6 FEBBRAIO 2018

I Nordheim sono un gruppo canadese che nasce nel 2006 nella città di Partout (Québec),e nel loro palmares possiamo trovare un Demo del 2009 e 3 full-length: Lost in the North (2010), Refill (2013) e RapThor (2017). Quest’ultimo si è rivelato originale ed interessante, in quanto la band ci presenta un bel mix di Folk Metal, Melodeath  e Pagan Metal, con qualche sfummatura di Power, Groove e Thrash. A primo impatto potrebbe sembrare un mix esagerato, però i Nordheim hanno saputo renderlo ben ommologato e mai noioso. Nelle sonorità possiamo percepire delle influenze epiche da band come Ensiferum e Wintersun, specialmente per quanto riguarda le ottime parti cantate e lo scream molto presente e deciso, però d’altronde troviamo anche delle influenze Folk molto grezze e palustri in stile Korpiklaani e Finntroll. Tutto questo rivisitato in una chiave propria, che li distingue molto da altri gruppi di questo genere.

Prima di tutto bisogna far notare la produzione, che rispetto ai precedenti album è migliorata notevolmente. Ottimo anche il songwriting e i testi delle canzoni. Molto buona anche la batteria, particolarmente cadenzata ed impetuosa, così come le chitarre molto aggressive e più taglienti delle spade dei vichinghi, con un basso molto presente che da profondità e sostanza ai riff molto ben fatti.  Peccato che la band usa poche tastiere, però i corri e la voce ( in perfetto stile Ensiferum e Wintersun) non fanno mancare una bella atmosfera epica ed allo stesso tempo tetra.

Fin dall'inizio, l'album si presenta come un pugno in faccia e rilascia un'energia infinita con dei riff  Melodeath, Thrash, Groove e addiritura Black Metal. Per tutto il tempo c'è un sottile folk epico che sembra un richiamo alla battaglia. I canti vocali puliti hanno dei agganci facili, ma molto efficaci e si inseriscono perfettamente nei riff che corrono veemente per le vene degli ascoltatori. La velocità scioccante di ogni canzone spinge pericolosamente da una traccia all'altra, un grande esempio è "Scroll of a Lightning Bolt" che deliziosamente accelera attraverso i suoi riff. I Nordheim ci stupiscono con quale facilità sono in grado di cambiare il registro fra le canzoni, senza sembrare monotoni o banali. Piuttosto che mantenere un potere aggressivo, l'energia di Nordheim è in un galoppo inesorabile attraverso vari stili. Con canzoni come queste in un album è sorprendente che la band non si limiti a diventare monotona come molti altri e di perdersi nella folla sempre più grande della scena Folk Metal. C'è il pericolo di far correre ogni traccia nella stessa formula per renderli tutti noiosi. Pero i Nordheim sanno come variare la proposta di riff, rimanendo coerenti con lo stile che si sono proposti di fare. Tuttavia, non mancano mai di mantenere la giusta quantità di variazioni ed influenze che vanno ad arricchire in maniera molto omogenea le loro tracce . Gli esempi includono i ganci quasi banali di "Wish you were Beer" e i momenti di groove di "Strength became the Storm". Nel frattempo il brano conclusivo “Dragonthorn” non trattiene un'armonia di melodia che consente all'album di finire con una nota alta in piena bellezza della tradizione di questo stile molto epico ed evocativo.

“Rapthor” è un richiamo all'energia più estrema del Folk Metal. Il modo in cui riescono coinvolgere gli ascoltatori  e mantenere ogni loro creazione melodicamente interessante è la testimonianza di quanto ancora hanno da offrire nel futuro al pubblico. Sono band come Nordheim che lasciano perplessi non solo i metalheads estremi, ma anche semplici amanti di musica buona, che si chiedono come la gente possa perdersi in questa musica. Sicuramente la band ci riserverà altri lavori belli per il futuro, nel frattempo non possiamo fare altro che goderci questo  gioiello intitolato “Rapthor”.

  

Dimitri Palamariuc 

80/100