Skjeldal aleggiano lungo tutti i sessanta minuti del concept con stile e accuratezza, senza mai prendere il sopravvento... ecco, è proprio qui che sta la bravura e la grande intuizione dei Cretura: ogni singolo membro della band ha il suo spazio, nessuno eccede ed ognuno ha un ruolo fondamentale; insomma, una macchina ben oliata e grintosa, dove ogni elemento é protagonista e dà un apporto fondamentale ad ogni singola traccia.

 

Il terzetto iniziale composto da Past Present & Future (intro epico e di atmosfera), Reign of Terror (suggestiva ed incalzante) e  Grand Warfare Through Dark Ages (un assalto sonoro che trova lo spazio per una linea melodica vocale straordinaria) lasciano all’ascolto l’idea di un album che non dà respiro, ed invece spiazza l’orecchio quando si arriva alla marcia funebre di Funeral Roses (a dir poco spettacolare ed intensa), ed ancora si parte all’impazzata con la cavalcata di Northern Winds, che da dark ballad va ad assumere le forme di un black metal con sfumature epic in un crescendo verticale davvero impressionante.

Menzione particolare alle violente Voices Of Hunger e Når lyset dør, che difficilmente si riuscirà a dimenticare per l’adrenalina suscitata, ma altrettanto riguardo meritano le sfumature folk (che non sono così ovvie come può sembrare in un disco del genere) così come la bellissima The Pale Horseman & the Hunter of the Sky, che pur  inquadrando la voce femminile nel gotihic sinfonico, rimanda a qualcosa di antico, di perso, come ad andare a pescare nelle radici più profonde della cultura gothic per estrapolarne un ricordo fresco e mai banale.

Altra menzione va ai testi, trattati con perizia tanto quanto la musica, svelando un lato lirico che finalmente non traduce quanto è già stato scritto in passato da altre bands, ma va ad introdursi in punti di vista particolareggiati ed in linea con la trama musicale proposta dalla band, offrendo una lettura interessante e non scontata.

 

“Fall of The Seventh Golden Star” convince all’ascolto, e ci rende un’ora di album frizzante, epico, violento e a suo modo ‘romatico’, dimostrando che i Cretura, hanno imparato molto bene dai maestri del passato, ma con un occhio rivolto al futuro ed una perizia tecnica invidiabile, concreta ed abile nel dipanarsi attraverso un concept davvero non facile.

 

TRACKLIST:

01. Past, Present & Future

02. Reign of Terror

03. Grand Warfare Through Dark Ages

04. Voices of Hunger

05. Funeral Roses

06. Northern Winds

07. Pray For A Brighter Tomorrow

08. Når Lyset Dør

09. At The 11th Hour

10. The Pale Horseman & The Hunter of The Sky

11. The Last Song of The Earth

 

LINE-UP:

Marius Toen – Guitars (lead)

Markus Oddekalv Pettersen – Guitars, Vocals

Jørgen Beijer -Johnsen Bass

Michael Sveri – Drums

Sárá Márjá Guttorm – Vocals

Kine-Lise Madsen Skjeldal – Keyboards, Vocals (backing)

 

 

 

Ed 

85/100