Tracklist:

1. T.D.O.A Prelude

2. Until Death (Do Us Part)

3. Lost in Love

4. Chapter IV

5. To Die Once Again

6. Follow the Ghost

7. Drown Me

8. The Beauty of a Wilted Rose

9. Intermezzo

10. Wicked Little Things

11. Palace of Pleasure

12. T.D.O.A Postlude

 

I Lamori si formano nel 2009 nelle Isole Aland, una regione indipendente della Finlandia. Il quintetto è formato da Matias (voce), Marcus (chitarre), Mikael (basso), Jens (tastiere) e Emanuel (batteria). Si tratta di un progetto le cui sonorità oscillano tra il gothic e il rock e che molto ha assorbito dai finnici paladini del suddetto genere (HIM, 69 Eyes). Effettivamente, già al primo ascolto ce ne rendiamo conto: ci troviamo di fronte a un disco dal piglio deciso, catchy quanto basta, fin dalle prime battute. Note di pianoforte dolceamaro ci introducono alla potente Until Death, il primo vero brano dell’album: le vocals di Matias ci regalano sfumature calde e al contempo graffianti quando necessario (tendenza che si riconferma positivamente lungo tutto l’arco del lavoro). La traccia è coinvolgente, con qualche assolo gradevole. Tuttavia, già al principio risulta impossibile non avere l’impressione di star ascoltando il buon vecchio Razorblade Romance degli HIM, soprattutto per linee vocali e riff.  La seconda traccia, Lost in Love, riconferma quanto detto, risultando anche un po’ meno potente del primo brano. Seguono Chapter V, un altro brano dall’aria “Himiana” per quanto riguarda i cori, ma una delle più deboli del disco. Risalta To Die Once Again, per quanto anche qui, anzi, più che altrove, le linee vocali di Matias e i riff di Marcus ricordino davvero, davvero tanto quanto sentito su Venus Doom nel 2007. Tuttavia l’ascolto risulta gradevole, grazie a melodie dolci e al contempo dure e struggenti regalate dalla mistura tra chitarre e tastiere, come da tradizione gothic. Presente anche un buon assolo che aggiunge varietà al brano. Molto positiva l’impressione data da Palace of Pleasure, brano sufficientemente incalzante e più slegato da canoni troppo riconoscibili rispetto ai precendenti, dove i Lamori riescono ad essere, probabilmente, più se stessi. Ritmo coinvolgente, buon assolo, nessuno strafalcione. Chiude l’album T.D.O.A. Postlude, che è quel che si propone di essere, un postludio in cui aggressivi riff di chitarra la fanno da padrone. Non male, ma ascoltando tutto d’un fiato il disco una scelta simile risulta quasi superflua dopo la riuscitissima Palace of Pleasure. 

To Die Once Again si presenta in definitiva come un buon lavoro, la band come un ottimo potenziale. Tuttavia non si può non notare una certa dipendenza, citazioni e ridondanze dai connazionali citati, arrivando ad un risultato che sfoggia nel complesso, a parte qualche piccola eccezione, poca personalità. Ed è un peccato, perché la vocalità di Matias, il  sound e lo spirito catchy della band avrebbero molto di più da dare, a nostro parere, invece di limitarsi a citare qualcosa di già sentito a più riprese. Da ascoltare se siete fan del buon vecchio “Love Metal”, del Gothic Rock romantico, ma senza aspettarsi grandi novità.

 

 

Karen

65/100