Quando si pensa all’Iran, le prime cose che saltano in mente sono paesaggi assolati, architetture tondeggianti, deserti sconfinati che regalano spettacoli notturni mozzafiato, uomini con grossi turbanti e folte barbe … i più nerd penseranno a Prince of Persia, in quanto Persis e l’antico nome dello Stato, rimasto tale fino al 1935.
Quello che forse non tutti sanno è che la scena metal iraniana è piuttosto attiva contando decine di bands, sebbene concentrata per lo più nella zona della capitale Teheran (oltre alla città più grande del paese anche quella più mentalmente aperta). Ad una prima occhiata il metal iraniano verte per lo più su generi estremi (Black / Brutal / Death …), ma tra un gruppo estremo e l’altro ecco che spuntano gli Shivered.
Gli Shivered sono una band Gothic/Doom formatasi nel 2015 dal leader Mohammad Maki che si occupa di voce, chitarra e scrittura dei testi. Completano la formazione i sessionist Arnaud Krakowka alla batteria e Doug Ross al basso. “Bereaved and Gone Insane” è il loro EP di debutto, uscito il 25 maggio del 2016 in maniera indipendente e solo per il circuito dello streaming e digital download. Il loro stile era già definito, ma l’ep è penalizzato da una composizione impacciata tipica dei primi lavori, insieme ad una produzione che rende i suoni troppo grezzi per il tipo di musica proposto.
Così, ad un anno di distanza (20 maggio 2017) ecco “Journey to Fade”, primo full-lenght della band uscito per l’etichetta SenseSpirit. La produzione si presenta subito migliore rispetto all’Ep, con suoni cristallini e voci nitide.  Il full è composto da 11 tracce (più la bonus track The Hourglass) anche stavolta disponibili in tutti i principali circuiti di digital streaming/download e anche in copia fisica.
Lo stile si è fatto più raffinato rispetto al precedente EP, presentando un Gothic/Doom dolce e malinconico dalle melodie arpeggiate tanto da sfociare in prove “prog”. Ad accompagnare la malinconia della musica ci sono le liriche, quasi tutte incentrate su suicidio, disperazione, sventura.
Ci troviamo davanti ad un disco di facile ascolto, piacevole e senza particolari difetti se non magari uno stampo similare tra le canzoni che bene o male mantengono tutte lo stesso tono. Fa eccezione la bonus track The Hourglass, soprattutto per l’inserimento di parti in growl, esperimento già provato nel precedente EP con risultati scarsi, mentre qui il growl è nettamente migliorato e ben inserito nella canzone. Il cantato caldo ci accompagna dolcemente lungo il percorso dell’ascolto, in netto contrasto con le tematiche depressive già citate dell’album, ma questo non è da considerarsi un punto negativo, tutt’altro.
Tra le tracce migliori dell’album troviamo River of Shame, Red Sky e The Light Tears Apart.

 

 

Alessia 'VikingAle' Pierpaoli

70/100