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Intervista Anno Mundi A Cura Di Mauro Spadoni

Intervista, Anno Mundi,  Hard Rock, Heavy Metal, insane voices labirynth

DOMANDE A CURA DI MAURO SPADONI

Gli Anno Mundi hanno scelto un moniker che in latino vuol dire "nell'anno del mondo", un'espressione che indica un'era il cui primo istante è quello della creazione del mondo.
Ma la scelta, evidentemente, allude anche al pezzo "Anno Mundi (The Vision)", estratto da "Tyr" dei Black Sabbath, band che esercita un innegabile ascendente sul quintetto romano.
Li abbiamo incontrati per una veloce chiacchierata in ordine al loro ultimo album, appena uscito nel solo formato in vinile.


Benvenuti, Anno Mundi, sulle pagine di Inside Voice Labirynt. Da qualche tempo è uscito il vostro ultimo album dal titolo “Rock in a danger zone”. Potete presentare voi stessi e questo nuovo lavoro in studio ai nostri lettori?

Gianluca: dal 2014, gli Anno Mundi sono un quintetto, dopo anni di organico limitato ai soli due fondatori, accompagnati da musicisti sempre diversi. Attualmente, la band annovera membri degli epici Martiria e dei progsters Ingranaggi della Valle. Siamo molto onorati del loro ingresso perché i gruppi da cui provengono sono ricchissimi di substrato artistico ed esperienza tecnica.

Alessio: per quanto riguarda l’album, è stato autoprodotto e pubblicato nel dicembre del 2018 in una tiratura di 300 copie, di cui le prime 100 in edizione limitata con calendario, dipinto a mano, inserto e foto.

Come sono state le reazioni in ambito nazionale ed internazionale in merito all'uscita dell’album?

Gianluca: se ti riferisci ai giudizi espressi dalla critica musicale, siamo molto soddisfatti. Abbiamo avuto tutte recensioni eccellenti, tranne in un caso in cui è stato espresso un giudizio sufficiente, una cosa tipo quella che molti di noi sentivano ripetersi da giovani: “...suo figlio ha delle potenzialità enormi, ma si accontenta del minimo necessario, galleggia nell’ordinario...” (risate)   

Alessio: con riguardo alle vendite siamo parimenti soddisfatti: la versione normale (soltanto con l’inserto) è in vendita a 20 euro mentre quella limitata a 35 euro. Contrariamente alle aspettative, quest’ultima pare essere quella più richiesta.


Come è cambiata la composizione di una canzone degli Anno Mundi dal primo anno di vita ad oggi?

Gianluca: il metodo rimane sempre lo stesso: si parte da un riff o un ritornello e vi si sviluppa una cornice attorno.

Alessio: concordo, anche se, talvolta, mi è capitato di destarmi dal dormiveglia e avere il brano già in mente.

Federico: In ogni caso, i testi vengono modellati sempre in tempi successivi, anche in base all’ispirazione suggerita dal contesto sonoro.

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Quali sono stati gli apporti musicali dei nuovi musicisti coinvolti in esperienze precedenti come Ingranaggi Della Valle e Martiria?

Mattia: da quando siamo entrati in formazione, io e Federico contribuiamo alla composizione e alla stesura dei brani: lui ai testi, io alle musiche e agli arrangiamenti. Prima del nostro ingresso, invece, il repertorio era interamente composto dai due fondatori, Gianluca e Alessio.

Federico: la presenza di Mattia ha accentuato certamente la compagine prog del gruppo, presente anche prima del suo ingresso ma in maniera meno incisiva. Il mio passato nei Martiria, così come in altri gruppi (su tutti i Bible Black, cover band di Ronnie James Dio da solista, con Rainbow e Black Sabbath), ha permesso di introdurre la compagine epic, molto evidente, ad esempio, in “Megas Alexandros”.

Come ha accolto il pubblico le vostre nuove canzoni in sede live?

Mattia: non abbiamo mai proposto i pezzi del nuovo album dal vivo, principalmente per volontà di Gianluca e Alessio, che non amano molto esibirsi dal vivo in contesti non molto organizzati. In generale, si può afferare che Roma è anche Capitale in questo senso (risate).

