25 DICEMBRE 2017

I Crafteon nascono su idea del vocalist e chitarrista Lord Mordiggian nel 2012 negli U.S.A. a Denver, Colorado.

Mordiggian è un insegnante di letteratura ed un appassionato di narrativa horror; perciò aspirava a scrivere un disco con tematiche basate sulle storie del suo autore preferito, H.P. Lovecraft.

Dopo aver finito di scrivere otto canzoni che poi sarebbero finite nel primo album della band, nel 2015 recluta Rhagorthua (Frank Candelario) – già proveniente da esperienze musicali in altre band – come batterista della band e grazie a lui inizia a registrare le tracce strumentali.

Arriva il 2016 e Lord Mordiggian vorrebbe avere un vocalist dedicato al suo progetto ma, non trovando nessuno, finisce lui stesso per incidere le linee vocali per i brani.

Ad ogni modo, in quest’anno, la line-up della band si completa con il chitarrista Fthaggua (Jeff Swanson) e con Ithaqua (Joseph P. Tata) al basso e come backing vocalist.

L’album viene mixato da Michael Godrich e il mastering viene eseguito da Adam Tucker ai Rignaturetone Recording e la il 25 Agosto del 2017 vede la sua uscita con il titolo “Cosmic Reawakening”.

Dopo una breve intro che trascina in un’atmosfera desolata, la prima traccia dal titolo “The Outsider” prende inizio da melodie di chitarra in tremolo picking e batteria in blast beat che presto si alterna anche a ritmiche più mid-tempo.

Non c’è dubbio che le melodie siano ispirate al black metal della scena svedese di band come Dissection e Lord Belial.

Il missaggio dei suoni risulta già ottimo dal primo ascolto: ogni strumento riesce ad essere valorizzato, le linee di basso di Ithaqua irrobustiscono in maniera determinante il sound e creano delle eccellenti armonizzazioni tra le parti melodiche, e spesso anche appena prima dei cambi ritmici.

La voce di Lord Mordiggian sembra ispirata a Abbath Doom Occulta ed inoltre sembra godere di un ampio uso di riverbero tipico di molte band black metal che cercano un sound “annebbiato”, dai contorni incerti, con lo scopo di offrire una maggior atmosfera alla musica.

Il secondo brano è “What the Moon Brings” che subito si apre con una ritmica mid-tempo e delle melodie meravigliose. I riff di chitarra risultano molto interessanti tra melodie e contrasti dissonanti che si susseguono tra loro.

Anche gli arpeggi di chitarra, che si ancorano sul basso che fa da colonna portante del sound, riescono a colpire positivamente.

La batteria in alcuni momenti - come ad esempio al ripetersi dei ritornelli o nel bridge -crea delle variazioni ritmiche basate sull’uso di doppio colpo di cassa che irrobustiscono in maniera complessiva il sound.

Verso la fine del brano, le ultime linee vocali di Lord Mordiggian assumono un’espressività più tragica.

“The Temple” inzia con una ritmica cadenzata e subito dopo lo scream di Lord Mordiggian, si alternano i blast beat con riff di chitarra di puro stampo black metal.

Il basso di Ithaqua, che sembra essere distorto, ha una grande potenza sonora che rinvingorisce al meglio la struttura sonora proposta dalle chitarre offrendo un senso di profondità

A fare da ponte tra i vari riff, ci sono dei soavi arpeggi eseguiti dalla chitarra di Fthaggua, prosegue subito dopo la strofa con un sound abbastanza aggressivo e successivamente prende spazio nuovamente il ritornello che ripresenta gli arpeggi precedenti.

Si fanno spazio riff di chitarra spietati e la batteria poco dopo inizia a picchiare velocemente accennando con sé anche un assolo di chitarra che poi sfocia anche su una ritmica più rallentata che a livello sonoro si vede seguire con una armonia a contrasti tonali tra la chitarra di Fthaggua e quella di Lord Mordiggian.

