24 SETTEMBRE 2018

Faia, sinonimo di  Giampaolo  Faia compositore  irpino, come lui stesso si definisce; be’ che dire era da molto tempo che non ascoltavo un lavoro diverso dal solito e soprattutto che non mi cimentavo con la musica e lo stile italiano  moderno.

Dopo una lunga esperienza con i Plasmodium, che ammetto di non conoscere e di non essere riuscito a trovare nei vari canali per ascoltarne qualche lavoro, il nostro decide di tirare fuori dal cilindro  un disco da solista che si presenta ad un primo ascolto come un prodotto rock italianissimo e moderno nella concezione e negli arrangiamenti, molto variegati , e che sfruttano le possibilita’ date dall’elettronica. Dare una "consecutio" stilistica però  e’ stato piuttosto  banale  perchè  alla fine  il tema elettro/disco risulta il filo conduttore  della struttura dell’album e funge da trait d’union  a tutta l’architettura compositiva.

Gli spunti rock, quello vero italiano, sono sicuramente ben strutturati nei vari brani  ma risultano comunque più un riempitivo  utile a dare cambi di energia che una vera linea portante o l’essenza del disco stesso. Più  difficile per il sottoscritto  fare  paragoni di genere con artisti affermati  ma per certi versi si puo’ riconoscere  diverse sfumature stilistiche italiane e non nell’album quali,a titolo di esempio, Litfiba e Marlene Kunz per le parti piu’ rock, Depeche Mode e Placebo e Subsonica per le parti piu’ elettroniche.

L’album debutta con “Alice”, probabilmente uno dei brani meglio riusciti insieme alla traccia immediatamente successiva “Un corpo davanti” (di cui e’ stato girato anche un videoclip) , dove si intrecciano in maniera efficace le componenti elettroniche  e sfuriate di chitarra rock. Anche i testi risultano significativi ed espressione di emozioni forti sentite e provate dall’autore nella sua ricerca interiore a confronto dell’ambiente esterno.

Merita particolare attenzione  “Decadenti”, il nono brano della track list, perche’ diverso e quasi decontestualizzabile rispetto agli altri. Brano piu’ oscuro e dalle atmosfere piu’ decadenti appunto, la cui tematica unisce scenari post apocalittici a vite passate di civilta’ antiche.

Il brano “L’orizzonte degli eventi”, quinto nella list, risulta molto gradevole all’ascolto e ben strutturato con un arrangiamento che offre forse il rock piu’ aggressivo dell’intero album insieme al brano “Ordinaria follia” dove si puo’ apprezzare un songwriting piu’ maturo e armonico  nell’insieme.

 Il disco nel complesso risulta un prodotto ben armonizzato nell’insieme, con una registrazione di qualita’ ed un mixing di ottimo livello. La voce di Faia si armonizza perfettamente con l’insieme anche se rimane piuttosto monotona (forse qualche supporto di una voce diversa e con maggior range in alcuni spezzoni avrebbe reso maggiormente).

Questo tipo di lavoro spesso porta  a far  cadere  l’artista nel tranello di utilizzare  loop semplici e consolidati, facilmente identificabili ed orecchiabili  e anche il lavoro del nostrano risente purtroppo di questa caratteristica quasi fisiologica. 

Infatti, pur nell’ottima stesura dell’intero lavoro, l’album ,dopo vari ascolti, appare sempre più qualcosa di  già sentito e quindi non spicca per originalità. Ma quello che   manca davvero è, soprattutto, una maggiore ricerca di sperimentazione sonora, di tempi meno canonici e di loop  maggiormente personali che avrebbero, a mio avviso, dato quel tocco di originalità che alla fine viene a  mancare .

Non me ne voglia il nostro alfiere! Ma mi piacerebbe, di contro, un giorno, ascoltare il suo secondo lavoro dove, oltre che ad una vena poetica testuale già manifesta e matura, vi sia anche una maggiore consapevolezza dei propri mezzi di songwriting globale con spiccate dosi di sperimentazioni a 360 gradi.

 

David Fattorini

65/100