Spesso mi chiedevo se potessero esistere band che riuscissero a dare una definizione di “cattiveria” attraverso la propria musica.

Beh, non  avevo ancora ascoltato i Vulvodynia,  band  sud africana (Durban), che sa come trasformare la musica in violenza pura con un deathcore/brutal death tecnico e caotico.

Finis Omnium Ignorantiam è un EP di 8 tracce (non considerando le versioni strumentali di queste) violento, caotico e a tratti divertente, che non risparmia nessuno. Alla  chitarra troviamo Byron Dunwoody, che si occupa anche del drum programming, al basso Luke Haarhoff e alla voce Duncan Bentley.

A differenza del precedente full length Cognizant Castigation (del quale potete leggere la recensione più in basso), l’album si apre subito in maniera aggressiva, prepotente e infernale con New World Order, un misto di blast beat e growl dove solamente un orecchio ben allenato può resistere. 

Stessa cosa nella seguente Superminal Wormhole Divulgation, che alterna velocità e caos a parti lente con ritmiche cadenti e pesanti.

Troviamo quasi a metà album Praenuntius Descends, terza traccia che, a differenza delle precedenti, è un susseguirsi di breakdown spacca ossa, sorpresa dopo l’inizio frenetico a suon di scream e bast beat.

Infatti, subito dopo, viene ristabilita la situazione iniziale frenetica e veloce con The Bilderberg Extermination, che segna l’arrivo dell’ascoltatore a metà album.

Quindi, superato appena metà disco, giungiamo all’ascolto di Consuming The Illuminatus, in certi punti quasi “alienante” e  sempre forte come un pugno nello stomaco.

Un po’ meno veloce l’inizio di Genetically Reengineered Repugnance, che va a diventare sempre più lenta, sempre senza dimenticare però di usare la doppia cassa, fino ad accompagnarci alla penultima traccia Infinite Darkness, che, pur essendo sempre costante con la velocità e non osando troppo con sbalzi e campi di ritmo, ci accompagna fino all’ultimo pezzo del nostro itinerario nell’inferno di questo album, Raped, Pillaged e Gutted, cover dei Waking the Cadaver.

Infine, cosa si può dire di questo viaggio? Godibile? Si, l’album in sé è godibile e divertente, a tratti monotono, da migliorare, ma in generale buono.

 

 

Deliverance

75/100


“Al mio segnale scatenate il massacro”! Si, lo so che in primis non è ‘Massacro’ bensì ‘Inferno’, ma questa non è la famosa frase tratta dal celebre film. Questo è ciò che vogliono trasmettere gli accattivanti “Vulvodynia”: band sud africana (Durban) rigorosamente brutal death metal/deathcore, formata dalla voce gutturale di Duncan Bentley, dal mordente basso di Luke Haarhoff e dal drum programming e chitarrista Byron Dunwoody. Quello che abbiamo l’onore di ascoltare oggi è il loro primo full-length “Cognizant Castigation”, sfornato nell’ottobre 2014 dall’etichetta Morbid Generation Records in formato digitale. Un disco colmo di stupefacente aggressività miscelata a puro caos energeticamente superiore a qualsiasi materia. Uno svisceramento sonoro a livello elevato, colmo di potenza ritmica e privo di momenti di quiete. Spero sia passato del tempo dal vostro ultimo pasto, perché le vibrazioni di quest’album non avranno pietà delle vostra interiora! Si parte!

