Gli Omnisight si definiscono una band “Progressive Groove Metal”, influenzata da Soundgarden, Dream Theater, Meshuggah, Tool e Faith No More.  Alla voce e alla chitarra Raj Krishna, alla batteria Chris Warunki, al basso Dave Shannon e Blake Rurik come chitarrista. Hanno rilasciato nel 2016 un live album, e nel 2017 l’EP di 5 tracce “The Power of One”.

 

L’EP si apre con Shift the Paradigm, che si presenta con un bel riff iniziale, ripetuto per la maggior parte del brano. Verso la fine troviamo un assolo di chitarra molto coinvolgente e complesso, che ci introduce alla successiva Resistance, un pezzo decisamente più aggressivo del primo, dove la voce e le chitarre la fanno da padroni. Gli assoli occupano gran parte dell’EP, rendendolo coinvolgente, ma allo stesso tempo quasi solo un mezzo per mettersi in mostra.

Segue poi Seven Sisters,  terza traccia dell’EP, più melodica con componenti groove maggiormente evidenti, ma sempre mescolate al prog. 

Fall of the Empire, invece, si apre con una chitarra acustica fino al primo minuto, poi in lontananza crescono chitarre elettriche,  caratteristiche di questo brano completamente strumentale. In questo pezzo ricco di assoli, la componente prog più elevata rende il brano il  più complesso del disco.

L’ultimo brano dell’EP, The Power of One, si apre con un’atmosfera jazz. La batteria e la chitarra acustica accompagnano  l’ennesimo assolo fino al primo minuto e mezzo, quando il contesto si fa più groove.  Verso la fine però il brano si fa più melodico, con il cantato misto a un altro assolo.

The Power of One alla fine è un EP che alterna parti interessanti con altre più monotone, spesso quelle occupate dagli assoli, rendendo l’EP quasi un mezzo per mettere in risalto la tecnica. Una nota a favore, però, è l’artwork dell’EP, che pur avendo poco a che fare con la musica, e che quindi non ha influenzato il voto,  è la prima cosa che l’ascoltatore si trova davanti ed è importante curarlo al meglio.

 

 

Deliverance

60/100