I Thormesis nascono nel 2006 e dopo una prima pubblicazione autoprodotta un paio di anni dopo, assieme ad un trittico di album composti per svariate etichette negli anni a seguire, arrivano a febbraio del 2017 al nuovo disco, Trümmerfarben. Il quartetto tedesco (con i due chitarristi, impegnati entrambi al microfono) si muove su coordinate musicali incentrate sul pagan/black metal con qualche leggera concessione al viking (presente più altro a livello di atmosfera) accompagnando il tutto con una venatura melodica folk/malinconica, tipica del Nord Europa.

 

Il lavoro, dopo la prima traccia (“Aetas Nova”) che funge da intro entra nel vivo mostrando subito che la band ha le idee chiare. L’antipasto fornito dalla precedente canzone, così malinconico e triste (condito da ottimi arrangiamenti sinfonici) dà chiari segnali sulla direzione musicale, in quanto la successiva titletrack,  Trümmerfarben, combina il pagan ed il black metal in maniera assolutamente convincente, inserendo in un contesto crudo e glaciale interessanti melodie folkeggianti. Ad onor questa è la canzone più debole del lotto. La parte del leone, a sorpresa, la fanno le altre tracce del lotto. Partendo da una produzione che valorizza ogni elemento della band (sia chitarre che sezione ritmica) i quattro musicisti si dilettano a costruire architetture sonore vive ed emozionanti. 

Un cieco furore epico permea brani come “Verblasst”, dotato di un lavoro melodico alla sei corde davvero stellare, come anche “Im Herbst trugen sie mich fort” dove il senso di epicità è palpabile, abbinato ad un refrain riuscito e certosini arpeggi di chitarra a braccetto con cori celestiali. Cori che si presentano in diversi brani donando un tocco più magico e sognante alle composizioni, come “Waheelas Fährte” dove compare anche una venatura malinconica, che pervade un po’ tutto l’album e anche in “In Stille wachen die Toten”, furiosa e veloce, bilanciata comunque ad intarsi di luce. 

Le restanti due tracce  “Lodernd Flammen” e “Die Klagen der Einöde” mescolano un sound più tempestoso (grazie anche a vocals gonfie di puro screaming) con riffs secchi e gelati, ma sempre con delle riuscite intenzioni più carezzevoli. 

Non manca nemmeno un outro, chiamata “Vale” dove deboli e  tenui note di pianoforte scandiscono l’amaro finale.

 

Un disco che dimostra che, pur non avendo un alta percentuale di originalità, si può raggiungere comunque  il cuore delle persone attraverso la propria arte. Altamente consigliato! Per i collezionisti esiste un box limitato a 50 copie. Non fatevelo sfuggire!

 

 

Falc.

80/100