Sacred Oath, uno dei principali atti underground di Metal degli Stati Uniti negli anni '80, sono una band di power/thrash metal, nata nel lontano 1984 a Danbury, Connecticut,USA. Nonostante una certa età ed un rilevante palmares che hanno al attivo, la band si sta adattando al nuovo ambiente ed ai nuovi tempi, cioè alla nuova era del metal, in continuo cambiamento. La band cerca di accertare un livello di rilevanza per sopravvivere alla prova del tempo e dei gusti degli ascoltatori. Dopo otto  album e quattro demo, nei quali la band ha suonato un power metal con elementi di trash e heavy metal vecchio stampo, "Twelve Bells" è la loro ultima offerta al mondo Metal, pubblicata dall'etichetta Angel Throne Music ed in cui la band mantiene la sua immagine come una delle prime reliquie della grande scena Metal. Infatti nell'album si nota un lato dei Sacred Oath leggermente più oscuro, ancora legato alla potenza del Metal tradizionale, ma anche avvincente e con un approccio contemporaneo, per mantenere una certa misura di freschezza. Una freschezza che a volte sembrava una lama a doppio taglio però. Il songwriting si è rivelato innovativo rispetto alla forma di routine prevista da una band degli anni '80, con l’aggiunta di  strati di groove e qualche interessante elemento alternativo. Il risultato finale è un'atmosfera dinamica che attraversa le canzoni, dall'aggressività del sound ad una sorta di atmosfera oscura che non ci si aspetterebbe. Alcuni potrebbero definirlo approccio maturo, anche se io penso che la maturità non abbia alcun effetto qui, anzi lo definirei sperimentale, soprattutto se ci si sforza di essere un po’ più artistici, pur non solo concentrandosi ad un patrimonio passato.
Il titolo "Twelve Bells" è interessante e rileva un tentativo di sviluppo del Metal tradizionale, e cerca diversi aspetti che circondano l' epoca d'oro del genere, portando grandi prestazioni tecniche. La canzone "Well Of Souls" condivide una sorta di atmosfera che è abbastanza rara, data principalmente dagli impeccabili sforzi solisti che sono una vera arte; inoltre, la canzone è abbastanza profonda ed assortita, sicuramente uno delle migliori nel album. "Never and Forever" e "Demon Ize" sono due lati della stessa moneta, la prima  è una bella ballad melodica  e la seconda è uno degli esempi più aggressivi della band, un'approfondita illustrazione del approccio con il Metal moderno. Il pezzo finale, invece, "The last word ", è abbastanza emotivo e commovente, una sorta di semi-ballata con riff pesanti che ha reso il massimo effetto in questa release. Una canzone piuttosto memorabile con un coro stupefacente che trasmette l'ultimo messaggio di un uomo morente.
In tutto questo si nota la particolarità della band, la voce del frontman, che sembra un Fred Durst nei anni d’oro dei Limp Bizkit con gli acuti di Bruce Springsteen. Scelta discutibile, dal mio punto di vista, perché rende le canzoni dei Sacred Oath meno rei, però dall’altra parte, regala una sua nota di freschezza ed innovazione, in un genere abbastanza dominato dai cliché.
Nonostante ciò, i fan fedeli del genere e della band apprezzerà sicuramente questo strano gioiello, perché tutto sommato i Sacred Oath hanno realizzato un buon album, forse uno dei migliori in tutta la loro carriera, rimanendo fedeli a loro stessi e non avendo trascurato la loro scena locale ed i cambiamenti nel mondo del Metal moderno.

 

Dmitriy Palamariuc

70/100