Lontano anni luce dalla brutalità del grind schiacciasassi della propria band di provenienza, Gianluca Lucarini, frontman dei grinders romani Degenerhate, ci stupisce con un progetto a dir poco avanguardistico. Nati nel 2013, i Rome in Monochrome hanno pubblicato l’estate scorsa il loro primo EP, Karma Anubis. 14 minuti suddivisi in tre tracce maestose che attingono a piene mani da generi tra loro eterogenei ma affini gli uni agli altri nell’essenza. 

Doom, dark ambient, ambient, drone, shoegaze e post… nel senso di oltre, di al di là di tutti questi elementi che, pur nel loro mescolarsi sognante e sfumato, restano presenti e ammalianti.

Una dimensione onirica che si plasma e (ri) definisce in ogni traccia, tessendo contorni che non ci permettono di individuare punti di riferimento. “Karma Anubis” si muove tra atmosfere doom segnate da chitarre struggenti, da un andamento lento e più che mai cadenzato, con la batteria a sottolineare, a colpi di crash come lacrime di rame, i momenti di disperazione più profonda, di buio interiore, di desolazione assoluta accentuata e scandita da un cantato slowcore solo a prima vista monocorde, in realtà assolutamente malinconico e veicolo perfetto di un’emotività legata a radici di dolore.

“Spheres” come forse il nome tenderebbe a suggerire, è una sfera chiusa, all’interno della quale, in loop, una melodia si ripete tendendo all’infinito e creando un vorticare psichedelico ma non allucinatorio, una sorta di trance sufica, provocata da un movimento rotatorio “in tondo nello spazio, nel tempo” (C.S.I.). Voci stratificate che si inseguono in un’eco senza estensione spaziale, in dimensioni parallele.

Ma non è ancora l’apice. 

Con “Endmusic” si apre una terza dimensione, quella che più di tutte lascia trasparire l’influenza forte che ne sta alla base: quel Brian Eno, del quale la band si dichiara apertamente estimatrice. Se il padre dell’Ambient ha creato colonne sonore per ambienti specifici, “Endmusic” dei RIM potrebbe essere la prima traccia di un prossimo Music for white Spaces o qualcosa del genere. Una traccia senz’ altro in linea con le precedenti, ma più monocroma, più pallida e sbiadita, più legata ad un’influenza ma, paradossalmente più libera nel suo palesarsi melodia amara.

Ed è forse proprio questa ultima traccia che potrebbe rappresentare l’inizio di un cammino monocromatico. Mi piacerebbe, in un futuro a tinta unita, poter ascoltare un platter 100% ambient del combo di Roma, d'altronde le premesse sono ottime e lasciano ottimamente sperare.

 

Possenreisser

85/100