09 Giugno 2017

La prima parola a cui si pensa ascoltando l’album dei Buzzooko è distorsione e per distorsione intendo quella del suono. Talvolta ne è stato abusato l’uso, e scusate il gioco di parole. Come nel primo pezzo d’apertura” Jerry The Joker” dove la grezza e graffiante chitarra conduce a una sorta di ipnosi nel cuore della canzone. Stessa cosa per “Love Is Indie Hair” in cui il ritornello assume connotati ripetitivi e ipnotici. Sperimentazione dei suoni e chitarra dai riff bizzarri sono le loro predilezioni e a ragione ne fanno loro consuetudine. Quasi tutti i brani hanno un corpo ben definito, con un cuore centrale che si ripete per alcuni minuti, mandando l’ascoltatore in una specie di trans meditativo ma piacevole. La traccia che a mio avviso si discosta dalle altre è “Hollow Man”. L’intonazione della voce è completamente diversa, con toni scuri, quasi parlati e le atmosfere ricreate la fanno suonare molto più goth/dark/rock, del resto che invece inneggia quasi a un punk/rock di forgia nord europea. La sesta traccia “PHS” libera un’anima hardcore/punk e l’ultima “The Riot”, vuole fare un po' il verso a qualche pezzo dei Foo Fighters degli ultimi anni 90, sicuramente un pregio questo. Sembra un album accattivante e molto vario nei pezzi, anche se non vanta alcuna pretesa e non si discosta molto dalla proposta di tanti altri gruppi di questo genere presenti sulla scena odierna. Come già detto in precedenza, la metrica dei brani è preimpostata. Tutti seguono lo stesso andamento con quel nucleo strumentale piuttosto lungo che rischia a volte di annoiare. Schematici ma ben eseguiti. Si può tranquillamente ascoltare. In definitiva diverte senza emozionare.

 

Natascia Rossi
70/100