Il brano termina con una tempesta di velocissimi blast beat finale ad opera di Rhagorthua.

Segue “Dagon”, brano con ritmiche più lenti e toni drammatici e con una gran presenza del basso distorto di Ithaqua.

Fthaggua offre delle ottime linee melodiche si amalgamano sui riff della chitarra ritmica di Lord Mordiggian.

Nella seconda metà della composizione le ritmiche si fanno più veloci con l’uso di blast beat e al ritorno sulle rimiche più lenti la batteria irrobustisce il sound grazie ad un uso incessante del doppio colpo di cassa.

Tra i rumori di un mare in tempesta emerge il suono di un leggiadro arpeggio di chitarra che ci fa entrare nel vivo della quinta traccia intitolata “The Colour Out of Space” che si fa subito poderosa grazie alla batteria con doppio colpo di cassa seguita dalle linee melodiche in tremolo picking di Fthaggua. Successivamente, nella struttura del brano si prospettano riff distorti dalle sonorità malinconiche che si alternano tra loro e persino un eccezionale assolo di basso da parte di Ithaqua che spezza l’andamento malinconico delle melodie del brano con una proposta sonora dai toni trionfanti che inizia ad affermarsi in questa seconda metà del brano.

“The White Ship” si apre già con una linea melodica solista tracciata dalla chitarra di Fthaggua sui riff di Lord Mordiggian e sul basso di Ithaqua che propone delle ottime linee di basso che si incastrano in maniera eccellente al tutto.

Nel tutto Rhagorthua propone ritmiche mid-tempo e cadenzate, ogni tanto ponendo accenti ostinati sul piatto ride.

Verso la metà del ritornello, la voce di Lord Mordiggian viene accompagnata da dei cori che rendono la struttura melodica più epicheggiante.

Poco dopo un arpeggio dove le dinamiche sonore si fanno più calme, Fthaggua dà il meglio di sé cimentandosi in un fantastico assolo di chitarra con scale eseguite anche con un grande slancio a tutta velocità in alcuni punti.

“From Beyond” viene introdotta con un arpeggio di chitarra con effetto chorus, che propone sonorità ricche di inquietudine sulle quali si saldano le ottime armonizzazioni delle linee di basso di Ithaqua.

Verso la fine del brano le ritmiche richiamano uno stile tipico dell’hardcore punk, comunque seguite da riff e linee melodiche di chitarra in tonalità minori eseguite in tremolo picking che comunque danno un’atmosfera abbastanza cupa al brano musicale.

Anche l’ultima traccia “The Whisperer in the Darkness” riprende l’uso di ritmiche punkeggianti, che si alternano con ritmiche lenti per l’andamento delle prime due strofe. La voce di Lord Mordiggian si fa più aspra rispetto ai brani precedenti ricordando nuovamente uno degli stili vocali di Abbath - in particolare quello usato negli album degli Immortal che vanno da “Battles in the North” in poi - ma anche quella di Dagon degli Inquisition.

Fthaggua propone un assolo di chitarra con uso di tapping e sfocia in linee melodiche in tremolo picking che finiscono per dissolversi in un fade-out che vede subito la comparsa di un triste arpeggio di chitarra che segna la fine dell’ascolto di quest’album.

Dopo aver terminato l’ascolto di quest’album, posso dire che i Crafteon hanno dimostrato di saper comporre in maniera eccellente un disco dove ogni strumento riesce ad amalgamarsi perfettamente insieme per dar vita a brani che riescono a sorprendere l’ascoltatore sempre da prospettive diverse tra i diversi agganci melodici e ritmici che si vengono a creare nel corso dell’ascolto, in favore di un’ottima varietà compositiva.

Consiglio il disco a chi ama band come Dissection, Lord Belial e Sacramentum.

 

Daniele 'Nadhrak' Parisi

95/100