I romani New Disorder nascono nel 2009 e dopo un primo album (Total Brain Format, 2011), cambi di formazione quasi totali ed un secondo disco intitolato Straight To The Pain (gennaio 2015), nel gennaio del 2017 esce un nuovo singolo, chiamato Deception. Bisogna precisare che questo disco (EP), andando nello specifico, è una sorta di raccolta che contiene due brani nuovi più otto brani del precedente album remixati e rimasterizzati. 

Partendo dalla parte più interessante, ossia i brani nuovi, emerge tra i due la canzone apripista ossia “Deception” un mix di metalcore, new metal ed un certo modo di intrecciare l’alternative metal all’emo-core. Quest’ ultimo ben rappresentato dalle numerose parti melodiche presenti sia nelle nuove tracce sia nelle vecchie. Il brano, grazie a vocals concrete e decise (growl, scream e pulito) e ad una tecnica strumentale di buon livello, rende molto bene grazie ad un ottimo groove coadiuvato da un ritornello gustoso e ben fatto.  “Curtain Call” è il secondo brano nuovo e mescola parti tecniche con il classico binomio ruvido/melodico tanto caro al metalcore. La canzone (che contiene un ottimo assolo) tutto sommato scorre fluida ed in maniera piacevole.  

Valutando anche il resto del lavoro bisogna partire dal presupposto che non si capisce a cosa serva remixare e rimasterizzare brani risalenti a nemmeno due anni prima, comunque si sappia che è quasi un album intero e che a conti fatti vale il prezzo del biglietto. Andando nello specifico la qualità dei brani è altalenante. Lo stile nel bene o nel male rimane quello ed in fin dei conti è un bene perché quando la band tenta di osare troppo finisce per perdere la bussola (si prenda ad esempio “Straight to the Pain” dispersa tra vocals femminili fuori contesto ed in generale troppa e confusionaria carne al fuoco) oppure ad essere troppo stucchevole e zuccherosa (“Love Kills Anyway”). La riuscita e dal buon tiro, “The Beholder” e la ballata crepuscolare “Lost in London” rialzano un pochino le quotazioni ma le rimanenti tracce offrono troppo poco spegnendosi in fretta e lasciando il nulla dietro di sé. Tecnicamente la band ci sa fare, ma l’inventiva e nello specifico il songwriting non sono ancora ben evidenziate oltre che alla scarsa originalità.

In finale il disco offre un buon intrattenimento. Essendo un singolo sarebbe bastato inserire i brani nuovi e al limite poco altro ma in questo caso l’inutilità di inserire brani recentissimi in veste migliorata è davvero troppo esasperata. 

 

 

Falc.

70/100