La band offre mistici, nebbiosi paesaggi atmosferici che vi porterà vicino agli abissi della tua mente e la tua anima. I suoni pesanti e doom si ispirano anche al lato oscuro degli anni '70, la follia di Lovecraft, Jean Rollin e Jess Franco. 

Gli Akasava pubblicano il loro EP di debutto "Strange Aeons" a maggio 2015. 

 

Album scorrevole e intenso, il loro stile è molto personale, il loro doom metal è intriso di oscurità e malignità in tutti i passaggi, lentezza e oppressività presenti in ogni nota, il loro miscuglio di doom e di psychedelic rock si fonde del loro sound fuori dal comune: in alcune tracce più allegre la componente psychedelic è molto presente come delle canzoni e dei passaggi lenti, il doom è molto presente anche con organo e la voce pulita del cantante rende benissimo il genere.

Artwork molto lovecracftiano e i caratteri runici rendono bella l'impronta e il senso al album.

Ci sono 8 tracce e una durata di 42 minuti circa.

L' album si apre con Season of the Poet, un arpeggio iniziale con ingresso dell’organo si fondono con i colpi di cassa, un giro lento e marziale accompagna la seconda parte dell’intro cadenzata con la seconda chitarra con dei passaggi di note carini e si adattano bene al resto, dopo 2 minuti e 55 secondi attacca la voce, il cantante canta in pulito e la marcia parziale ti trasforma in una linea musicale lineare e poco dopo ritorna la marcia, con la seconda strofa, e il ritornello diventa con passaggi oscuri, un bridge di batteria e basso e ti porta alla terza strofa, oscurità lascia spazio a un assolo abbastanza minimale e ti porta verso il finale.

Continuiamo con The Devil's Tide, intro di chitarra arpeggiata, il basso e i piatti sfiorati e la cassa prede il sopravento con velocità; il cantato entra prepotente, rallenta un pochino e ritorna ad essere veloce alla strofa e poi di nuovo un rallentamento con un effetto delay e un effetto flangenger tipico dello Psychedelic Rock,  un assolo stupendo ti porta alla seconda parte di canzone, e un finale veloce.

Terza traccia dell’album si intitola Assembly of Fools, intro di batteria e basso la voce si fa più profonda, qua il doom e lo psychedelic si fondono e un rallentamento radicale ti immerge completamente, poi si ritorna dalle tenebre. Il bridge si amalgama con organo di sottofondo, la strofa successiva ti porta in un finale pulito.

Proseguiamo con Pyramid's Eyes, intro di batteria e chitarra con un giro minimale, l'attacco della voce è fulmineo e la strofa ti porta subito alla parte successiva della canzone, il ritornello si amalgama benissimo e il bridge di chitarra e il rallentamento si fonde e fa immergere l'ascoltatore e ti porta alla terza strofa, una parte lentissima di organo e chitarra arpeggiata e la batteria sempre che provenga dall'oltretomba, la voce tombale, la parte centrale e un rallentamento continuo e l'ascoltatore rimane impietrito davanti a tutta questa potenza ed oscurità il testo molto particolare e ti fa immergere ancora di più dentro questa piramide gli effetti di organo messi al momento giusto, sembra che l'occhio della piramide ti scruti dentro, un quasi silenzio con effetto vento in chiusura.

Quinta traccia è Zora the Traveller, intro lentissima di basso e chitarra, la voce entra lentamente e sembra che l'oscurità della voce ci chiami a sé; una estrema lentezza ci accompagna e i passaggi marziali e lenti di batteria ne fanno da padrone. L'organo si amalgama perfettamente con il resto degli strumenti, verso il finale la velocità aumenta e un assolo ci porta verso la fine; l' organo ha una buona presenza conclusiva. 

Sesta traccia, Solitude of the Goat, intro con tecnica di batteria chitarra e basso, e l'attacco della cantante è ben studiato. Un bridge e un mini assolo di strumenti ti porta a far spesare ai gruppi psichedelici degli anni '70, un organo minimale ti accompagna in questa parte strumentale e l'assolo ti porta al finale della traccia. 

Penultima traccia è Astral Truth, intro di chitarra e lentezza della batteria fa da contorno alla voce, l'organo entra dolcemente sotto il cantato, e si amalgama e ti accompagna alla seconda strofa, dove sentiamo anche il basso, il bridge ti porta verso l'assolo di metà canzone, un assolo abbastanza minimale, e ti accompagna verso la terza strofa. Le parti strumentali ne fanno da padrona, una parte finale di organo e batteria in primo piano ben studiate ti portano verso il finale.

Si chiude l' album con la title track Nothing at Dawn, un intro di basso batteria e organo, passaggi semplici e  voce che si adatta perfettamente alle tematiche del testo; un aumento leggero di velocità che ti porta al ritornello, il basso è molto presente e la chitarra di sottofondo ti porta alla seconda strofa, una marcia militare di batteria che accompagna l'organo, il ritornello e, al finale, la batteria di passaggio finale e marziale.

Album che sta a metà tra due realtà e siti differenti, un album difficile ai primi ascolti, all’inizio è un album più psychedelic, ma se ascolti meglio le tracce trovi tutto il misticismo dei testi Lovecraftiani, produzione ottima effetti ben amalgamati unica nota negativa se la produzione era più “sporca” rendeva meglio il contesto. Ma alla fine entrambi i generi sono ben amalgamati fra di loro ma non si contrastano e sono ben riconoscibili.

 

 

Lucyfer

 

60/100