Gianluca: in passato ci è capitato di soffrire un po’ dell’indolenza manifestata da taluni titolari di locali, poco restii a promuovere adeguatamente gli eventi live, così come siamo rimasti negativamente colpiti dalla sciagurata propensione di certi organizzatori di concerti di coinvolgere gruppi locali di supporto a band di altre città o altre nazioni. In pratica, così facendo, costoro spingono il pubblico amico delle band autoctone a pagare un biglietto di ingresso i cui benefici andranno a tutti, tranne che ai loro beniamini. Una cosa piuttosto ignobile, a mio avviso.

Alessio: comunque, impegni di ciascuno di noi permettendo, siamo disponibilissimi a partecipare ai festival di genere nonché alle rassegne promosse dalle label discografiche. Il prossimo disco uscirà per l'etichetta genovese Black Widow e, qualora loro organizzassero date coinvolgendo artisti della loro scuderia, noi aderiremmo con entusiasmo.

Federico: In italia la situazione dei live è parecchio complicata. All'estero c'è più attenzione e si organizzano festival o tour di un certo livello, specie nell'Europa dell'Est, in Scandinavia, in Croazia, in Grecia. In quest'ultimo paese, ad esempio, ho suonato al Kittaro Club di Atene stracolmo di gente.   

Credete che in Italia ci sia spazio per la vostra proposta musicale o vi rivolgete principalmente al mercato internazionale?

Gianluca: il nostro è un genere di nicchia che ha ben poco seguito: gruppi metal e hard rock non si esibiscono più negli stadi da anni e non vendono più come una volta. Se pensi che, recentemente, Deep Purple e Scorpions sono stati ben lontani dal riempire il Palasport di Roma (oggi chiamato Palalottomatica), capisci cosa intendo. Se trasponi queste informazioni in un contesto underground, puoi farti un’idea del numero contenuto di persone che seguono il genere musicale da noi proposto.

Potete spiegarci la scelta di proporre oggi nel 2019 (nell'era della musica liquida con Youtube, Spotify etc.) un album esclusivamente in versione Vinile?

Gianluca: io sono un collezionista di vinili e per me è inconcepibile che la band di cui faccio parte non stampi la propria musica in vinile. L’mp3 e il digitale in generale, invece, non sono formati discografici, ma mezzi tramite i quali veicolare la musica e quindi non fanno testo e mai faranno testo per noi, nel senso che mai, e sottolineo mai, un nostro titolo "uscirà" nel solo formato digitale.

Alessio: il cd, infine, è commercialmente deceduto. Il vinile, pur sostenuto da un pubblico di nicchia, ha un suo commercio, anche piuttosto attivo.

Descrivete usando tre parole la vostra proposta musicale.

Federico: hard rock e prog

Mattia: la proposta attuale degli Anno Mundi parte da una base hard rock che vede nei Black Sabbath la principale fonte di ispirazione, alla quale si sovrappongono influenze prog e, in misura residuale, altri generi musicali come il metal o lo psych.

Alessio: in ogni caso, siamo nati come una band hard & heavy e restiamo tali, anche quando deviamo verso altre compagini.

Bene, l'intervista è finita e, nel ringraziarvi, vi informo che adesso avete a disposizione tutto lo spazio che volete per dire la vostra. A voi!

Gianluca: tutte le band underground fanno uno sforzo enorme per registrare e pubblicare musica propria. I mezzi sono pochi e i finanziamenti di terzi soggetti sono praticamente inesistenti. Purtuttavia, generalmente, il risultato è sempre piuttosto elevato. Pensa, giusto per fare un paio di esempi, a gruppi come i Bullet Proof, eccezionali thrashers altoatesini, o i pugliesi Abash, che propongono un prog metal dalle forti tinte etniche. Il mio suggerimento, rivolto a coloro che comprano stampe private/autoprodotte, ivi incluso il nostro disco, è di ascoltarle due volte di seguito: la prima in modalità clean, la seconda in modalità “What If...?” (serie di fumetti pubblicata negli USA le cui storie esplorano come l'Universo Marvel si sarebbe evoluto evolvere se alcuni momenti chiave della sua storia non fossero avvenuti come nella continuity ufficiale. Nda), cioè rispondendo alla domanda: “come sarebbe stato, questo disco, se il gruppo avesse avuto l'opportunità di essere prodotto da Rick Rubin e di registrare negli studi della EMI?”.

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