Perplessità, molta perplessità è ciò che emerge dall’ascolto di Transnatura, nuovo album dei Noctiferia. Attenzione però a non fare confusione, in quanto, non si parla esattamente di un nuovo disco, ma di una raccolta di brani già presenti in altri album. Si tratta di una totale rivisitazione di vecchi pezzi, in chiave assolutamente nuova. Grazie all’utilizzo di un quartetto d’archi, vocals femminili e vari strumenti acustici, il sound originario della band slovena (una sorta di industrial/post-thrash/black metal) viene trasformato. Ogni canzone prende nuova vita vestendo generei come folk (specie quello della terra natia), swing, gothic, musica etnica/araba e dark. 

 

Anziché cercare magari di fondere più sound per creare qualcosa di più originale, la band cambia letteralmente le carte in tavola. In generale il mood dell’album cerca di combinare il folk locale con atmosfere gothicheggianti, come ad esempio l’opener “Mara” oppure “Gaga People” o anche “Su Maha Gora”. Trattasi di brani infarciti di vocals tenebrose (ricordano molto i Rammstein), arrangiamenti di violini, chitarre acustiche e tastiere, che però spesso, risultano pesanti e difficili da digerire. 

Discorso simile si presenta quando le sonorità inglobano melodie spagnoleggianti (“Demoncracy” o la più riuscita e dinamica “Catharsis”) o anche arabeggianti (l’ottima “Samsara” seppur troppo simile all’originale), dove, se da un lato si nota un ottimo lavoro architettura sonora, dall’altro si percepisce un certo senso di incompiutezza. La ricchezza sonora si amplia anche con l’aggiunta di un certo sound swing, con sezioni di fiati e voci femminili (si ascoltino “Holymen” e “Rudra”) ma che, anche in questo caso c’è la sensazione di vedere due anime diverse in un unico corpo. 

Le sonorità già più primitive tipiche della band, ovvero industrial sporcato di mazzate black metal e pennellate electro, spariscono completamente per lasciare spazio a parti più delicate. Un idea interessante ed azzardata allo stesso tempo, ma che sarebbe stata migliore in ambito più ridotto, magari a livello di EP o disco extra. Il problema di base è vedere una band dedita ad un metal nervoso, secco e glaciale, disturbante in alcuni casi, buttarsi in progetti di questo tipo. Come già detto, sarebbe stato utile cercare di variare la proposta iniziale combinandola con i nuovi elementi inseriti in questo disco. Un album forse di transizione, troppo ripetitivo in molti pezzi, seppur comunque ben curato e suonato.

 

Tirando le somme. Si ascolti l’album come opera fine a se stessa momentaneamente, in quanto gli altri album non centrano assolutamente nulla con questo. E’ come ci si trovasse al cospetto di una nuova band. Si vedrà se ci saranno sviluppi, al momento il disco è piacevole ma perde in fretta la sua magia. 

 

 

Falc.

60/100