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Nasce la Oneiric Productions, etichetta indipendente

Oneiric Productions, la factory bolognese fondata nel 2015 da Olga Sergeevna, diventa a tutti gli effetti una label indipendente e distribuita globalmente sui più importanti canali digitali.
Le copie fisiche degli album andranno oltre il concetto classico di cd, con progetti unici come quello già sperimentato con gli audio quadri targati Oblomov, l'eclettica band italo-russa di cui Olga è manager storica.
Per inaugurare le attività, Oneiric Productions annuncia la prossima uscita dell'album di esordio di Gudrun, giovane cantante e chitarrista nata in Italia meno di trent'anni fa e rientrata in Norvegia per inseguire le proprie origini. Gudrun ama il tè caldo con il rum, non usa Facebook e ha paura delle alci, soprattutto se crude. L'album, attualmente alle fasi finali del mixing con la produzione artistica degli stessi Oblomov, conterrà dodici tracce di un rock psichedelico reso etereo dalla voce evocativa di Gudrun.
La data di uscita sarà comunicata nelle prossime settimane. Anche il nuovo album degli Oblomov, atteso per il 2021, uscirà per Oneiric Productions.

TRE DOMANDE A GUDRUN

Ho incontrato Gudrun per la prima volta agli Oneiric Studios, nella periferia bolognese. C'ero già stato un paio di volte, ma di sera l'atmosfera è ancora più onirica, appunto. Ho lasciato a casa il dizionario dei sinonimi. La luce color arancio si fonde con il soffitto affrescato, tra le dozzine di disegni e foto attaccate alle pareti.
Gudrun è seduta sul divano, chinata sulla Telelenin, la chitarra che Nikolaj ha appena portato in studio. È un abile inventore, amico e collaboratore degli Oblomov. Ci sono anche loro. C'è chi si presenta con una scatola di cioccolatini, chi con una chitarra fatta a mano.
"E' leggera. Mi piace" dice lei passando le dita sul legno chiaro.
Anche Gudrun ha l'aria leggera, la carnagione chiara, nonostante la sua musica sia permeata da emozioni e suoni intensi e scuri. Il disco in lavorazione, "A strange apocalypse", è un tributo agli autori letterari che ama: da Frost a Philip K. Dick, da Coleridge a Rilke. Fino ad Aleister Crowley e alle influenze esoteriche che non fa nulla per nascondere. In effetti, Gudrun ha un che di poetico e sognante.
Devo farle tre domande, così ha detto Olga. Mi ritrovo di fianco a lei sul divano con un foglio e una biro. Il mio piede destro scalcia l'aria con ritmo andante.
"La prima cosa è quella più importante: parlaci della tua musica."
"Sono alcuni anni che non suono in una band, ormai. Da quando sono tornata a vivere in Norvegia. Insieme ai ragazzi (gli Oblomov, ndr) abbiamo registrato tutte le parti ed è uscito un disco che richiama tutti i generi che ho amato, dal rock anni '90 alla psichedelia, dalle atmosfere più dark a quelle più heavy. Sia vintage che moderno. Ma se devo dirti di che genere di tratti, non ne ho proprio idea."
"Non hai Facebook e detesti i selfie. Ci scommetto che non hai la televisione. La corrente ce l'avete, in Norvegia?"
Spero che la mia ironia non scada nel sarcasmo. Tardi per sperare. Forse, questa seconda domanda su tre me la sono giocata male.
"Il mio non è snobismo. So che ormai va di moda dire di non guardare la tv o di non usare i social, ma penso di essere sincera se dico che non mi interessa. Io faccio le mie cose comunque, Olga è riuscita a rintracciarmi anche senza chattare. Insomma, davvero mi è necessario sapere cosa pensa il mio vicino di casa degli allevamenti intensivi?"
"Ultima domanda. Tu hai già vissuto qui in Italia. Come hai trovato il nostro paese dopo quasi 10 anni di assenza?"
Qualcuno fa cadere qualcosa, non capisco cosa. Lieve fracasso. Ma almeno non sono tra i colpevoli. Non questa volta.
"Ho scelto la Norvegia a suo tempo, e ora... Cosa posso dirti? Non mi pento. Senza temere di offendere questo paese in cui, ora, sono tornata perchè in effetti tra le foreste di opportunità ce ne sono poche. Olga mi ha convinta e sono qui. Finiremo il disco e poi tornerò in mezzo alle nevi. Anche per i concerti, appena sarà possibile farli, stiamo pensando ad alcune soluzioni davvero particolari."
La saluto, con un velo di tristezza.
Finché sarà in città, credo che capiterò più spesso, per puro caso, in studio.

Yuri Del Carpio



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