Un leggero vento tiene alta la polvere, dalla quale si materializza “Molecular Recostruction”. Un arpeggio di chitarra ben definito fa capolino per dilungarsi nell’intera track. Un eccellente introduzione che riesce a creare un ambient niente male. Ma la pace dei sensi dura troppo poco. L’atmosfera non tarda ad infiammarsi alle prime note di “The Oppressor Unseen”, la bestia si sta svegliando. Il sipario si apre con uno scontro tra potenti scream e growl infinitamente gutturali, arbitrati da un possente riff di chitarra e un basso non indifferente. La batteria, come un pubblico in delirio, incita lo scontro con le sue lampanti saette ritmiche. Sentite aprire i vostri crani da queste sonorità, vero? Non è neppure l’inizio! Un fucile a pompa spara il sound di “Enslaved And Subservient”. La traccia morde come poche, spolpa l’ascoltatore fino al midollo. L’anima di un deathcore perfetto risiede in questo progetto! Grazie al sound profondamente spinto ed efficace della band e a queste sonorità estremamente brutali, l’album passa il test del primo ascolto. Le vene esplodono all’impatto del riff iniziale di “Monetary Malevolence (feat Jason Evans of ‘Ingested’)”, seguito da growl e scream maledettamente potenti, senza tralasciare dei break senza paragoni che procurano profonde lesioni interne all’uditore! Avete presente il sound più estremo che abbiate mai sentito? Bene, prendetelo e buttatelo via, perché parte la massacrante “Unveiling The Abomination (feat Luke Griffin of ‘Acrania’)”! Una scarica elettrica attraversa la spina dorsale quasi fino a spezzarla, mentre la band spinge sempre di più, emanando vibrazioni sonore apocalittiche e sconquassando le interiora dell’ascoltatore. Ciò che i fan di questo gruppo cercano costantemente! I Vulvodynia sanno cosa vogliono gli amanti di questo genere, ed è per questo che regalano al loro pubblico “Anti Machination”! Uno scream assurdo genera l’esplosività della traccia, seguito da una batteria percorsa da scariche elettriche, e il doppio pedale ne da prova concreta. Un percorso di 2 minuti che si conclude con un sanguinario break, prima che faccia il suo ingresso “Tesla”: titolo appropriato per una track maledettamente magnetica! La band scatena la sua attrattiva maggiore con questo pezzo, nettamente più ‘morbido’ dei precedenti, ma con una carica assoluta evidentemente immancabile. Un terremoto di sonorità deathcore di magnitudo estremo! Arrivano profonde frequenze musicali da “High Frequency Active Auroral Research”; Già a metà disco le ossa dell’ascoltatore sono in frantumi, ma con questa track vengono completamente dilaniate! Questa band ha ancora molto da dare, e ce lo sta dimostrando senza sosta. Un esplosione atomica? No, è solo l’inizio di “Indoctrinated Into The Void (feat Anthony Chokehold of ‘Swine Overlord’)”! Un growl senza eguali riempie l’udito dell’ascoltatore, seguito da groove seriamente brutali. Il death più profondo risiede in questi pezzi. Un infinità di break riempie l’intera track dando vita a svariati headbang spezza collo senza precedenti! E l’aggressività continua senza riposo con l’arrivo di “Pathogen X (feat Arden Zhang of ‘Maggot Colony’)”; Una nuova guerra tra blast beat e spietati growl ha inizio, su un campo di battaglia impregnato dal sangue di riff massacranti e percussioni sempre più energiche. Ovviamente senza tralasciare i profondi break ben studiati per sprigionare la carica più nascosta dell’ascoltatore. I Vulvodynia sono eccezionali nel loro campo, e a dimostrarcelo è “Diverge, Transmute, After”: un mix strumentale in grado di smuovere ogni minima particella vivente, un pezzo che emana onde d’energia come se non ci fosse un domani! Si va verso la fine dell’album con le viscere completamente in frantumi e sonori ematomi interni, ma non è ancora finita per i cari ‘vecchi’ organi. E infatti arriva “Insurrection” a completare il lavoro da killer! Inutile ormai descrivere la dose massiccia di adrenalina che i Vulvodynia stanno somministrando ai loro fan, com’è altrettanto inutile spiegare lo spirito rabbioso e l’abnormalità con cui chiudono il loro massacro, ovvero con la doppietta “Interdimensional Abnormality” e “Pollsmoor”: la fine di una sonora e allettante carneficina”

Un disco come “Cognizant Castigation” dovrebbe essere esposto nella bacheca di ogni buon metallaro che si rispetti, e soprattutto che abbia una buona quantità di ferro nel sangue! Le sonorità di questo album sono estreme, non adatte all’orecchio di un qualsiasi elemento, ma nel genere brutal underground i Vulvodynia potrebbero essere tra i migliori nel loro campo. Senza mezzi termini, confermano la buona uscita di un disco ben realizzato.

 

Marco Durst

80/100