14 DICEMBRE 2018

I Tragacanth sono una band olandese che è arrivata a produrre il secondo disco “The Journey of a man” del 2018 a seguito del debutto del 2015 “Anthology of the east”.

La band si muove agevolmente su territori cari al technical death e al black dalle forti tinte sinfoniche e melodiche.

Il gruppo composto da Erik Brouwer e Adrian Neagoe alle chitarre Terry Stooker alla voce, Jesper Van Minnen alla batteria e Mark Oosterbaan al basso, hanno all’attivo esperienze precedenti e portano in dote influenze diverse.

Particolare non da poco è l’ottima preparazione tecnica della band. Indispensabile d’altronde, per il genere proposto, che attinge a piene mani al technical death di band come Atheist, i loro conterranei Pestilence ma anche i Nile (per il loro connubio tra death e partiture sinfoniche). Senza dimenticare qualche richiamo al black più raffinato e orchestrale.

La prima traccia “Survival Stagnate Reality” si apre con una melodia orientaleggiante che lascia spazio ad un tiratissimo assalto di death, dove a tratti compare la melodia. Buona l’alternanza tra il growl e lo scream del cantante. Il brano è piuttosto vario e rappresenta in maniera ottimale il mondo musicale della band olandese.

Un intro di basso apre la seconda traccia “Denial they are Mistaken”. Un basso che è spesso protagonista in questa band e mai relegato come comprimario.

Successivamente si fa strada un'apertura melodica con tastiere alternate e un possente riff ben coadiuvato dall’ottimo lavoro dietro le pelli.

“Anger Kitrine Chole” si apre con un furioso blast beat che trasuda black, e porta alla mente i lavori di band come i Dimmu Borgir. Nella parte centrale del pezzo i ritmi rallentano con un bel riff thrash appoggiato su un muro di batteria che macina doppio pedale come non ci fosse un domani!

“Depression Waning Light” alterna più volte in maniera schematica parti di furioso technical death con passaggi melodici, dove ancora una volta la versatile voce di Terry Stooker si ritaglia il suo spazio. Sul finale del brano c’è la presenza alla voce dell'ospite Manuela Marchis che si esibisce in un cantato molto melodico accompagnato da un velocissimo drumming per un effetto molto particolare.

“Nighmare the vision” dopo un inizio melodico si apre ad un bel riffone molto quadrato che lascia spazio ad un intermezzo di basso che ricorda da vicino gli Athesit.

Le successive “Acceptance my destinity awaits” e “Suffering the essence implodes”  mostrano il gusto per la melodia dei Tragacanth con assoli di chitarra melodici di matrice heavy-prog.

L’ultimo pezzo “Death Journey’s End” si apre con melodie e orchestrazioni per virare verso la parte centrale su un riff di chitarra notevole e di ottima fattura tecnica.

In conclusione “Journey of a man” è un buon disco ben registrato e ottimamente eseguito da tutti i componenti della band.

I Tragacanth sicuramente sono da annoverare tra le band emergenti del technical death anche se, a mio parere, dovrebbero bilanciare meglio le orchestrazioni, che a tratti risultano essere un po’ troppo pompose.

L’album farà sicuramente felici gli amanti dell’extreme metal più raffinato e tecnico in luogo all'approccio più primordiale e grezzo alla materia.

 

Claudio Cerutti

75/100